È in arrivo la versione definitiva dell'Harley Davidson elettrica: "La LiveWire". Ne scrive su ilLibraio.it Roberto Parodi, che torna in libreria con "Tropico dei perdenti": "Sono aperto alle novità ma resto comunque un motociclista old fashion che ha girato il mondo a bordo di una vecchia Harley-Davidson. Per adesso una moto elettrica non riesce ancora a farmi sognare spazi sconfinati e strade di polvere e terra..."

Gli appassionati ne parlano da settimane: è in arrivo la versione definitiva dell’Harley Davidson elettrica. “La LiveWire” sarà in mostra al Salone della moto di Milano, in attesa di entrare in produzione.

Ne scrive su ilLibraio.it Roberto Parodi, scrittore e giornalista, classe ’63. L’autore ha lavorato prima come ingegnere meccanico e poi nel mondo della finanza. Motociclista overland, è proprio raccontando i suoi viaggi che ha scoperto la passione per la narrazione. Ha condotto programmi di moto e viaggi, ha collaborato con le maggiori testate del settore e attualmente è direttore del mensile Riders Magazine. Dopo aver pubblicato con la casa editrice TEA Scheggia, ControsoleChiedi alla strada e La moto spiegata a mio figlio, torna in libreria il 6 dicembre con il suo nuovo romanzo, Tropico dei perdenti, sempre in uscita per TEA.

tropico dei perdenti roberto parodi

Incubo elettrico

di Roberto Parodi

Ogni volta che si parla di mobilità elettrica, mi viene in mente il film The Dilemma, con Vince Vaughn. È una commedia leggera (e pure deboluccia, con buona pace del regista Ron Howard) in cui il protagonista è roso dal dubbio se dire al proprio amico, e socio in affari, che sua moglie lo sta tradendo.

E fin qui la mobilità elettrica non c’entrerebbe nulla, fino al momento in cui i due riescono a vendere a un importante cliente, il loro progetto di una macchina elettrica che ha il rombo super sexy di una «vera» otto cilindri a V. Il trucco è un dispositivo collegato all’acceleratore che simula il ruggito del vero motore termico ormai obsoleto e non più eco-sostenibile; un piccolo dettaglio nell’equilibrio del film che però evidenzia un aspetto interessante con cui la mobilità elettrica dovrà prima o poi fare i conti (uno dei molti, secondo me).

Personalmente non sono un fanatico dell’elettricità, anche perché quando un trend assurge alla santificazione globale, istintivamente mi viene da pensare che, trascinati dall’entusiasmo generale, si rischi di non approfondirne correttamente ogni aspetto, ma non è questo il luogo dove sviscerare la questione: la direzione è chiara, ma su questo tema spero vogliate perdonare il mio approccio un po’ ruvido.

Sono aperto alle novità ma resto comunque un motociclista old fashion che ha girato il mondo a bordo di una vecchia Harley-Davidson e che continua a considerare la moto non solo come un mezzo di trasporto ma come un meraviglioso oggetto di sogno e di immaginazione, che ci completa che ci fa sentire noi stessi al centouno per cento. Un oggetto che tocca le nostre corde più profonde facendole suonare al rumore di due cilindri e al calore della testata. Forse ci arriverò anch’io ma per adesso una moto elettrica non riesce ancora a farmi sognare spazi sconfinati e strade di polvere e terra. Chissà, magari un giorno, ma per ora no.

Uno dei primi adesivi che avevo attaccato alla mia HD Road King 1340 è stato Loud Pipes Save Lives. Uno sticker provocatorio a favore delle marmitte illegali che ricordava come il rumore dello scappamento facesse notare la moto in mezzo ai grandi utenti della strada spesso distratti. 

Non forziamo l’evoluzione verso nuove logiche: se il futuro è elettrico, prima delle macchine e delle moto, dovremo preparare il campo dove questi mezzi dovranno potersi muovere, e non è una cosa da nulla.

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