"In ogni religione ci sono precise regole alimentari che prescrivono i cibi che si possono mangiare e quelli proibiti. Gesù, che ha sollevato gli uomini dalla schiavitù della religione, li anche liberati da queste proibizioni...". Su ilLibraio.it l'intervento del biblista frate Alberto Maggi: "Il Cristo, che ha compiuto a mensa la sua rivoluzione, invita i discepoli a non creare problemi a tavola"

“UCCIDI E MANGIA!” (At 10,13)

In ogni religione ci sono precise regole alimentari che prescrivono i cibi che si possono mangiare e quelli proibiti. Gesù, che ha sollevato gli uomini dalla schiavitù della religione, ha liberato da queste proibizioni (Gal 5,1). Per questo egli osa svincolare i suoi dalle rigide osservanze contenute nel Libro del Levitico, dove un intero capitolo è dedicato alla distinzione tra gli animali puri e quelli impuri, quelli che si possono mangiare e quelli che non si possono neanche toccare. Con il suo insegnamento Gesù “rendeva puri tutti gli alimenti” (Mc 7,19), invalidando, di fatto, le parole della Legge.

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La preoccupazione di Gesù non riguarda soltanto gli alimenti, ma il fatto che la distinzione tra il puro e l’impuro dal cibo si estenda poi alla relazione tra le persone. Pertanto non si tratta di un problema di alimentazione, ma di comunione. Per questo, in maniera molto chiara, Gesù invita i discepoli a non creare problemi a tavola: “Mangiate quello che vi sarà offerto” (Lc 10,7-8). La mensa, per Gesù, dev’essere un fattore di unità, e mai di divisione. Chi scarta un alimento finisce inevitabilmente per creare un clima di distinzione e di separazione anche dall’altro commensale. L’insegnamento di Gesù porta così a superare i pregiudizi religiosi sul cibo, per essere capaci di mangiare anche alla mensa di un impuro pagano, e Paolo afferma: “Se un non credente vi invita e volete andare, mangiate tutto quello che vi viene posto davanti, senza fare questioni per motivo di coscienza” (1 Cor 10,27).

Non sarà facile per i suoi seguaci comprendere e accettare queste parole, perché certe tradizioni, raggruppate da Paolo nelle tre proibizioni “Non prendere, non gustare, non toccare” (Col 2,21), si radicano nel DNA religioso delle persone. Ne sa qualcosa Simon Pietro, che opporrà una caparbia resistenza a questa lezione del suo maestro. Negli Atti degli Apostoli si descrive il lungo sofferto travaglio che accompagna questo discepolo fino alla sua conversione, con l’accettazione finale del messaggio liberante del Cristo. Narra Luca che mentre Pietro si trovava a Giaffa, fu rapito in estasi, e “vide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: Coraggio, Pietro, uccidi e mangia! Ma Pietro rispose: Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro. E la voce di nuovo a lui: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano” (At 10,10-15).

Quando finalmente Pietro vince le sue resistenze, ecco che gli vengono incontro dei pagani. Il discepolo comprende che non si trattava soltanto di una questione di cibo, ma di superamento delle divisioni razziali e religiose, e accoglie i pagani dicendo: “Voi sapete che a un Giudeo non è lecito avere contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo” (At 10,28). L’accettazione dell’insegnamento di Gesù, che non esiste alcun cibo impuro, gli ha fatto comprendere che, ugualmente, non esistono persone impure.

Nei vangeli l’importanza del cibo è tale che Gesù stesso si offre come nutrimento per i suoi, e si fa pane, l’alimento che dona la vita, e vino, la bevanda che la rallegra. Diffamato come “un mangione e un beone” (Mt 11,19), Gesù non se ne cura, lo si vede presente ai pranzi sia con la feccia della società che con i pii farisei, che scandalizza ignorando le obbligatorie abluzioni prima di prendere il cibo (Lc 11,38). Il Cristo ha compiuto a mensa la sua rivoluzione: non si era mai visto un capotavola che servisse anziché essere servito (Lc 22,27), e per far comprendere la realtà del Regno dei cieli non trova di meglio che paragonarlo a un pranzo nuziale con buoi e animali ingrassati (Mt 22,4). La prima preoccupazione per Gesù, non appena risuscitata la figlia del capo della sinagoga, fu quella di raccomandare di darle da mangiare (Mc 5,43) e, una volta risuscitato, una delle prime azioni che il Cristo compie è quella di preparare e offrire da mangiare pane e pesce ai suoi discepoli (Gv 21,13). Il cibo è importante, e deve essere fattore di unità e di gioia, come la sapienza biblica da sempre ha insegnato: “Su, mangia con gioia il tuo pane e bevi il tuo vino con cuore lieto” (Qo 9,7).


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