"Ora si cerca il colpevole che pagherà, c’è da scommetterlo, per le colpe di tutti...". La polemica sul Fertility Day continua, dopo la rimozione del manifesto e la revoca, da parte del ministro Lorenzin, del mandato al direttore della comunicazione. Su ilLibraio.it interviene la scrittrice Nicoletta Sipos

Dopo la bufera delle scorse settimane, anche la nuova campagna per il Fertility Day fa discutere. I nuovi opuscoli del ministero della Salute sono infatti considerati “razzisti” e sono stati rimossi… 

Il commento

Nuovo scandalo, coronato da un giallo, per il primo Fertility Day. La giornata della fertilità nazionale si era annunciata fin dall’inizio con tristi fantasmi di stampo nazifascista e inaccettabili goffaggini. Dopo le prime cartoline pubblicitarie, puntualmente condannate e ritirate, è fallita anche la seconda versione, anch’essa ritirata in gran fretta. Metteva a confronto quattro adorabili giovani biondi, sani, sorridenti e ovviamente fertili, con le ombre diaboliche di stranieri scuri dai capelli rasta, proni a pratiche ovviamente dannose, ed è stata prontamente travolto da accuse di razzismo.

fertility day

“Il razzismo è negli occhi dei critici”, si è difeso il ministro con una battuta paradossale. Solo per scoprire poche ore più tardi che in verità aveva visionato e approvato un’immagine diversa, sostituita da qualche spiritello maligno. Ora si cerca il colpevole che pagherà, c’è da scommetterlo, per le colpe di tutti.

Peggio la toppa del buco, diceva mia nonna quando – da bambini – cercavamo di rappezzare qualche marachella con una bugia. Purtroppo gli autori di questo disastro di comunicazione non sono bambini maldestri, ma (presumibilmente) professionisti adulti che sono retribuiti con denaro pubblico e si erano illusi (presumibilmente) di aver svolto bene il loro incarico.

Bisogna augurarsi che la campagna finisca qui: chissà dove ci porterebbero ulteriori rilanci. Eppure sarebbe bastato un po’ di buon senso per richiamare al rispetto delle più elementari regole di igiene, incluso il rifiuto di fumo, droghe e sesso non protetto o precoce. Si è voluto andare oltre, con conseguenze fatali.

E siccome al peggio non c’è fine, possiamo ipotizzare altri step (chiamarli “passi” o “tappe” sarebbe riduttivo) sotto forma di premi di produzione in medaglie o croci al merito materno o biografie degli autorevoli politici che hanno tenuto a battesimo la prima giornata della fertilità.

Certo, sarebbero più utili eventuali buoni spesa, sconti fiscali, avanzamenti di carriera o appartamenti allestiti per famiglie numerose – a patto che i vantaggi non siano riservati solo agli italiani – ma meglio andarci piano per non dare un colpo mortale al sempre precario bilancio dello Stato e per evitare – Dio non voglia – l’immancabile valanghe di accuse. Il tema intriga, chi può sperare di farne una giusta?

L’AUTRICE E IL SUO LIBRO – Nicoletta Sipos, giornalista e scrittrice, ha lavorato per diversi quotidiani (Avvenire, Il Giorno) ed è stata inviata speciale del settimanale Gente prima di diventare, nel 1994, redattore capo di Chi. Ha lasciato la redazione nel giugno 2009, ma continua a collaborare con la rivista curando la rubrica dei libri. La promessa del tramonto, il suo nuovo romanzo, è uscito per Garzanti. Tutti i suoi articoli per ilLibraio.it sono qui.


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