Eleonora Mazzoni (in libreria con "Gli ipocriti") su ilLibraio.it parla di "Dio esiste e vive a Bruxelles", film campione di incassi in Francia e Belgio: una commedia per riflettere sul rapporto tra uomo e divinità e sul concetto di destino...

Tra l’uomo e Dio è ancora in corso un millenario e furibondo corpo a corpo, che non dà segnali di tregua. Perché, si sa, “se Dio è tutto, l’uomo è niente. Se l’uomo è tutto, Dio è…”, come ammette Goetz, l’avventuriero sanguinario de Il diavolo e il buon Dio di Sartre, lasciando in sospeso la frase, solo perché è scontata la conclusione.

In Dio esiste e vive a Bruxelles, film irriverente e poetico, campione di incassi nei mesi scorsi in Belgio e in Francia, il regista Jaco Van Dormael prende con decisione le parti dell’uomo, che si muove devastato, solitario e infelice per le strade del mondo, dal momento che il suo Dio esiste, sì, certo che esiste, ma è un omino sciatto e ridicolo, costantemente in vestaglia beige a quadretti, e che per un attimo mi ha fatto pensare al diavolo con “la giacca color marroncino”, lisa e un po’ fuori moda, dei Fratelli Karamazov. Solo un attimo, però. Lì il diavolo era un personaggio intellettualmente sofisticato e affascinante, qui Dio è un essere odioso e insopportabile, viscido e sadico, manesco e violento. E soprattutto stupido. In uno squallido appartamento senza entrate né uscite, in cui tiene prigioniere e succubi figlia e moglie, assegna ai poveri umani sfighe, calamità, disastri, elargendo date di nascite e di morte a vanvera. Senza un disegno. Assolutamente a casaccio. Per divertirsi. E dare un senso- lui!- alla sua insensata e noiosissima vita.

Di fronte a un Dio e a una creazione così inaccettabili verrebbe voglia di restituire subito il biglietto di entrata, come diceva Ivan Karamazov. Ma per fortuna la figlia Ea di 10 anni ha il coraggio di ribellarsi. Manomette, dunque, il prezioso computer del Padre, accessibile solo a Lui, dove tutte le persone sono schedate e controllate, non prima di aver mandato a ciascuna di esse un sms che rivela la propria data di morte. E poi scappa, infilandosi nell’oblò della lavatrice. Il passaggio attraverso quel lungo e oscuro tunnel rappresenta per lei una vera e propria rinascita. Al mondo. Un mondo che, rispetto alla casa del Padre, e nonostante le bruttezze e contraddizioni che contiene, le appare un paradiso.

Qui comincia la parte poetica del film: grazie a Ea, infatti, avviene il risveglio dell’umanità che, restituita alla coscienza della propria morte, si libera di Dio e assapora semplicemente la vita. La vita così com’è, punto e basta. Scoprendo che, senza quel Dio incomprensibile e depravato, non solo si può sopravvivere, addirittura si vive meglio. Anzi. Una volta che sua moglie, una dèa svagata, meno assoluta ma più bonaria e generosa, canticchiando Dalida, si mette al comando del famigerato computer, affiorano inaudite e straordinarie possibilità di esistenza, fino a quel momento sconosciute. E il film ci regala un incantevole finale. Perché finalmente, lo diceva sempre Goetz nella pièce di Sartre, “non c’è più il cielo, non c’è più l’inferno: solo la terra”.

L’AUTRICE E IL LIBRO – È in libreria Gli ipocriti (Chiarelettere), il nuovo romanzo di Eleonora Mazzoni (scrittrice e attrice): l’inautenticità del mondo degli adulti e dei loro valori attraverso il racconto di un’adolescente. La trama? Manu ha quindici anni e mezzo e fa parte, insieme ai genitori, di un gruppo cattolico carismatico e intransigente che a volte le va stretto, ma è sempre meglio del mondo che c’è fuori. Manu non è come molte sue coetanee, che sanno cosa vogliono e come si fa a stare con i ragazzi. Lei no. Un pomeriggio apre un cassetto di suo padre e trova una confezione di preservativi. Comincia allora a spiarlo, scoprendo la sua vita segreta. Manu smette di credere nelle parole vuote di don Ettore, negli insegnamenti finti di suo padre Amedeo, nelle impacciate dimostrazioni d’affetto della madre Sara, nel rovinoso tentativo d’amore con Sam. Meglio l’irriverenza della sorella Valeria o la superficialità simpatica e sgangherata della compagna di classe Linda. Soprattutto quando un evento imprevisto rimescola ulteriormente le carte…

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