Donne "scandalose" di ieri raccontate per dimostrare i pregiudizi che permangono nella nostra società: avviene in "Scandalose", il nuovo libro di Cristina De Stefano. L'autrice, intervistata da ilLibraio.it, parla delle sue eroine preferite nei romanzi, a partire da Rossella O'Hara, e sottolinea come le donne, ancora oggi, vengano sottoposte a giudizi su età, sessualità, aspetto a cui invece gli uomini sono immuni

Donne scandalose, che si sono fatte ricordare per le loro gesta fuori dal comune, in contrapposizione con la morale dei loro tempi e con le tradizioni; sono le protagoniste del nuovo libro della scrittrice, giornalista e scout Cristina De Stefano, che in Scandalose (Rizzoli) ripercorre le storie di donne sui generis, che si sono scagliate contro i pregiudizi e hanno vissuto vite al limite “della decenza”. Ma che cosa rende una donna “scandalosa”? Per cercare una risposta al quesito e per discutere anche di letteratura, eroine e pregiudizi della società nei confronti delle donne, ilLibraio.it ha intervistato l’autrice.

Quali sono, storicamente, le caratteristiche che identificano una donna come “scandalosa”? Questi pregiudizi valgono ancora oggi?
“Nella storia basta ben poco perché una donna dia scandalo. Viaggiare da sola, senza padre né marito, come Santa Tecla, una delle prime seguaci di San Paolo, che infatti veniva chiamata He Heremos, ‘la solitaria’ e doveva travestirsi da uomo per evitare di essere uccisa. Voler divorziare da un marito violento senza perdere la custodia dei figli, come tentò di fare l’inglese Caroline Norton nel 1832: perse la causa, fu separata dai figli piccoli ma passò il resto della sua vita a dar battaglia finché fece votare una legge in Parlamento. Indossare i pantaloni e, curiosamente, una legge del 1800 che puniva questo comportamento come reato è rimasta in vigore in Francia – la patria del pret-à-porter – fino al 2013, anche se in disuso da decenni. Il movimento di liberazione femminile degli anni Sessanta ha cambiato le cose, liberando la sessualità, il modo di vestire, le leggi riguardo al matrimonio, ma queste conquiste riguardano una piccola isola e una minoranza di donne nel mondo”.

Anche negli anni che stiamo vivendo il comportamento di donne e uomini viene giudicato secondo due diversi termini di paragone?
“Sempre, ancora oggi. Tutti chiacchierano sul fatto che Brigitte Macron ha 24 anni in più di suo marito, ma nessuno del fatto che Donald Trump ha 24 anni più di sua moglie. Le donne vengono giudicate non solo per la loro attività, ma anche per il loro aspetto, per la loro età, la loro vita privata. Nessuno si sogna di chiedere a un uomo politico perché non ha figli, come è stato fatto di recente in tv con la premier inglese Theresa May”.

Quali donne “scandalose” preferisce, tra quelle provenienti dai romanzi?
“Nelle letture più recenti Adele, splendida ninfomane del romanzo Nel giardino dell’orco di Leila Slimani (Rizzoli): raramente la letteratura ha raccontato una donna e la sua sessualità in modo cosi trasgressivo. Nelle letture della mia giovinezza Rossella O’Hara, che è stata la mia prima eroina: a 12 anni ho lavorato a lungo per scrivere il seguito di Via col Vento, senza riuscirci; alla fine lo ha fatto qualcun altro”.

Lei è una scrittrice, ma anche una giornalista, oltre che una scout, e vive in Francia: quali differenze nota tra il mondo letterario francese e quello italiano, anche in riferimento al giornalismo culturale?
“Una differenza di base: il pubblico francese legge molto di più. Questo vuol dire che manda in classifica anche libri molto colti, segue con passione la ‘guerra’ dei premi letterari, che in autunno suscita il tifo come un derby di calcio. Grazie ai tanti lettori la società intellettuale è viva, anche troppo, litigiosa e aggressiva, e questo si riflette sul giornalismo culturale, molto vivace. In Italia ci lamentiamo di tante cose, il declino dei media, la guerra dei Saloni, ma ricordiamoci che il punto di partenza è solo uno: leggere di più, tutti”.

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