"La visione distorta degli Stati Uniti e il dialogo tra i diversi generi sono il centro del mio romanzo". Con un libro ambientato in Alaska, a fine Ottocento, Hernan Diaz ha conquistato la critica

Hernan Diaz, l’autore di Borges, Between History and Eternity (Bloomsbury, 2012), è il direttore editoriale della Revista Hispánica Moderna (rhm), ed è direttore associato dell’Istituto ispanico presso la Columbia University.

Diaz, che vive a New York, sarà a Milano lunedì 25 giugno, alle 21, per presentare Il falco (Neri Pozza). L’appuntamento è alla Libreria Verso di corso di Porta Ticinese, dove Diaz dialogherà con Alessandro Bertante.

Il falco, finalista al Premio Pulitzer e al PEN/Faulkner Award 2018, è un libro che ha conquistato la critica Usa.

Hernan Diaz il falco

La trama del romanzo ci porta in Alaska, a fine Ottocento. Coperti di pellicce e incerate, gli uomini dell’Impeccable scrutano dal ponte della nave l’infinita distesa bianca che si spalanca davanti ai loro occhi. Il giovane e inesperto capitano li ha condotti in uno stretto dove grandi lastre di ghiaccio galleggianti hanno inevitabilmente intrappolato la goletta. Osservano annoiati il paesaggio quando una strabiliante apparizione cattura la loro attenzione: un gigante con barba e lunghi capelli bianchi emerge dai bordi di una fenditura nel ghiaccio completamente nudo. Strizzando gli occhi, l’uomo contempla per un istante il cielo senza sole e poi avanza deciso verso la nave. Sull’Impeccable la maggior parte degli uomini è composta da cercatori che si aggirano in quella terra vergine con la speranza di imbattersi in una vena miracolosa. Tra loro, molti hanno sentito parlare di un colosso dai capelli canuti chiamato il Falco. Un uomo dalle imprese mirabolanti: si dice che abbia ammazzato a bastonate una confraternita, ucciso a mani nude un orso nero o un puma, capeggiato tutte le Nazioni d’America, landa selvaggia e inospitale. Con le sue pelli di linci e coyote, castori e orsi e altre belve sconosciute, il gigante sale a bordo dell’Impeccable e dopo un po’ raggiunge i cercatori riuniti a poppa attorno a un fuoco.

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Intimoriti dalla sua presenza, in preda a un miscuglio di rispetto e terrore, attorno a quel fuoco gli uomini ascolteranno dalla sua voce la storia di Håkan Söderström, figlio di contadini in miseria di Tystnaden, in Svezia, cresciuto tra i boschi di conifere insieme al fratello Linus, partito con lui alla volta dell’America in cerca di avventura e fortuna, separato dal fratello a Portsmouth, sbarcato per errore in California anziché a New York. La storia dell’odissea di un ragazzo che, per ricongiungersi al fratello, attraversa deserti aridi e impietosi, conosce la solitudine e la privazione nel cuore selvaggio dell’America, si imbatte in individui di tutte le risme e sfugge diverse volte alla morte. La storia di Håkan chiamato The Hawk, il Falco, il gigante divenuto leggenda.

Intervistato dalla rivista Pangea, lo scrittore Hernan Diaz ha parlato, tra le altre cose, del suo rapporto con la letteratura italiana: “(…) Ho letto Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati molti anni fa, insieme ad altri libri sui deserti, di altre tradizioni (Lermontov, T. E. Lawrence, E. Gutiérrez, tra gli altri), e l’esperienza di quella lettura è stato il seme del mio progetto. Anche gli ‘spaghetti western’ di Sergio Leone sono stati cruciali. Questi film, girati in Spagna con molti autori europei, sono la prova che il West è totalmente immaginario, è uno spazio mitico, libero da ogni riferimento. Ho anche pensato alla Fanciulla del West di Puccini, dove due tradizioni immensamente diverse si incontrano: l’opera e il genere ‘Western’. La visione distorta degli Stati Uniti e il dialogo tra i diversi generi sono il centro del mio libro“.

 

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