"In Italia si parla pochissimo della calunnia, eppure ci vuol poco a sfregiare un destino senza tirargli addosso dell’acido, basta un 'post' e tutta la fragilità della società della comunicazione emerge impietosa...". Su ilLibraio.it l'intervento di Davide Grittani, tra i 27 candidati al premio Strega con "E invece io"

Mi chiedono perché ho scritto “un romanzo contro la calunnia”. Rispondo che ho scritto un omaggio alle parole, una storia che restituisce dignità e potenza alle parole. Che possono allevare sogni, ma anche sfregiare destini. Nel mio romanzo ho tentato di raccontare cosa avviene tutti i giorni nel magma della provincia, e considerato che in Italia esistono solo due città con oltre un milione di abitanti, inevitabilmente mi sono trovato a raccontare le dinamiche della nostra gente. Degli italiani.

Della calunnia si parla poco, in generale. E’ un tema da sottoproletariato, un argomento emendato dai giornali sebbene ne facciano spesso ricorso. Sono un giornalista, per me le parole hanno sempre avuto un’identità, un potere di seduzione, una missione più alta della necessità di comunicare. Per cui assistere al progressivo svuotamento del loro significato, a beneficio delle emoticon e dei social media, mi inorridisce. Quando ho deciso di scrivere la storia alla base di E invece io – un giornalista sottoposto a linciaggio mediatico, vittima degli stessi ingranaggi che aveva contribuito a oleare – ho dovuto fare i conti con l’evaporazione delle parole e della loro funzione: nessun distacco, la nostra società vive per sentito dire, scampoli di dibattiti confusi e rimescolati, cotti nel pentolone dei luoghi comuni, passati a fuoco lento nella barbarie dei social e nella mediocrità in cui è scaduto il dibattito pubblico.

grittani

Nonostante in alcune interviste lo abbia smentito, sono in molti a sostenere che le origini della Donna cannone di Francesco De Gregori non sono riconducibili alla storia di una circense senza più pubblico ma alla vita di Mia Martini: al muro impenetrabile di “non ci credo ma mi adeguo” che l’ha via via isolata, fino alla morte. In Italia si parla pochissimo della calunnia, eppure ci vuol poco a sfregiare un destino senza tirargli addosso dell’acido, basta un “post” e tutta la fragilità della società della comunicazione emerge impietosa. Non è possibile correggere le debolezze genetiche, come gli anticorpi che fanno fatica a riconoscere le malattie autoimmuni: la calunnia è una di esse, e, in un Paese eretto sulla provincia, causa un numero insospettabile di delitti senza cadavere, a conferma del fatto che la ferocia e la gratuità delle parole sanno proporsi con una violenza devastante. Uno dei passaggi chiave del mio romanzo, recita così: «Non hai idea di quante persone si possano uccidere pronunciando soltanto un “sì” o un “no”, vittime che restano sul campo di battaglia della vita e che prima o poi ti vengono a trovare: sotto forma di fantasmi, sotto forma di guai inattesi, assumendo le sembianze di circostanze che avevi completamente rimosso».

All’interno di queste considerazioni, prende vita E invece io: che ho scritto pensando a quanto sia difficile vivere in provincia, a quanto sia naturale circoscrivere il bacino della costruzione con l’imponente diga della demolizione. E l’ho ambientato a Foggia, ma non perché al Sud la calunnia funzioni meglio che altrove – la cronaca di tutti i giorni dice il contrario – ma perché avevo bisogno di una città di cui si parla pochissimo. Proprio come della calunnia. Per queste ragioni il libro è dedicato alla bellezza della sconfitta, al suo valore pedagogico nella società in cui chi perde è indegno di rispetto. Ho scritto E invece io pensando a Gaetano Scirea e Francesco Nuti, destini di persone che hanno saputo vincere e che hanno dovuto perdere. La candidatura al Premio Strega mi fa estremamente piacere, mi riempie di gioia e al tempo stesso mi offre l’opportunità di parlare di queste cose a una platea più ampia. L’Italia è una Repubblica fondata sulla provincia, Pier Paolo Pasolini l’aveva capito meglio di tutti sessant’anni fa: ma abbiamo seppellito il suo testamento sotto la rivoluzione (fallita) degli anni Ottanta, sotto la promessa di cambiamento (disattesa) di una politica che fa largo uso proprio della calunnia.

Davide Grittani
Davide Grittani ©2016 Giliola CHISTE

L’AUTORE – Davide Grittani è nato a Foggia (1970). Ha lavorato per molti anni alla Gazzetta del Mezzogiorno, dal 2006 curato la prima mostra della letteratura italiana tradotta all’estero Written in Italy. Il suo primo romanzo Rondò (Transeuropa, Ancona 1998) è stato pubblicato dall’officina letteraria allora diretta da Massimo Canalini. Dopo 18 anni è tornato al romanzo con E invece io (Robin Edizioni – Biblioteca del Vascello, Torino 2016), da cui sarà tradotto l’omonimo cortometraggio in uscita in autunno, che figura tra i candidati al Premio Strega 2017.

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