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Giorno della Memoria 2019: tanti nuovi libri per non dimenticare la Shoah

di Redazione Il Libraio

Anche quest'anno, in occasione del 27 gennaio, Giorno della Memoria, sono numerose le novità in libreria, tra romanzi, saggi e biografie. Ecco una selezione di libri che possono aiutare a non dimenticare la tragedia della Shoah


Ogni anno, il 27 gennaio, Giorno della Memoria, vengono commemorate le vittime dell’Olocausto (proprio il 27 gennaio 1945, infatti, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz). Anche in vista del 27 gennaio 2019 escono nuovi libri a tema, tra romanzi, saggi e biografie. A seguire, una selezione (non in ordine di importanza) di alcune novità in libreria, che possono aiutare a non dimenticare la tragedia della Giorno della Memoria 2019: tanti nuovi libri per non dimenticare la Shoah e del nazismo.

I sogni calpestati

L’opera prima del reporter di guerra Sébastien Spitzer, I sogni calpestati (pubblicato da Ponte alle Grazie e tradotto da Francesco Bruno) racconta le storie di tre donne nella primavera del 1945: la piccola Ava, che ha passato la sua vita a nascondersi e fuggire; Magda Goebbels, la donna che si è data tutta alla causa del nazismo; Lee Meyer, una fotografa americana che si trova a dipanare i fili di un racconto tragico. Tre destini apparentemente lontani che finiscono per incrociarsi in modo insospettabile. Quello di Spitzer è un racconto in bilico tra finzione e storia, e tocca le verità indicibili sepolte fra gli ultimi strascichi della Seconda Guerra Mondiale. La storia dell’Europa nel suo periodo più tetro…

La lettera perduta

La lettera perduta di Jillian Cantor (in Italia proposto da Sperling & Kupfer e tradotto da Federica e Stefania Merani), è un romanzo ispirato a storie vere risalenti ai tempi dell’Olocausto e della Seconda Guerra Mondiale. Kristoff, apprendista di Frederick Faber, un mastro incisore specializzato in francobolli, è costretto a mandare avanti l’attività da solo e al servizio dei nazisti, dopo che il suo mentore scompare durante la Notte dei Cristalli. Quando viene convinto da Elena, la figlia di Faber, della quale è perdutamente innamorato, il giovane si unisce alla resistenza, falsificando documenti e inviando messaggi in codice. Uno dei suoi francobolli, contenente un messaggio segreto, riesce ad arrivare intatto tra le mani di Katie, nella Los Angeles del 1989. La ragazza, aiutata dall’esperto di filatelia Bemjamin Grossman, si lancerà in questa avventura a ritroso nel tempo, collegando le due Berlino di inizio e fine secolo: una dominata dai nazisti e l’altra nel presente, che sta cambiando se stessa, e il mondo, con la caduta del Muro.

Wils

Jeroen Olyslaegers, scrittore belga insignito dell’Ark Prize for the Free World per il suo lavoro e il suo impegno sociale, scrive Wil (edizioni e/o, tradotto da Mario Corsi), la confessione sincera di un bisnonno che affida al nipote le proprie memorie. Nella fredda Anversa occupata dai nazisti, Wilfried Wils, poliziotto e aspirante poeta, è un ventenne in cerca d’identità. Durante le ronde notturne, le retate nelle strade del quartiere ebraico, le sbronze nelle birrerie e le feste nelle sale da ballo, Wilfried osserva, si dibatte tra gli ordini contraddittori che gli impone l’Arma, le dimostrazioni antisemite in cui viene trascinato dall’insegnante di francese e le attività della Resistenza in cui milita l’amico e collega Lode.

