Non è una coincidenza che dopo la trasposizione televisiva de "Il racconto dell’ancella" (romanzo scritto nel 1985 da Margaret Atwood) il panorama mediale contemporaneo si sia arricchito di distopie con protagoniste femminili. Dalla letteratura alle serie tv, passando per il cinema e i podcast, il mondo della fiction si è quindi ben armato contro le minacce all’indipendenza e alla salvaguardia dei diritti delle donne. Ma è sufficiente? - L'approfondimento

Non è una coincidenza il fatto che dopo la trasposizione televisiva de Il racconto dell’ancella (romanzo scritto nel 1985 da Margaret Atwood) il panorama mediale contemporaneo si sia arricchito di distopie con protagoniste femminili.

A voler essere cinici si potrebbe parlare di un trend di mercato che rispecchia le istanze femministe degli ultimi anni, il movimento #MeToo su tutti. Ma la verità è che forse “le distopie femministe” rispecchiano una paura ben fondata: la retrocessione dei diritti.

Non è così strano che mentre il Brasile elegge un presidente dichiaratamente misogino (Bolsonaro) e il Papa apostrofa come sicari le donne che decidono di praticare l’aborto, tra gli scaffali delle librerie campeggiano titoli come Ragazze elettriche di Naomi Alderman in cui le donne, dopo aver acquisito improvvisamente la facoltà micidiale di utilizzare l’elettricità attraverso il loro corpo, si appropriano rapidamente delle strutture di potere, riducendo gli uomini (molto spesso i loro molestatori) in una condizione di semi schiavitù.

Mentre in Iraq le donne che si espongono vengono uccise misteriosamente (quattro nel giro di pochi mesi: Shimaa Qassem, ex miss Iraq, Suad al-Ali, un’attivista, Rafeef al-Yassiri e Rasha al-Hassan impiegate in un centro estetico e Tara al-Fares), un romanzo come Vox di Christina Dalcher crea un mondo in cui le donne sono ridotte al silenzio, autorizzate a pronunciare soltanto cento parole al giorno.

La verità è che il corpo e l’autonomia delle donne sono ancora messi in discussione, senza che quest’ultime abbiano davvero voce in capitolo. Ancora il recentissimo The Water cure di Sophie Mackintosh che porta alle estreme conseguenze il concetto di mascolinità tossica, visto che le tre sorelle protagoniste di questo romanzo non possono in alcun modo entrare in contatto con gli uomini.

Anche in Italia abbiamo avuto un assaggio di queste tematiche con l’esperimento spiazzante di Veronica Raimo che dipinge nel suo immaginario “Miden” – uno dei posti più vivibili al mondo, di un’insopportabile perfezione – una storia di molestie sessuali.

Se quindi le distopie femministe si fanno portavoce del pericolo che corriamo se non salvaguardiamo i diritti delle donne, dall’altro lato c’è chi si fa megafono di una reazione al patriarcato attraverso una figura potente come la strega. Non solo ad Halloween i media stanno ricominciando a parlare di scope e incantesimi. Netflix ha appena lanciato sulla sua piattaforma Chilling Adventures of Sabrina che propugna la lotta grintosa di un’adolescente contro il patriarcato del nientepocodimenoche il diavolo.  E ancora la CW ha prodotto il reboot di Charmed, il mitico potere del trio che questa volta ritorna in chiave latina. Entrambe le serie hanno una forte impronta femminista e puntano a rilanciare eroine che si battono per la loro autonomia decisionale.

Anche il versante podcast si è popolato di contenuti stregoneschi, a cominciare con Morgana di Michela Murgia, impegnata a fare il ritratto di donne che hanno scompaginato lo status quo e per questo considerate diverse e molto spesso condannate dalla società. Infine Unobscured di Aaron Mahnke ripercorre la vera storia del villaggio di Salem dove nel 1692 vennero accusate più di 200 persone per stregoneria.

Insomma che siano ancelle o streghe, il mondo della fiction si è ben armato contro le minacce all’indipendenza e alla salvaguardia dei diritti delle donne. Che sia sufficiente?

L’AUTRICE – Qui tutti gli articoli e le recensioni di Ilenia Zodiaco per ilLibraio.it

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