Da "Lo spazio bianco" di Valeria Parrella a "Mia madre è un fiume" di Donatella di Pietrantonio, passando per "Lettera a un bambino mai nato" di Oriana Fallaci e molti altri
Francesca Pieri, autrice di "Bianca", racconta quali letture l'hanno accompagnata durante la stesura del suo romanzo, "un capitale di parole, in cui ogni tassello che ho incrociato ha sedimentato dentro di me, aprendomi spazi nuovi di riflessione e consapevolezza, a volte del tutto inaspettati, a volte attesi come quando apri un cassetto ordinato dove trovi ogni cosa al suo posto"

La stesura di Bianca è stata lunga. Ha occupato un tempo in cui si sono sovrapposte molte letture, raccolte in maniera più o meno casuale, almeno così credevo. In verità, mentre osservo la pila di libri sul comodino e sul davanzale della mia camera (dove risiedono quelli da me cosiddetti “libri dei buoni propositi”, quelli che devo leggere o che vorrei soltanto rileggere, approfondire, studiare, tenere a mente), mi ritrovo a pensare che tutti questi libri abbiano in qualche modo contribuito alla scrittura del mio romanzo e che anche ora lavorino nella messa a fuoco del risultato che ho ottenuto, che lo illuminino costantemente di nuovo senso. Un capitale di parole, in cui ogni tassello che ho incrociato ha sedimentato dentro di me, aprendomi spazi nuovi di riflessione e consapevolezza, a volte del tutto inaspettati, a volte attesi come quando apri un cassetto ordinato dove trovi ogni cosa al suo posto.

In ogni caso, riserve di senso il cui elemento comune è quello di raccontare la maternità, l’ambivalenza del sentire materno e in generale delle relazioni umane, la separazione, la delicatezza e l’imponderabilità del confine che separa la scelta dalla fatalità, la rivolta contro il proprio destino, la tessitura paziente dei legami d’amore, il valore della parola contro il disordine della vita. Ma soprattutto storie di riscatto dal dolore, di ricomposizione della trama del proprio vivere a partire da un taglio, dal riconoscimento della ferita, dello spessore di quella ferita e del segno che ci lascia sulla pelle. Storie che narrano la rivincita della vita, una rivincita a prescindere dall’armamentario di riserve che ciascuno di noi mette da parte per fronteggiare la propria esistenza o a volte per provare ad abbandonarsi a se stesso. Una rivincita che è anche una riscossa, la prova che, oltre ogni strenua resistenza come oltre ogni inevitabile resa, quello che ci trascina è la vita.

Mi fa piacere elencare in disordine i libri che più di tutti hanno portato acqua al mare di questo romanzo e mi piacerebbe che per ciascuno che leggerà queste mie annotazioni di lettura, potrà indicarmi a sua volta un libro da leggere, questo sì che sarebbe davvero uno scambio desiderato!

Lo spazio bianco di Valeria Parrella, Einaudi

Valeria Parrella Lo spazio bianco

Il parto di un figlio non autosufficiente, il ricongiungimento che non si compie alla nascita, il confronto doloroso con il vuoto che lascia la consapevolezza della malattia, il disordine post partum che non si ricompone, la solitudine all’interno dell’universo della maternità felice e compiuta, l’impossibilità di collocarsi nel nido materno dove si ricompone una nuova unione, il lutto che genera la nascita, la solitudine, la perdita di se stessi, la tabula rasa delle nostre infinite rinascite.

Mia madre è un fiume di Donatella di Pietrantonio, Elliot,

Mia madre è un fiume Donatella Di Pietrantonio

Un tributo d’amore alla madre, in un linguaggio lirico che somiglia a un’invocazione. Ne ho amato ogni parola, una lingua arcaica in cui ho ritrovato appartenenza, eredità, confessione. Questo sforzo di restituire memoria alla propria madre che coincide con la ridefinizione di se stessi e della racconto di sé. L’andamento della scrittura, l’uso intrepido della seconda persona singolare che fa somigliare questo romanzo a un’invocazione, a una preghiera. Lo scenario di un Abruzzo arcaico che tanto somiglia ai miei luoghi, dove la cesura tra passato e presente fluttua continuamente.

Mamma o non mamma di Carola Susani ed Elena Stancanelli, Feltrinelli

Mamma o non mamma Carola Susani Elena Stancanelli

Un dialogo sulla maternità tra due giovani donne, due amiche, una che accoglie l’arrivo di un figlio, l’altra che motiva il suo rifiuto di diventare madre, il loro tentativo di sentirsi vicine, di spiegare le ragioni di un temuto allentamento, la difficoltà di far coincidere il reciproco sentire di donne allo snodo di un scelta così totalizzante e definitiva come quella di diventare madri. Il mutamento del corpo osservato dal punto di vista dell’altra. La testimonianza viva e sincera dell’ambivalenza dinanzi alla quale ci pone l’essere e il non essere madri, la sorellanza invocata in nome di una comunanza di genere che sembra venire meno dinanzi a quello che, all’apparenza, è un destino condiviso. Una sincera laica riflessione sulla vita e sul suo perpetuarsi.

Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci, Rizzoli

Oriana Fallaci Lettera a un bambino mai nato

Una lettura che feci da ragazza e che ho ripreso di recente, alla luce della mia esperienza di interruzione di gravidanza. Non ricordavo il tratto intimo sofferto di questo libro, nella memoria lo avevo chiuso in una interpretazione meno intensa, più ideologica, riprenderlo è stato una sorpresa.

Nessuno sa di noi di Simona Sparaco, Giunti

Nessuno sa di noi Simona Sparaco

Una storia autobiografica che racconta un aborto terapeutico. Ricordo benissimo quando è uscito in libreria, l’accoglienza che ha avuto, la chiara impressione che fosse stato tolto un velo su un tema tabu come quello dell’interruzione volontaria di gravidanza. Ricordo lo stato d’animo che ha accompagnato questa lettura, il sollievo di riconoscersi dentro quella storia, di riconoscere nella voce della protagonista, di trovare tutto vero, sincero, attendibile. Il ritrovarsi e il riflettere sull’importanza della testimonianza e della condivisione e il primo baleno di quanto fosse necessario testimoniare il dolore, anche un dolore così difficile a dirsi e a sentirsi compreso, accolto, consolato, come quello di una donna che affronta un aborto terapeutico. Sarò sempre grata a Simona Sparaco per aver tirato fuori la sua esperienza, per averle dato la forma di un romanzo, per avermi fatto sentire questa comunanza e soprattutto la possibilità di una condivisione.

L’estate del ’78 di Roberto Alajmo, Sellerio

L'estate del '78 Roberto Alajmo

Uno squarcio sulla vita di una donna, una madre, raccontata da suo figlio. Una storia di perdita simbolica e reale, l’arretramento nelle retrovie della maternità osservato dal punto di vista del figlio. Ancora una scrittura autobiografica, ancora il tema eterno dei legami familiari, la grazia di una scrittura, quella di Roberto Alajmo, che ha il dono di tenersi sempre sospesa sul filo di un’ironia delicata e composta; il dono di un tono lieve che non fa perdere mai consistenza ai fatti e ai sentimenti. L’invidia per quel genere di talento che hanno le persone, le scrittrici e gli scrittori, che sanno passare sui fatti della vita, anche i più terribili, con grazia e levità.

Cassandra di Christa Wolf, e/o

Cassandra Christa Wolf

Ho tenuto una citazione in esergo al mio romanzo da quando ho incrociato questo libro fino al momento della mia pubblicazione, per decidere poi alla fine che era troppo, troppo per me, per il mio libro, perché mi sembrava un rapporto sproporzionato con una scrittura così potente e un mito così complesso. Era questo passaggio ad avermi colpito, sono felice di poterlo condividere finalmente: Idea singolare: i movimenti dell’anima dentro di me somigliavano ai movimenti dei figli dentro il mio ventre, un moto leggero, un guizzo come in un sogno. Quando percepii per la prima volta questo debole movimento di sogno, esso mi scosse fino alle radici, disserrò la barriera che avevo in me… esplose in un fiume di lacrime.

Poi ci sono La sorella e Il posto di Annie Ernaux, Orma editore; Riparare i viventi di Maylis de Kerangal, Feltrinelli; Quando il respiro si fa aria di Paul Kalanithi, Mondadori; Era mia madre, di Iaia Caputo, Feltrinelli; Con molta cura di Severino Cesari, Einaudi. Infine Bestia di gioia di Mariangela Gualtieri, Einaudi.

Come sedimentino, nel proprio linguaggio, i libri che leggiamo, non saprei dirlo. So che ciascuno di questi titoli (e quanti ne avrò dimenticati), hanno trovato un posto dentro me. Mi colpisce che siano tutte scritture autobiografiche, credo mi abbia guidato verso di loro la medesima curiosità che mi porta verso le persone, il bisogno di confrontarmi con il vissuto degli altri come banco di prova dell’attendibilità della vita. Ho voluto citarne soltanto alcuni, senza appoggiarmi a loro, appoggiandomi invece alla traccia che mi hanno lasciato, concedendomi l’errore di citazione, la svista o il travisamento. L’ho fatto per amore di verità, la verità dei romanzi.

Bianca Francesca Pieri

IL LIBRO E L’AUTRICE – Costanza e Silvia si incontrano per caso in un’occasione di lavoro, non si conoscono, ma capiscono di essere legate da un’innata complicità. Così si raccontano tutto di loro stesse, compreso il desiderio di essere madri, che diventa il centro delle loro confidenze.
Costanza, trentacinque anni e un matrimonio solido, e Silvia, poco più grande di età e separata da poco, sono le protagoniste di Bianca (DeA Planeta), il romanzo d’esordio di Francesca Pieri, responsabile da alcuni anni dell’ufficio stampa di Donzelli Editore. A distanza di pochi mesi l’una dall’altra, si ritrovano entrambe in attesa di un figlio e messe alla prova dal destino. Vicine e lontane nello stesso momento, attraverseranno la rabbia, il rimpianto, la solitudine, la diffidenza, nel tentativo necessario di essere, nonostante tutto, madri. La storia, di ispirazione autobiografica, che asconde un’indagine sull’amicizia femminile e sui meccanismi che accompagnano le scelte più complesse, quelle che riguardano la maternità e la vita nel suo divenire.

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