Prima del buio

Felix e Felka, vivono a Roma, nel 1933. Sono una coppia di artisti, lui tedesco e lei polacca, ma entrambi di origini ebraiche. Si vedono costretti a lasciare Roma, dopo che un collega offende Felix, proprio a causa delle sue origini. Per loro comincia così un lungo viaggio per l’Europa – visto che rientrare in Germania è impossibile -, alla ricerca di un luogo abbastanza sicuro da poter dare rifugio a due ebrei in fuga dalla furia nazista, ma anche abbastanza accogliente da essere definito “casa”. All’inizio scelgono la Riviera italiana, poi abbandonano l’Italia di Mussolini per trasferirsi a Parigi. Infine si stabiliscono a Bruxelles, dove provano a trovare un nuovo equilibrio e a ricominciare a dipingere, rinchiusi in un’angusta mansarda, nella speranza di sfuggire ai controlli della Gestapo. Prima del buio di Hans Joachim Schädlich (Guanda, con la traduzione di Silvia Albesano) è la storia dell’odissea di una coppia che, nonostante anche la persecuzione si insinui a tradimento nelle loro vite, rimane unita, diventando il simbolo di una tragedia collettiva

Jakob il bugiardo

1945. Jakob Heym, si aggira tra le botteghe abbandonate dagli ebrei in un piccolo ghetto della Polonia occupata dai nazisti. Un giorno, per non aver rispettato il coprifuoco, si ritrova negli uffici del comando tedesco dove gli capita di ascoltare una radio. Così scopre che le truppe tedesche hanno respinto “l’attacco bolscevico a venti chilometri da Bezanika”, un paese non troppo vicino, ma nemmeno troppo lontano da quello in cui lui abita. Per dare a tutti gli altri la notizia dell’avvicinamento dei russi, Jakob sceglie la via della menzogna (non volendo dire di aver ascoltato la radio al comando nazista, rischiando di sembrare una spia) e quindi dice all’amico Mischa di avere una radio. La notizia si diffonde in fretta e Jakob inizia a divulgare finti bollettini di guerra, inventa avvenimenti e situazioni incoraggianti, perché la speranza rinasca e il ghetto si rianimi. Jakob il bugiardo (tradotto da Mario Devena per Neri Pozza), pubblicato per la prima volta nel 1968, è un’opera importante sul tema Shoah. Da questo libro di Jurek Becker è stato anche tratto il film omonimo, con Robin Williams nei panni di Heym.

Il filo di Auschwitz

Tomas Kiss ha quattordici anni e, con disappunto del padre, non ne vuole sapere di imparare il mestiere di sarto. Purtroppo, nell’Ungheria del 1944, questo diventa presto l’ultimo dei suoi problemi, specialmente in una piccola comunità ebraica come la sua. Dopo un rastrellamento, tutta la famiglia Kiss viene trasferita ad Auschwitz. Qui Tomas perde subito di vista i suoi familiari, tranne il padre, con cui combatte una lotta per la sopravvivenza quotidiana. Paradossalmente, per salvarsi, è costretto ad avvicinarsi a quel mestiere che tanto odiava, imparando a cucire le divise degli ufficiali e rappezzare quelle dei prigionieri. Sopravvivono entrambi, ma il Tomas che esce dal campo di concentramento è drasticamente cambiato e solo quando si trasferirà a Parigi, aiutato da una variegata comunità ebraica francese, riuscirà a trovare la sua strada. Il filo di Auschwitz (Corbaccio, tradotto da Lucia Corradini Caspani) è il libro di Véronique Mougin, che racconta i cambiamenti di chi affronta non solo la normale crescita, ma anche la ricostruzione del proprio io dopo aver affrontato l’inferno ed esserne sopravvissuto.

Il mostro della memoria

Ritenuto non idoneo a intraprendere la carriera diplomatica, il protagonista accetta una borsa di studio per un dottorato di ricerca sulla Shoah. Per arrotondare lo stipendio decide di accompagnare in veste di guida gruppi di studenti, di politici e di ufficiali dell’esercito israeliano in visita ai campi di concentramento nazisti in Polonia. Le sue capacità oratorie fanno sì che diventi sempre più apprezzato e richiesto. Tuttavia, per quanto cerchi di mantenere un atteggiamento distaccato verso gli orrori che descrive, qualcosa si incrina in lui e viene risucchiato in una spirale di squilibrio dove rischia di perdersi definitivamente. Il mostro della memoria (e/o, tradotto da Alessandra Shomroni) è il nuovo romanzo di Yishai Sarid, già conosciuto per il romanzo Il terzo tempio (Giuntina 2018), vincitore nel 2016 del Premio Bernstein.

