In attesa che lunedì il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino annunci il nuovo assetto, gli editori discutono sul futuro del Salone del libro di Torino

Nonostante i ritardi e le polemiche della vigilia, se si guarda all’affluenza dei lettori di tutte le età il Salone del libro di Torino è partito bene, con numeri simili a quelli dello scorso anno (edizione record) nei primi due giorni, a detta degli organizzatori. In attesa dell’affluenza (e delle vendite negli stand) nei giorni più importanti, il sabato e la domenica, e in attesa che lunedì vengano comunicate le date dell’edizione 2019 della manifestazione, a far discutere è proprio il futuro della rassegna. Si attende infatti che, probabilmente sempre lunedì, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino annunci il nuovo assetto.

Nel frattempo, anche gli editori si interrogano sul futuro. Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di GeMS (editore de ilLibraio.it, ndr) interpellato da Repubblica Torino sulla gestione futura della manifestazione si rivolge alla politica: “Ce lo devono dire Chiamparino e la sindaca Appendino cosa vogliono fare, quale modello organizzativo utilizzare dal prossimo anno”. GeMS quest’anno è tornato al Salone, dopo che nel 2017 aveva preso parte solo a Tempo di Libri, la nuova fiera milanese, mentre al Lingotto era presente con uno stand solo la torinese Bollati Boringhieri: “Non ho voluto io la frattura. Se è successo è perché questo evento e la fondazione che lo organizza avevano fortissimi problemi economici“. Conclude Mauri: “Per noi la cosa migliore sarebbe l’alternanza dell’evento, un anno a Torino e uno a Milano, ma non è detto che questo sia compatibile con l’esigenza di chi si occupa degli aspetti commerciali. Ma il doppio appuntamento nelle due città tutti gli anni è troppo impegnativo per gli editori e non certo per le tariffe degli stand”.

Anche Antonio Sellerio, da sempre sostenitore del Salone di Torino, si rivolge alla politica: “Ora tocca agli enti locali dirci come pensano il futuro dell’evento”. E precisa, sulle voci relative alla futura gestione circolate nei giorni scorsi: “Non penso che entrerò nell’organismo che gestirà l’evento commerciale, se ci sarà“.

Lo stesso direttore Nicola Lagioia, sempre via Repubblica Torino, ammette che “è difficile lavorare con queste incertezze”. Soprattutto perché manifestazioni di questo tipo si organizzano in larghissimo anticipo (vedi l’esempio della Buchmesse di Francoforte).

 

 

Commenti