Scritta, diretta e interpretata da Donald Glover, la serie televisiva "Atlanta" è un piccolo capolavoro di eccentrica ironia e riferimenti alla cultura rap: lo show riflette sulla questione razziale negli Stati Uniti privandola di quella drammatizzazione hollywoodiana della violenza a cui il pubblico è ormai assuefatto e restituisce allo schermo dei personaggi reali intrappolati in una realtà dalla morale amara... - Su ilLibraio.it una riflessione sull'America vista con gli occhi di Donald Glover, il Childish Gambino di "This is America"

(l'articolo contiene spoiler sulla trama)

Prodotto multimediale tra i più discussi del momento, il video musicale This is America del rapper Childish Gambino ha raggiunto in pochi giorni oltre cento milioni di visualizzazioni e fatto molto parlare di sé. Il video raccoglie una serie di allusioni, per nulla velate, alla questione razziale americana, con espliciti riferimenti a fatti di cronaca e di violenza verso la comunità afroamericana, il tutto intervallato da sorridenti scene di ballo che rappresentano l’indifferenza generale nella quale questi crimini vengono perpetrati.

Il video è stato letteralmente smembrato dal web: scomposto, studiato e analizzato per poterne cogliere tutti i riferimenti, più o meno espliciti, a fatti realmente accaduti e, perfino, a passi biblici. Al di là delle interpretazioni, più che valide, che sono emerse dall’analisi, il significato del video è evidente: essere una persona di colore negli Stati Uniti comporta un prezzo da pagare, ma questa è l’America, dice chiaramente l’autore, non dimentichiamocelo. È lo stesso messaggio trasmesso con voce forte e chiara dalla serie televisiva Atlanta, sceneggiata, in parte diretta, e interpretata dallo stesso artista, Donald Glover, il cui nome d’arte in campo musicale è, per l’appunto, Childish Gambino.

In un certo senso, This is America condensa in pochi minuti tutto quello che Atlanta sviluppa in modo più articolato nel corso degli episodi, meritandosi fin dalla prima stagione l’attenzione del pubblico, le lodi della stampa e due Golden Globes. Eppure la prima stagione è andata in onda nel 2016, il presidente degli Stati Uniti era Barack Obama, un uomo di colore al suo secondo mandato, non ci si poteva, forse, illudere che qualcosa stesse cambiando? No, rispondeva Atlanta, richiamando l’attenzione degli spettatori su tutti quegli aspetti legati alla questione razziale più dibattuti sulla scena politica americana, e onnipresenti nella cultura rap: le armi, le droghe, le carceri, la polizia e la segregazione.

Protagonista di Atlanta è Earn, la cui principale caratteristica è il costante bisogno di soldi, come si intuisce sin dal nome, che significa letteralmente guadagnare. Earn non ha una casa, ogni tanto sta dalla sua ex ragazza, Van, dalla quale ha una figlia, mentre i due tentano di ricostruire un rapporto. Earn si propone come manager al cugino, Al, che si è improvvisato rapper e ha ottenuto una discreta visibilità grazie alla canzone Paper Boi. Al accetta la proposta di Earn e lo ingaggia, sperando anche lui di riuscire a guadagnare qualcosa grazie alla musica, ma nel frattempo si mantiene spacciando, insieme all’amico Darius, che ricopre il ruolo vagamente filosofico della situazione: passa dal contemplare la possibilità di utilizzare dei ratti come telefoni a momenti di genuina saggezza.

Come in This is America, anche in Atlanta lo spettatore rimane colpito dal rapido susseguirsi di scene di genuina ilarità e inaspettata violenza, notti in carcere e spaccati di vita quotidiana: il più grande pregio della serie è la totale assenza di quella drammaticità hollywoodiana a cui siamo ormai abituati. Quando un personaggio estrae una pistola non si sente un crescendo di violini, il razzismo non scatena reazioni di sorpresa indignazione. Razzismo e violenza sono semplici dati di fatto, intercalati nella sceneggiatura da alcune geniali battute di eccentrica ironia. Come quelle che emergono dall’idea di Darius di chiamare la propria pistola “Daddy”. In tutto questo, la trama perde d’importanza in virtù di una scelta narrativa: l’accento viene posto sulla struggle, lo sforzo quotidiano dei personaggi. Nessuno di loro può permettersi progetti sul lungo termine perchè devono prima assicurarsi di arrivare a fine giornata, fine settimana, fine mese.