Gli uomini con il triangolo rosa

Heinz Heger è lo pseudonimo dietro cui si celano due persone: Josef Kohout, omosessuale sopravvissuto ai campi di sterminio (la cui esperienza ha ispirato il libro) e il suo amico Hans Neumann, che ha scritto il testo basandosi sulle interviste a diversi sopravvissuti. Gli uomini con il triangolo rosa (Sonda, tradotto da Gabriele Lenzi), è un romanzo che parla degli orrori subiti nei lager da una minoranza fra le minoranze: le persone omosessuali, identificate nei campi con il triangolo rosa cucito sul petto. Insieme agli ebrei, tra i prigionieri più odiati e discriminati. Allo storico e giornalista Giovanni dall’Orto si deve un contributo che analizza le condizioni degli omosessuali in Italia durante il periodo fascista.

Stella

Nella Berlino degli anni ’40, Fritz, un ragazzo di origini svizzere, cerca di inseguire le sue ambizioni artistiche. Qui incontra una ragazza, Kristin, bella e sicura di sé, che lo porta in giro tra locali notturni e posti che lui non avrebbe mai trovato senza l’aiuto di lei. Kristin, inoltre, sembra conoscere le regole non scritte dei nazisti e come funzionano le cose. Un giorno, però, la donna sparisce misteriosamente, e quando ricompare risulta evidente che è stata torturata: la verità che viene a galla è che Kristin in realtà si chiama Stella ed è di origini ebraiche. Fritz rimane sconvolto, ma decide di rimanere al suo fianco, anche dopo aver scoperto che Stella sta cercando di salvare i suoi genitori dal campo di concentramento tradendo e denunciando altri ebrei nascosti. Stella (tradotto da Nicoletta Giacon per Feltrinelli), è un romanzo di Takis Würger, giornalista d’inchiesta per il giornale tedesco Der Spiegel.

Noi, i salvati

Noi, i salvati (pubblicato da Nord e tradotto da Alessandro Storti) è un libro ispirato alla storia vera della famiglia della stessa autrice, Georgia Hunter. Nel settembre del 1939, in una Polonia sempre meno sicura per gli ebrei, i fratelli Kurc devono arrendersi all’evidenza: è necessario scappare. Così, per sfuggire al nazismo, sono costretti a dividersi: chi prova a imbarcarsi per il Brasile, chi scappa in Russia, chi si nasconde in piena vista con una falsa identità ariana. I Kurc (Addy, Mila, Genek e Jakob) dovranno adattarsi a questa nuova esistenza, affrontando la fame e il freddo, la solitudine e le persecuzioni, senza sapere se il prossimo passo li farà cadere tra le mani del nemico o li porterà più vicini a un porto sicuro. Sarà proprio grazie alla loro determinazione che riusciranno a salvarsi e che alla fine della guerra potranno ritrovarsi.

L’ultima volta che siamo stati bambini

Cosimo, Italo e Vanda sono bambini di appena dieci anni, cresciuti troppo in fretta a causa della Seconda guerra mondiale. Mentre il loro paese cade a pezzi, i tre, di fronte alla scomparsa di un amico ebreo, non hanno dubbi: devono partire per una missione di soccorso. La loro fuga darà il via a una seconda, disperata missione di soccorso, quella di una suora e di un militare in convalescenza che subito si mettono sulle loro tracce. Fabio Bartolomei, autore di Giulia 1300 e altri miracoli, da cui è stato tratto il film Noi e la Giulia, diretto da Edoardo Leo, scrive L’ultima volta che siamo stati bambini, una storia di coraggio e amicizia, che ci ricorda quanto, in tempi bui, il più piccolo gesto di ognuno di noi può fare la differenza.

