Per la sua autrice, Tomi Adeyemi, "Figli di sangue e ossa" è "un’allegoria dell’essere neri oggi”. E infatti prende spunto dalle violenze che vengono condannate dal movimento Black Lives Matter, ma anche dalla mitologia dell'Africa Occidentale, terra d'origine della famiglia della scrittrice. Soprattutto, si tratta di un romanzo che mira a una rappresentazione più inclusiva ed empowering, per dare la possibilità anche alle giovani lettrici nere di vedersi nei panni di un'eroina... - L'approfondimento

“È un’allegoria dell’essere neri oggi”, ha raccontato la scrittrice Tomi Adeyemi intervistata da Book Riot a proposito del suo primo romanzo, Figli di sangue e ossa (Rizzoli, traduzione di Sera Pezzani).

“Per questo motivo, mi sono ispirata a eventi che stanno accadendo oggi, ma anche ad altri che sono accaduti trent’anni fa. Ogni ostacolo nel romanzo è legato a fatti reali”, continua la scrittrice statunitense, figlia di immigrati nigeriani.

Cresciuta a Chicago, dove il padre medico lavorava come tassista e la madre come donna delle pulizie, Adeyemi si è laureata a Harvard e ha lavorato per una casa di produzione a Los Angeles. Proprio durante il periodo in California decide di lavorare part time per dedicarsi alla scrittura di un romanzo, una scelta inaspettata per la famiglia, ma comunque accettata dai genitori.

Nasce un libro che non convince l’autrice, poco dopo arriva Figli di sangue e di ossa, il primo volume di una trilogia ambientata nel regno di Orisha, nell’Africa Occidentale, in cui la magia è scomparsa e i maghi sono perseguitati dal re.

La protagonista è Zélie Adebola, la giovane figlia di un pescatore che combatte contro il re per far tornare la magia.

Che al centro del romanzo ci sia una ragazza non è un caso: Adeyemi, infatti, ha più volte affermato il suo desiderio di scrivere un libro “in cui una bambina nera si potesse riconoscere come un’eroina”. Per “sentirsi bellissima e riconosciuta e per sapere di poter vivere anche lei una pazza avventura magica, nonostante qualche ignorante le abbia detto che non può essere come Hermione Granger”.

Il romanzo prende spunto, da un lato, dalle violenze che vengono quotidianamente condannate dal movimento Black Lives Matter, dall’altro, dalla mitologia dell’Africa Occidentale, terra di origine dei genitori della scrittrice.

I diritti per il cinema di Figli di sangue e di ossa sono stati acquistati da Fox 2000 e a marzo 2019 dovrebbe uscire il secondo volume della trilogia sul mercato anglofono.

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Figli di sangue e di ossa è un importante esempio di come un genere – in questo caso parliamo del fantasy – solitamente “bianco”, possa aprirsi a una rappresentazione più inclusiva e non bianco-centrica. Un po’ come è successo nel mondo degli eroi Marvel con Black Panther.

Tomi Adeyemi ci tiene a specificare, intervistata dal Guardian, l’importanza per “il pubblico nero e le altre minoranze di vedersi come eroi” e per il pubblico bianco di “scoprire nuove storie che possono rendere più facile per loro immaginarsi un supereroe nero. L’immaginazione, infatti, è buffa; qualche volta abbiamo bisogno di vedere prima di immaginare”.

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