"Siamo nel pieno di una rivoluzione che ha concentrato enormi ricchezze e potere su poche società americane, le cosiddette Over The Top..." - Leggi l'editoriale del nuovo numero del Libraio e scarica gratuitamente il pdf della rivista

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Siamo nel pieno di una rivoluzione che ha concentrato enormi ricchezze e potere su poche società americane, le cosiddette Over The Top. Nessuno mette in dubbio i loro meriti per i quali hanno prevalso sulla concorrenza. E almeno in principio, come ben spiega Franklin Foer nell’interessantissimo I nuovi poteri forti, i fondatori, oggi tra gli uomini più ricchi del pianeta, hanno avuto anche l’intenzione di migliorare le nostre vite. Emblematico il motto di Google, poi abbandonato: don’t be evil. Come tutte le rivoluzioni tecnologiche, anche questa distribuisce ai giocatori nuovecarte. E le OTT svolgono il ruolo di croupier, sbandierando la loro «neutralità». Ma come in tutte le rivoluzioni servono nuove regole per bilanciare i nuovi poteri e l’interesse collettivo. Solo che un eccesso di lobbying e il rapporto diretto con i cittadini consumatori fanno sì che certe aziende influenzino indirettamente il legislatore, manipolando gli utenti e istigandoli a fare pressione sui politici. Quando i legislatori hanno cominciato a capire che quell’immenso spazio virtuale andava regolato, alcune di queste imprese hanno approfittato del loro potere per impedirlo, proprio come accaduto alla direttiva europea sul copyright. Alcune di queste aziende hanno fatto credere che con la nuova direttiva la rete non sarebbe stata più libera. Gli utenti con un semplice click hanno intasato le mail dei politici. Molti deputati, quando hanno cominciato a ricevere mail indignate dagli utenti così manipolati, hanno cambiato la loro posizione e hanno fermato la legge rinviandola al parlamento. Alcune OTT mentre difendono il loro marchio spendendo milioni nei tribunali, mettono in ultimo piano quello degli editori su Internet, tradizionalmente parte integrante dell’identificazione bibliografica. Mentre difendono gelosamente i loro segreti industriali, vendono i nostri a società che usano pratiche dubbie,come Cambridge Analytica. Mentre pontificano su come dovrebbe essere la società, elaborano strategie sofisticate per pagare meno tasse. Mentre difendono le loro proprietà intellettuali, predicano la libertà dal copyright, svilendo la proprietà intellettuale di migliaia di editori e di artisti che hanno faticato per produrre musica, libri e informazione.

Eppure è proprio il diritto d’autore a garantire la libertà dei talenti e non deve necessariamente essere in conflitto con i nuovi media. Noi viviamo a contatto quotidiano con la creatività, abbiamo visto nascere molti scrittori, che hanno cambiato la loro vita per poter esprimere il proprio talento, mantenendosi con le royalties che ricevono dai lettori grazie a librai e editori. In virtù dello scouting e della curiosità della comunità internazionale degli editori il libro si rinnova e si adatta ai tempi e il copyright è parte essenziale della libertà e dell’indipendenza della cultura diffusa.

I nuovi media cambiano il mondo? Ecco che torna in auge la poesia, da dove meno te l’aspetti. Rupi Kaur, ventenne canadese di famiglia indiana, combinando le virtù dei nuovi media e del libro, è diventata un caso internazionale per le sue raccolte di versi e disegni che ha cominciato a postare sui social. Scrive versi duri e, allo stesso tempo, pervasi dal desiderio di poter amare a dispetto di tutte le difficoltà. I lettori di tutto il mondo ne hanno decretato il successo e oggi questa giovane e fragile donna, abusata dalla vita eppure ancora capace di amare e di parlare al cuore delle persone superando ogni barriera, è una voce indipendente grazie al copyright e originale grazie alla libertà di essere sé stessa.

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