Frida Kahlo è entrata nell’immaginario collettivo ed è soprattutto il suo volto a essersi imposto con ancor più incisività a livello commerciale. Ma a Milano è in arrivo una mostra che promette un inedito approfondimento, almeno per l’Italia, della sua figura iconica. Una possibilità di andare oltre il mito ripartendo dal suo talento artistico

Dal 1 Febbraio al 3 Giugno 2018 il Mudec di Milano ospiterà una retrospettiva su Frida Kahlo, intitolata Frida, oltre il mito. La rassegna raccoglie un centinaio di opere della pittrice messicana, non solo dipinti ma anche disegni, fotografie e materiale d’archivio. Una mostra quindi che promette un inedito approfondimento, almeno per l’Italia, della figura iconica e per certi aspetti mitica di Frida. Un lavoro reso possibile dal curatore Diego Sileo, specializzato in arte latinoamericana, ma anche grazie alla collaborazione internazionale di musei come il Dolores Olmedo di Città del Messico e l’archivio di Casa Azul, dimora dell’artista.

Grande è la fascinazione che Frida catalizza ancora oggi non soltanto come artista ma anche come donna. La sua vita molto sofferta – dal terribile incidente che sconvolse la sua infanzia al matrimonio infelice con Diego Rivera fino alla maternità mancata e alla militanza politica – non solo non le ha impedito di affermarsi come pittrice, dallo stile originale e per certi versi rivoluzionario, ma ne hanno anche fatto un simbolo di tenacia e anticonformismo.

Frida Kahlo

Particolarmente audace la sua rappresentazione del corpo femminile: ossessionata dall’autoritratto, non ha potuto fare a meno di eviscerare nei suoi dipinti il complicatissimo rapporto con il proprio corpo, malato e martoriato dalle ferite, conseguenti all’incidente del 1925 che l’ha costretta a periodi prolungati di immobilità. Tuttavia il dolore del corpo – spesso dipinto anche in maniera crudissima – è quasi sempre accostato a elementi fantastici, esotici o folkloristici, dai colori vividi, che suggeriscono una potenziale liberazione, un modo di lottare contro le condizioni materiali, una via d’uscita attraverso l’immaginazione.

Non stupisce che un’artista che si è riprodotta così tanto nelle sue opere sia poi diventata una vera e propria icona: estetica ma anche commerciale, scatenando una “mania” contagiosa verso il suo volto, dai tratti così pronunciati, che ha forse contribuito a disgiungere il suo aspetto dal suo talento. Il mercato “scolla” il segno dal suo significato, l’icona dal suo referente, separa inevitabilmente l’identità della persona dalle sembianze di quello che diventa un personaggio, l’attore di una scena decontestualizzata e soprattutto replicabile.

Frida Kahlo è entrata nell’immaginario ed è soprattutto il suo volto a essersi imposto con ancor più incisività a livello commerciale: campeggia su tazze, magliette, poster, tra le pagine dei diari, sulle copertine di Vogue, nei costumi di Carnevale, sui salvaschermi degli smartphone, negli avatar e nelle foto profilo dei social network.

Per scongiurare il pericolo di far diventare l’identità di Frida un feticcio, un simbolo dalla significanza vuota e relegare quindi la sua arte a orpello decorativo, non rimane che una sola cosa da fare: ammirare il suo talento nei luoghi deputati, in questo caso, alla mostra a lei dedicata.

L’AUTRICE – Qui gli articoli di Ilenia Zodiaco per ilLibraio.it

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