Giorgio Nardone e Elisa Valteroni propongono una visione innovativa che sostituisce le diete "miracolose" e l’ossessione per le calorie con un regime alimentare e, soprattutto, con uno stile di vita rispettosi del nostro metabolismo ed equilibrio psicologico...

Da decenni obesità e sovrappeso sono riconosciuti come vere e proprie pandemie delle opulente società occidentali. Assai più controverso, invece, è il dibattito sui rimedi, in particolare su quella che tutti considerano come la panacea universale dei problemi legati all’alimentazione: la famigerata “dieta”. Giorgio Nardone e Elisa Valteroni, autori di “Dieta o non dieta” (Ponte alle Grazie)  propongono una visione innovativa che sostituisce le diete “miracolose” e l’ossessione per le calorie con un regime alimentare e, soprattutto, con uno stile di vita rispettosi del nostro metabolismo ed equilibrio psicologico. Pur con approcci differenti, i contributi di nutrizionisti, psicologi e terapeuti qui raccolti sono accomunati da una visione olistica dell’umano, mettendo al centro la strettissima relazione tra mente e soma: non è un caso che, accanto a obesità e sovrappeso, si stiano diffondendo in proporzioni sempre più preoccupanti disturbi psichici come bulimia, anoressia, vomiting ed exercising, altrettante conseguenze di un comportamento alimentare distorto e paradossale. Insomma, ogni volta che ci mettiamo a tavola o saliamo sulla bilancia, o quando ci infliggiamo estenuanti sedute in palestra per bruciare grassi e calorie, dovremmo semplicemente ricordarci che “siamo quello che mangiamo”. Nel solo nel corpo, ma anche nella mente…
Ed ecco un estratto da “Dieta o non dieta”, a cura Giorgio Nardone e Elisa Valteroni
(pubblicato per gentile concessione di Ponte alle Grazie)
La parola dieta è senza dubbio una delle più diffuse degli ultimi decenni, mentre per millenni è stata utilizzata solo da pochi specialisti della medicina e da alcuni filosofi. Solo in tempi davvero moderni, infatti, l’alimentazione e il suo rapporto con la salute, ma soprattutto con l’aspetto estetico, è divenuta un fattore cruciale in vista del benessere psicofisico. La grande attenzione per le diete è un fenomeno tipico delle società opulente, mentre nei paesi sottosviluppati, dove il cibo è unicamente fonte di sopravvivenza, nessuno si fa problemi di estetica né calcola le calorie ingerite, né tantomeno cerca di eliminare i grassi dai cibi. Una dimostrazione di questo fatto è che le patologie psichiche o comportamentali legate all’alimentazione sono diffuse solo nei paesi dove la ricchezza e il benessere permettono il lusso della sovralimentazione o dell’accurata selezione dei cibi. Ricordo lo stupore di una collega, responsabile di uno dei più grandi ospedali psichiatrici in  India, quando agli inizi degli anni novanta, durante una visita presso il mio centro, osservava l’importanza dei disordini alimentari in Italia, mentre nel suo paese erano pressoché inesistenti. Vent’anni dopo, tuttavia, la stessa collega è tornata in Italia per apprendere i metodi terapeutici che avevamo messo a punto per tali patologie, poiché anche in india, con lo sviluppo economico e il crescente benessere, erano comparsi i disturbi dell’alimentazione per diffondersi come un’epidemia. Questa contestualizzazione non è importante solo ai fini storico-antropologici, ma indica come il passaggio del ruolo dell’alimentazione da fonte di sostegno vitale a veicolo del benessere e della ricerca del piacere, non solo per pochi ma per le masse, ha trasformato completamente la relazione tra l’uomo e il nutrimento: da una parte il cibo è diventato un nemico o un pericoloso seduttore da cui difendersi, dall’altra la più formidabile forma di consolazione dalle frustrazioni quotidiane. Le diete sono diventate così uno degli argomenti più discussi degli ultimi tempi nelle realtà sociali caratterizzate da una grande disponibilità di cibo. Il fatturato delle aziende – artigianali, industriali e editoriali – che si occupano di nutrizione e diete supera persino quello del settore farmacologico; per le farmacie sono ben più remunerativi i prodotti dietetici da banco rispetto a quelli che richiedono la prescrizione medica; decine di riviste specializzate di dietologia e nutrizione consigliano come migliorare l’estetica, e i libri che trattano di diete sono veri e propri best seller. Sul versante della clinica è da notare come i disordini alimentari si siano evoluti e differenziati e non riguardino solo la restrizione alimentare o l’abuso del cibo, bensì numerose varianti patologiche sempre più subdole e raffinate come il vomiting o l’ortoressia (si definisce ortoressia l’estrema fissazione alimentare che porta a selezionare solo alcuni tipi di cibi), e rappresentano attualmente una fetta consistente dei pazienti che richiedono un intervento terapeutico. Nella nostra società il 27% della popolazione è in sovrappeso e il 13% soffre di obesità: si tratta quindi di un fenomeno pandemico. Di particolare interesse, inoltre, è la diffusione crescente di problemi connessi all’alimentazione in età adolescenziale, preadolescenziale e infantile. l’Italia vanta il record europeo del sovrappeso infantile, che supera il 40%. Tre ventenni su quattro dichiarano di essere molto preoccupate per il proprio peso e per le conseguenze sul proprio aspetto estetico; di queste, buona parte è già a dieta, mentre le altre ne valutano la possibilità. Ma la dieta non è più un problema prevalentemente femminile: negli ultimi due decenni la maggior parte dei maschi adolescenti è a dieta. Il tentativo di controllare il peso, nel caso di entrambi i sessi, risulta quasi sempre fallimentare o all’origine di patologie alimentari.  a questo riguardo, un gruppo di ricercatori ha condotto una ricerca longitudinale per la rivista  American Psycologist. Nell’arco di diciotto anni sono state seguite decine di migliaia di soggetti a dieta e non, offrendo un panorama stupefacente solo per i non addetti ai lavori: oltre l’80% dei soggetti a dieta erano in sovrappeso, mentre il dato era di segno opposto per il gruppo dei soggetti non a dieta.  sarebbe come dire che stare a dieta fa ingrassare! in realtà, come cercheremo di chiarire nelle prossime pagine, il concetto di dieta va rivisto e non più considerato semplicemente come restrizione alimentare o calcolo delle calorie da rispettare, bensì come uno stile di vita improntato al benessere generale dell’individuo a questo scopo sono stati raccolti i contributi di cinque studiosi e specialisti dell’alimentazione di chiara fama e successo professionale, insieme a due psicologi e psicoterapeuti che studiano e trattano con un metodo di comprovata efficacia i disordini alimentari.  L’intento è quello di proporre al lettore una rassegna espositiva chiara e dettagliata, corredata di esempi di trattamento, dei metodi che sono risultati più efficaci nel risolvere i problemi con il cibo, la salute, il corpo e l’aspetto estetico, nell’ottica di un equilibrio psicofisico che sia alla base del benessere dell’individuo, permettendogli di esprimere al meglio le proprie qualità personali nel mondo.
Per questo, trattare con successo un problema così diffuso e spesso invalidante non rappresenta solo un efficace intervento medico-psicologico, bensì un modo per migliorare significativamente il mondo in cui viviamo.
Giorgio Nardone

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