Il dottore di Varsavia

Misha è un giovane studente ebreo. Quando assiste alla prima lezione del dottor Korczac, capisce subito che il suo destino è diventare un insegnante. Korczac, oltre a essere famoso in tutta la Polonia per i suoi rivoluzionari metodi educativi, è anche il direttore di un orfanotrofio e fa da padre ai 200 bambini che vi alloggiano. Misha si offre come volontario per aiutare il dottore nell’istituto e, proprio in quel periodo, incontra Sophia, una studentessa di pedagogia che condivide i suoi stessi sogni. Finché, in un giorno del 1937, appare uno striscione minaccioso sull’ingresso: ”Via gli ebrei dall’università”, e Korczac è costretto a interrompere bruscamente le sue lezioni. Nel frattempo, un muro di mattoni divide il ghetto dal resto della città e le vite di Misha e Korczac diventano una continua lotta per la sopravvivenza, soprattutto di quella dei bambini di cui si occupano. Elisabeth Gifford scrive il romanzo Il dottore di Varsavia (Giunti, tradotto da Roberto Serrai) che si basa sulla storia vera di Misha e Sophia e sul diario del dottor Korczac.

La speranza di un bacio ci ha salvati

“In un universo di negazione, la forza della speranza è stata la mia fonte di sopravvivenza”. Raphaël Esrail nel libro La speranza di un bacio ci ha salvati (tre60, tradotto da Maddalena Togliani) descrive la sua esperienza nei campi di sterminio. Arrestato nel 1944, viene subito deportato a Drancy, dove conosce una giovane donna, Liliane Badour: basta uno sguardo per farli innamorare. Ma il destino li divide, lui viene deportato ad Auschwitz e assegnato alla Union-Werke, lei è trasferita a Birkenau. Pur consapevole degli orrori perpetrati nei campi di sterminio, Raphael non cessa mai di sperare di rivederla. Scampa per miracolo alle camere a gas, all’impiccagione dopo un tentativo di evasione, alle marce della morte, ma quando viene liberato dagli americani corre subito a cercare Liliane, che ritroverà a Lione. La testimonianza di un uomo che non ha mai perso la speranza, raccontata dopo quarant’anni.

Gino Bartali – Una bici contro il fascismo

Alberto Toscano analizza la figura del ciclista Gino Bartali, vincitore di tre Giri d’Italia e due Tour de France, nel libro Gino Bartali. Una bici contro il fascismo (Baldini+Castoldi). Un uomo giusto, che preferiva inimicarsi il potere piuttosto che concludere una gara col saluto romano. La sua religiosità ha giocato un ruolo importante nel dinamismo della rete clandestina, nata nel 1943, per nascondere e salvare molti ebrei, per i quali procurava i documenti falsi, che nascondeva nell’intelaiatura metallica e nella sella della sua bicicletta.

Dove finisce la notte

Monaco, 1990. Una lettera inaspettata, datata 1944, è destinata a cambiare la vita di Martha Wiesberg. La donna, sopravvissuta agli orrori della guerra, è spaventata dal segreto nascosto in quelle parole e che la riportano agli anni dell’ascesa di Hitler e del Terzo Reich. Martha non ha scelta: deve partire per un luogo che solo lei conosce, anche a costo di abbandonare la nipote, Maya. E sarà proprio Maya, nel 2016, che cercherà di far luce sulla morte della nonna. Dove finisce la notte (Garzanti) è l’esordio letterario di Daniela Tully, che in passato ha collaborato al successo di progetti cinematografici come i film Contagion, Marigold Hotel e il vincitore del premio Oscar The Help.