Ed è così che ritroviamo i personaggi, alle prese con la stessa quotidianità, all’inizio della seconda stagione. Ormai è il 2018, il Presidente degli Stati Uniti è Donald Trump, rimane ben poco di cui illudersi. Se nella prima stagione le storie dei personaggi conservano un incedere progressivo, nella seconda sembra che non succeda mai nulla e i personaggi sono come intrappolati in una sorta di immobilità, che invece di progredire retrocede: Earn e Van si lasciano definitivamente, Al non riesce neanche a farsi tagliare i capelli dal suo barbiere, viene derubato prima dal suo fornitore e poi da un gruppo di apparenti fan, Darius si ritrova intrappolato nella dimora di un allegorico Michael Jackson, Van perde il lavoro e Al comincia a pensare di dover licenziare Earn, che non riesce a farsi pagare gli ingaggi.

In tutto questo, si mette in atto l’evoluzione di Earn come personaggio. È sempre stato una voce fuori da coro, anche all’interno della sua comunità: era iscritto a Princeton e, pur non avendo concluso gli studi, ha un’istruzione superiore alla media, è contrario alla violenza e cerca sempre di risolvere a parole quello che gli altri vogliono sistemare a pugni; è il filtro che fa da tramite narrativo tra lo spettatore e gli altri personaggi, un protagonista che vuole fare la cosa giusta anche se non gli conviene, uno che non ha ancora ceduto al sistema, fatto di spaccio e di rapine, ma si illude di poter costruire qualcosa di meglio per se stesso. Almeno finché non raggiunge il culmine della frustrazione: senza casa, senza Van, perso il computer, venuto a sapere che suo cugino sta pensando di licenziarlo, Earn perde la pazienza e coglie il pretesto per fare a botte con un ragazzo che è il doppio di lui e gliele suona di santa ragione. A questo punto, l’unico faro nel buio è la prospettiva di partire per il tour di Clark County, che ha ingaggiato Al e il suo entourage per l’apertura dei concerti; l’occasione, che potrebbe essere l’ultima, è il trampolino di lancio di cui i personaggi hanno bisogno e, dopo un episodio retrospettivo sul rapporto tra Earn e Al da bambini, la storia riprende proprio il giorno della partenza per il tour. È il finale di stagione e sul viso di Earn si vedono ancora i segni della rissa.

È a questo punto che torna in gioco il video, This is America, rilasciato proprio la settimana prima dell’ultimo episodio: mentre si assicura che tutto sia pronto per la partenza, Earn si dimentica di sbarazzarsi di una pistola che ha nello zaino e, giunto ai controlli in aeroporto, si accorge di averla ancora con se e, non potendo rischiare di non partire, fa l’unica cosa che può fare: mette la pistola nella borsa del ragazzo vicino a lui, Clark, il rapper con cui stanno partendo.

Di fatto, Earn cede al sistema. Cede perché non ha scelta e si è arreso all’idea che l’illusione di potersi elevare al di sopra di ciò che lo circonda è essa stessa una trappola senza via d’uscita. È il concetto espresso in This is America: “questa è l’America, non farti beccare mentre sbagli”; lo ripete Darius nel corso della puntata: se sei di colore non puoi permetterti di imparare dai tuoi errori, perché non puoi permetterti errori; una volta a bordo dell’aereo lo conferma lo stesso Al che, avendo visto quello che ha fatto il cugino, decide di non licenziarlo perché riconosce che Earn ha finalmente capito come funzionano le cose; “i neri fanno quello che devono fare per sopravvivere, perché non hanno altra scelta”, dice Al. Da questo punto di vista This is America è complementare ad Atlanta e ne fornisce la chiave di lettura: il video rappresenta il sistema dal quale Earn vuole sfuggire, ma al quale è costretto a cedere.

Subentra il colpo di scena finale. Clark si presenta a bordo dell’aereo e rivela che il suo manager è stato arrestato perché aveva una pistola con sé, facendo capire allo spettatore che anche lui, come Earn, ha scaricato al suo vicino la patata bollente, confermando la vittoria del sistema e la morale della favola: l’unico modo per fare un passo avanti è farlo ai danni degli altri.

 

Nota: l’immagine in alto viene dal sito Black Sports Online.

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