Cos’è il tempo che attraversiamo (o che ci attraversa)? Nei cinque libri selezionati quest’anno al premio Bottari Lattes Grinzane (firmati da Roberto Alajmo, Jean Echenoz, Yewande Omotoso, Alessandro Perissinotto e Christoph Ransmayr) "i protagonisti tentano di rispondere a questa domanda, misurando il tempo e perfino lottando col tempo..." - Su ilLibraio.it l'analisi di Laura Pariani, in vista della cerimonia finale in programma a ottobre

Cos’è il tempo che attraversiamo (o che ci attraversa)?

Nei cinque libri selezionati quest’anno al premio Bottari Lattes Grinzane i protagonisti tentano di rispondere a questa domanda, misurando il tempo e perfino lottando col tempo.

Se una fotografia è il tentativo di imprigionare l’attimo fuggente, un album fotografico è un deposito della memoria. Se poi lo scatto che esaminiamo è legato a un momento di felicità, rivela particolari che sul momento ci risultarono inafferrabili. Le pagine di L’estate del ’78  di Roberto Alajmo si costruiscono perciò come un adagio musicale intorno all’inconsapevolezza dell’istante in cui la felicità ci tocca. Le nostre vite avrebbero forse potuto prendere tutt’altra direzione? Questa è l’illusione di ciascuno. Ma far tornare indietro il tempo è possibile solo nella fiction, non nella vita reale. Resta perciò il rimpianto per le “Gioie irrecuperabili”. Eppure la scrittura può tramutare in forza creativa emozioni e rimorsi che altrimenti potrebbero paralizzarci.

Nel secondo romanzo sembra invece che il trascorrere del tempo sia qualcosa di apparente, quasi una figura simbolica manipolabile a piacere. In Inviata speciale di Jean Echenoz, la protagonista è una cantante costretta a trasformarsi in una spia incaricata di una missione segreta nella Corea del Nord. A metà tra uno slapstick alla Buster Keaton e le mirabolanti avventure di un cartone animato, lo spartito a più voci procede col ritmo di una canzone rockche non a caso ha il titolo di Excessif – in testa nelle classifiche dei karaoke di tutto il mondo, compresi i palazzi del potere di Pyongyang. Le sorprese accompagnano il lettore fino all’ultima pagina dove ambiguamente, invece di mettere la parola fine, lo scrittore ripete la scena iniziale, quasi significando un’idea di tempo circolare: come in certi giochi da tavola in cui a volte capita di dover tornare indietro e ricominciare da capo.   

La signora della porta accanto di Yewande Omotoso è un duetto operistico tra due anziane – una bianca e una nera – per decenni inguaribili nemiche, ma alla fine tragicomicamente costrette a una spigolosa complicità. Distribuendo citazioni filmiche – Thelma e Louise e A spasso con Daisy – e rievocando il tempo soggettivo dei ricordi di famiglia, le due protagoniste compiono un viaggio dentro se stesse ma anche dentro il tempo collettivo delle vicende sudafricane: la restituzione della terra ai neri espropriati ingiustamente; la memoria della schiavitù; l’intolleranza e il razzismo dei perbenisti abitanti di un elegante quartiere di Città del Capo. Tra la memoria delle proprie radici e la difficile strada per la riconciliazione, interviene il pensiero del tempo fuggitivo, che democraticamente non fa distinzione di censo e di razza.

Il tema della riconciliazione è ripreso anche da Alessandro Perissinotto ne Il silenzio della collina, dove il protagonista è costretto a fare i conti con una tragedia degli anni Sessanta: il caso di Maria Teresa Novara, tredicenne rapita da due balordi, abusata e poi lasciata morire. Cosa resta di quella vicenda? La memoria, privata e collettiva, è selettiva ed eliminatrice, perciò quasi mai fedele alla realtà. Al ritmo di musiche diverse – il liscio piemontese per la generazione dei padri e il pop degli anni Sessanta per quella dei figli – il protagonista e i suoi amici cercano di capire la natura e il significato di quella violenza, provando la sotterranea sensazione di essere in ritardo, anche su se stessi. Allora più che mai valgono le considerazioni di Franz Kafka sulla sincerità e la finzione.

Cox o Il corso del tempo di Christoph Ransmayr rievoca un famoso costruttore settecentesco di automi, chiamato a lavorare alla corte del Divino Quiánlóng, l’invisibile imperatore che regna sulla Cina con mostruosa ferocia. Anche qui tempo privato e tempo collettivo si incrociano sotto il segno dell’orologio, oggetto che ci aiuta a impossessarci del tempo e a dominarlo. Rievocando la memoria della figlioletta amatissima – come seguendo il lento malinconico di un violino verticale – Cox si butta prima nella costruzione di uno strumento capace di misurare il tempo soggettivo – dell’infanzia, della felicità, dell’amore e della malattia – poi si dedica a una macchina rivoluzionaria in grado di scandire il divenire dell’universo. E sarà allora Quiánlóng a scoprire di non essere il Signore del Tempo, ma solo uomo fragile e perfino pauroso.

L’EDIZIONE 2019 DEL PREMIO – Lo scorso aprile sono stati annunciati i nomi di finalisti e vincitori del Premio Lattes Grinzane 2019, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes e giunto alla IX edizione.

Haruki Murakami, edito in Italia da Einaudi (tradotto da Antonietta Pastore e Giorgio Amitrano), è il vincitore della sezione La Quercia, intitolata a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001) e dedicata a un autore internazionale che abbia saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico.

Murakami sarà in Italia venerdì 11 ottobre, per tenere una lectio magistralis (ore 18, Teatro Sociale di Alba), e sabato 12 ottobre, per ricevere il riconoscimento durante la cerimonia di premiazione (ore 16.30, Castello di Grinzane Cavour).

Roberto Alajmo con L’estate del ’78 (Sellerio), Jean Echenoz (Francia) con Inviata speciale (Adelphi, traduzione di Federica e Lorenza Di Lella), Yewande Omotoso (Sud Africa) con La signora della porta accanto (66thand2nd, traduzione di Natalia Stabilini), Alessandro Perissinotto con Il silenzio della collina (Mondadori) e Christoph Ransmayr (Austria) con Cox o Il corso del tempo (Feltrinelli, traduzione di Margherita Carbonaro) sono i finalisti del Premio Lattes Grinzane IX edizione per la sezione Il Germoglio, il riconoscimento internazionale che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri, dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno.

Sabato 12 ottobre i cinque autori saranno in Italia per incontrare pubblico e studenti (ore 10, Fondazione Bottari Lattes a Monforte d’Alba) e per ricevere il riconoscimento durante la cerimonia di premiazione, nel corso della quale sarà proclamato il vincitore, sulla base dei voti degli studenti delle giurie scolastiche (ore 16.30, Castello di Grinzane Cavour).

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