#dilloinitaliano invita politici e media a difendere la nostra lingua dall'abuso di termini stranieri. Scopri di che si tratta e come partecipare...

Al tempo degli hashtag, dei follower, dei tweet, del jobs act, della spending review, la petizione #dilloinitaliano nasce per invitare il governo italiano, le amministrazioni pubbliche, i media, le imprese a parlare un po’ di più, per favore, in italiano“.
Lanciata su Internazionale da Anna Maria Testa e supportata dall’Accademia della Crusca, la petizione chiede un maggior uso dell’italiano nei contesti pubblici, per essere più comprensibili a tutti, per evitare fraintendimenti (o errori linguisti) e per “salvare” la nostra lingua perchè l”’italiano siamo tutti noi: gli italiani, forti della nostra identità, consapevoli delle nostre radici, aperti verso il mondo.”

Tra i primi ad aderire entusiasticamente all’iniziativa ci sono stati Michele Serra di Repubblica e Massimo Gramellini che hanno pensato di estendere la questione anche a un’altra deformazione del linguaggio, l’abuso del romanesco; scrive su La Stampa Gramellini nel suo Buongiorno: “Nelle fiction, come nei programmi di intrattenimento e di giornalismo, sembra diventato indispensabile ostentare una cadenza strascicata che della lingua immortale di Trilussa conserva soltanto la buccia, mentre la polpa è ridotta a uno sciatto e arrogante balbettio, spesso incomprensibile oltre la cerchia dei sette colli. L’invito a politici, attori e commentatori che vivono in quella splendida location è di compiere uno sforzo di umiltà a beneficio di noi provinciali. C’è di sicuro una parola italiana per dire location. Ma ce ne deve essere una persino per dire annamo”.  

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