Il viaggiatore

1938. Otto Silbermann, commerciante ebreo, è riuscito a sottrarsi al pogrom della Notte dei Cristalli. Adesso però perde il lavoro, il suo status, le sue amicizie ed è costretto a lasciare la sua casa. Si ritrova con una valigia piena di contanti, sulla strada. Impossibilitato a lasciare la Germania, scappa di città in città: Berlino, Amburgo, Norimberga, Aquisgrana. Passa settimane intere sui treni. Otto sa di essere in trappola, ma non può fermarsi e smettere di cercare un riparo. Il viaggiatore (Rizzoli) è stato riscoperto soltanto nel 2018, quando è stato pubblicato in Germania, l’autore Ulrich Alexander Boschwitz (1915-1942), figlio di un commerciante ebreo, durante la Seconda guerra mondiale, nonostante le origini ebree, fu espulso dall’Inghilterra in quanto cittadino tedesco e deportato in Australia. Nel 1942, imbarcatosi su una nave che trasportava esiliati di rientro in Europa, morì durante l’affondamento della nave stessa, bombardata dalla marina tedesca.

La sartoria di via Chiatamone

Quando il 5 maggio del 1938 Carolina Esposito, abile sarta napoletana, vede dal balcone del suo salotto la berlina con Hitler e Vittorio Emanuele sfilare lungo via Partenope, intuisce con anticipo quello che tanti napoletani capiranno soltanto molto più tardi: la guerra ci sarà. In quell’istante Carolina capisce anche che la sua sartoria sarà lo strumento per superare gli anni difficili, per salvare la usa famiglia e gli amici dalla fame, dalla paura e dall’orrore del conflitto. Marinella Savino (classe ’65) ripercorre gli anni drammatici della guerra e dell’occupazione da un punto di vista femminile, con una prosa espressiva nella quale il vernacolo napoletano si innesta dentro la lingua italiana. La sartoria di via Chiatamone (Nutrimenti) è il suo primo romanzo ed è stata, proprio con questo libro, finalista della trentunesima edizione del Premio Italo Calvino.

Un mondo migliore

Michael Hansen, un giovane soldato americano nato da genitori tedeschi, nel 1945, durante gli ultimi giorni della guerra, viene mandato in missione per trovare e interrogare Karl Wagner, amico del defunto scienziato Alfred Ploetz che aveva creato il progetto “igiene della razza”, sul quale si erano poi fondate le ideologie del Reich. L’obiettivo è farsi spiegare come si diventa nazisti, come dal solidarismo possa generarsi l’eliminazione dei deboli. Un mondo migliore (Sellerio, tradotto da Matteo Galli) di Uwe Timm segue le orme di un resoconto che inizia dalla seconda metà dell’Ottocento.

Piccola autobiografia di mio padre

Daniel Vogelmann (fondatore della Giuntina) scrive Piccola autobiografia di mio padre (Giuntina), un libro in cui racconta quel poco di cui è a conoscenza della vita del padre. Le vicende di un uomo che ha sempre svelato poco di sé, della sua prigionia ad Auschwitz, in un tentativo di tramandare questa storia, prima di tutto alle sue bisnipoti: “Mio padre Schulim mi ha sempre raccontato poco della sua vita, e non solo riguardo alla sua prigionia ad Auschwitz. Certe cose, poi, le ho sapute soltanto molti anni dopo la sua morte, come, per esempio, che c’era anche lui nella lista di Schindler. E io, purtroppo, non gli ho mai chiesto nulla, anche perché è morto quando avevo solo ventisei anni. Qualcosa, però, è giunto miracolosamente fino a me, e così ho scritto questa piccola autobiografia per le mie nipotine. Ma non solo per loro”, scrive l’autore.

Breve storia della questione antisemita

Breve storia della questione antisemita (Bompiani) di Roberto Finzi, giornalista che collabora con diverse testate, è un saggio che analizza l’antisemitismo. Da un esperto di storia dell’antisemitismo e di storia della persecuzione antiebraica in Italia, un resoconto della “questione ebraica”, partendo dai pogrom in Russia fino al caso Dreyfus, dall’idea di un “complotto sionista” ai lager nazisti, fino ad arrivare alla contemporaneità.

