Valentina Fortichiari racconta com'è nato il suo romanzo Lezione di nuoto ISBN:9788860884114

Estate 1920, Bretagna. La scrittrice Colette trascorre le vacanze in una casa sul mare, vicino a Saint-Malo. L’accompagna un gruppo di amici, intellettuali e scrittori come lei. Le giornate scorrono pigre tra gite in auto, giochi sulla spiaggia, cene, conversazioni, partite a carte. Libera, anticonformista, anticipatrice dei tempi, Colette è forte, curiosa della vita, trasgressiva, e domina, a volte anche con gesti di crudeltà, sugli altri. Ama soprattutto perdersi in lunghe nuotate, che le ricordano l’infanzia, quando nuotava in compagnia del padre. Per lei il contatto con l’acqua è piacere e voluttà. Durante questa vacanza decide di insegnare a nuotare a Bertrand, figlio del suo secondo marito Henry de Jouvenel, un sedicenne alto e magro, affascinante nella sua timidezza, lettore vorace. Così, spiega Valentina Fortichiari in esclusiva per i lettori di Infinitestorie è nato il mio primo romanzo, Lezione di nuoto.

Quando lessi il libro di Sandra Petrignani, La scrittrice abita qui (Neri Pozza 2002) e nel capitolo dedicato a Colette venni a sapere che nella casa di Bretagna lei insegnò a nuotare al figliastro Bertrand, qualcosa in me si accese. Colette nuotatrice? Vado sempre alla ricerca di scrittori che hanno amato il nuoto. Cominciai a “vedere” le lezioni di nuoto e a fantasticare su quelle immagini, sul senso dell’acqua come piacere. A pensare che in questa storia singolare l’acqua potesse essere metafora dell’iniziazione al nuoto e insieme all’amore. Colette non la conoscevo bene. Mi misi a frugare nei racconti, nei romanzi, nell’opera letteraria, nella corrispondenza, alla ricerca di indizi.

Lessi gran parte di ciò che è stato scritto su di lei, biografie, profili, saggi, per trovare altri particolari su tale vicenda. Per “vederla” avevo anche bisogno di fotografie di quelle estati bretoni, della casa di Rozven a Saint-Coulomb. Un amico mi segnalò un libro di grande formato, una edizione francese, con foto spettacolari. Eccola finalmente, Colette in costume, ecco Bertrand, la piccola Bel-Gazou, il gruppo di amici che dividevano le giornate al mare. Tutto cominciava a prendere forma, concretezza, l’ambiente, il paesaggio, la casa, i volti, l’abbigliamento, le pose, i gesti. Il senso del loro stare insieme, le azioni, gli svaghi. Ma per scrivere Lezione di nuoto non era sufficiente. Mancavano gli odori, i colori, i sapori, le sensazioni tattili, i rumori. La mutevolezza atmosferica dei luoghi. Il respiro del mare.

Organizzai la mia estate in Bretagna, durante il mese di agosto 2005, per essere laggiù e vedere tutto di persona. Ogni giorno, mattina e pomeriggio, nuotavo nella baia de La Touesse, dove Colette aveva nuotato e insegnato a Bertrand i rudimenti del nuoto. Nuotavo a tutte le ore: volevo sentire la temperatura dell’acqua, capire come il mare cambia colore, avevo bisogno di osservare da vicino il fenomeno grandioso delle maree (quel tratto di costa è uno dei pochi luoghi al mondo dove le maree determinano le oscillazioni più imponenti del livello marino, addirittura oltre 15 metri di dislivello). Dovevo sbriciolare la sabbia tra le dita. Guardare i cieli perennemente mobili, percepire la forza dei venti che mutano l’assetto delle nuvole con rapidità sorprendente, guardare gabbiani e cormorani, nei giochi d’acqua, nelle acrobazie del volo.

Tenevo d’occhio la casa di Colette (ora intonacata di bianco), le grandi finestre; tentai una manovra di avvicinamento, carte alla mano, documenti che ne attestavano la presenza negli Anni Venti: nulla da fare. I privati che ora la abitano fingono di non sapere, non vogliono seccature, cacciano ogni curioso in malo modo. Mi accontentai di guardare ogni cambiamento di luce da lontano, dalle dune. Feci parecchie gite nei dintorni : Saint-Malo, Mont Saint-Michel, Rothéneuf, dove immaginavo si fossero spinti gli “amici” con i quali condividevo ormai le mie giornate, come se da sempre facessi parte io stessa della compagnia. E poi le voci, i silenzi, i dialoghi: la storia di Lezione di nuoto si è dipanata da sola, mescolando realtà e fantasia, sulle rotaie che l’hanno sostenuta: la passione per l’acqua, la necessità di parlare d’amore.

Di sentimenti: l’amicizia, il rapporto tra figli e genitori, tra fratelli, le sensazioni dell’infanzia, dell’adolescenza, le scoperte degli amanti. La forza e la disperazione del vivere. Sul comodino tengo il piccolo foglio azzurro di Colette, arrivato in dono da John Lukacs, tre anni fa, dove Colette chiede a un’amica notizie del parmigiano. Mi piace pensare che sia un segnale, una predestinazione. Quando lessi che il regista Stephen Frears stava girando un film tratto da Chéri, il romanzo di Colette poco amato da Bertrand, ho pensato che anche questo fosse un segno. Forse Colette tornerà a farsi leggere.

Valentina Fortichiari

Commenti