Il ragazzo di Auschwitz

Il ragazzo di Auschwitz (Newton Compton, tradotto da Nello Giugliano) è la testimonianza scritta da Steve Ross, pseudonimo di Szmulek Rozental. Quando il 29 ottobre 1939 i nazisti marciano nel villaggio polacco dove abitava, Szmulek è costretto ad affrontare l’incubo dell’Olocausto. Grazie alla sua tenacia è riuscito a sopravvivere ad alcuni tra i più letali campi di concentramento, tra cui Dachau, Auschwitz, Bergen Belsen. Dopo la liberazione da parte degli americani, si è trasferito a Boston, dov’è impegnato a tenere viva la memoria degli orrori delle persecuzioni. Essere riuscito a sopravvivere a questo inferno lo ha spinto a combattere per raccontare alle generazioni future gli errori che non dovranno mai più essere commessi.

La stella di Andra e Tati

Quando anche gli ebrei italiani cominciano a essere deportati nei campi di concentramento nazisti, Andra e Tati sono solo due bambine. D’improvviso, si vedono strappare via tutto ciò che hanno; perfino la famiglia è travolta e straziata da eventi inspiegabili. Troppo piccole per capire, Andra e Tati si ritrovano da sole e piene di paura. Il mondo comincia a cambiare e diventa un incubo, un’ombra minacciosa che si diffonde ovunque e a cui sembra impossibile sfuggire. Andra e Tati sono solo due bambine, sì. Ma non smettono di sperare e farsi coraggio a vicenda, unite e salvate dall’amore l’una per l’altra. La stella di Andra e Tati (DeAgostini) di Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro è la storia vera di due sorelline sopravvissute alla Shoah.

A un passo da un mondo perfetto

Daniela Palumbo, autrice di Le valige di Auschwitz, con A un passo da un mondo perfetto (Il Battello a Vapore) si dedica al tema dell’Olocausto, stavolta da un punto di vista inaspettato: i figli dei responsabili del genocidio. Iris è la figlia di un comandante di un campo di concentramento. Sarà solo conoscendo due prigionieri del campo e ascoltando i racconti di un suo compagno di classe che la piccola protagonista riuscirà a costruire la propria visione di ciò che sta accadendo. E, una volta capito l’orrore di ciò che il padre stesso aveva permesso e sostenuto, Iris dovrà vivere con il peso di essere “la figlia di…”, di aver fatto parte di un gioco terribile. Il racconto del conflitto interiore di chi, pur piccolo (o forse proprio perché tale), avverte che gli ideali nazisti trasmessi dai genitori sono sbagliati pur non riuscendo, almeno inizialmente, a contrapporsi a essi.

Irmina – Quando la guerra ti cambia la pelle

Quando Irmina si trasferisce a Londra, alla fine degli anni ’30, incontra Howard, uno dei primi studenti di colore a frequentare Oxford. Entrambi stranieri in una città sconosciuta, si avvicinano, fino a stringere un legame profondo. Ma la guerra è ormai vicina e li separa: la Germania cade sotto il controllo di Hitler e Irmina è costretta a tornare a Berlino, dove scopre quanto siano fragili i propri ideali davanti alle promesse del nazionalsocialismo. Che cosa succede quando la paura della povertà condiziona le nostre scelte? Barbara Yelin, autrice tedesca attiva nel mondo del fumetto, risponde a questa domanda nel suo Irmina. Quando la guerra ti cambia la pelle (Rizzoli Lizard) che, ispirato a una storia vera, è il suo esordio italiano.

Fu Stella

Fu Stella (Lapis edizioni), scritto da Matteo Corradini, è il racconto di dieci ebrei diversi (giovani e vecchi, ragazzi e ragazze) colpiti dalla discriminazione, dalla deportazione, dalla Shoah. Nel progetto di sterminio attuato dalla Germania nazista e dai suoi alleati tra il 1935 e il 1945, molti ebrei vennero costretti a cucire sopra i vestiti una stella a sei punte di stoffa. Milioni di stelle hanno seguito il destino dei loro proprietari e spesso sono state le uniche testimoni della violenza, delle leggi razziali, delle deportazioni. Le tavole di Vittoria Facchini restituiscono la drammaticità delle singole storie, linee e colori si incontrano e accompagnano il lettore in un viaggio introspettivo.