Secondo Romano Montroni grande libraio e curatore di I libri ti cambiano la vita ISBN:9788830433304

Nel mio mestiere di libraio ho imparato che quasi sempre l’interesse nei confronti di un libro nasce dai racconti di chi lo ha letto: al di là delle scelte dettate dalle nostre curiosità, al di là delle recensioni, quello che davvero ci fa venir voglia di leggere un libro sono i commenti degli amici. Ho sempre insistito perché i “miei” librai scambiassero opinioni, con me e i colleghi, perché persino il cliente più timido, se sente un libraio che dice a un altro “Ieri sera non riuscivo a smettere di leggere”, non resiste: si avvicina per capire di che libro si tratta, e se possa piacere anche a lui. Se torna a chiederci consigli, poi, è una soddisfazione immensa.

È stato proprio riflettendo su questo – e su quanto per me, da ragazzino, sia stato decisivo il suggerimento di un libraio – che mi è venuta l’idea: chiedere indicazioni di lettura a chi i libri li scrive o ne ha fatto i propri compagni di vita e di lavoro. Ho interpellato un centinaio di amici, perché mi raccontassero qual è il libro che più di altri li ha entusiasmati, e quasi tutti hanno risposto con una generosità commovente: in parte, per l’amicizia che ci lega; ma soprattutto, penso, per un atto d’amore e di fiducia nei confronti dei libri, nel loro potere di toccare le nostre corde più sensibili, di prenderci, di emozionarci, a volte persino di stravolgerci. Insomma, di cambiarci la vita.

Personalmente, se potessi leggerei o rileggerei ognuno dei libri che questi stupendi lettori hanno proposto: attraverso Ritratto di signora, Serena Dandini mi ha spiegato che i personaggi a volte escono dai romanzi per trasferirsi nelle nostre vite; Andrea Camilleri ha saputo esprimere in una sola pagina, intensissima, tutta l’importanza che La condizione umana ha avuto nella sua formazione; Simonetta Agnello Hornby mi ha fatto conoscere la raffinatissima Storia di Genji, scritta in Giappone ottocento anni fa (sì, ottocento!); e ho scoperto che, se non avesse letto i Racconti del terrore di Poe, forse Stefano Benni non sarebbe diventato uno scrittore. Questo, solo per citarne alcuni! Anche se per concludere voglio ricordare Lucio Dalla, che non avrà la gioia di vedere stampata la propria testimonianza su Io e Dio insieme a quella di Vito Mancuso, che racconta invece il proprio incontro, sedicenne, con la Bibbia…

Spero che chi prenderà in mano questo libro proverà quel piacere della lettura descritto così bene da Ezio Raimondi: “Sentivo per istinto che il rapporto con il libro annullava le differenze di classe. Non c’erano più i poveri e i signori, ma uomini liberi che esploravano il possibile e, attraverso il fantastico e la sua raffigurazione, cercavano un senso più profondo del reale; nei libri c’erano gli esseri umani, con le loro verità, le loro parole profonde, le parole che toccano, che lasciano nel lago del cuore una risonanza che si prolunga nel tempo e mobilita quel tanto che c’è nella nostra fantasia”. Ecco, sarei felice se i lettori si sentissero così, liberi e curiosi, e se, un libro dopo l’altro, avessero la consapevolezza di aver intrapreso un cammino in grado di portarli dove non avevano mai immaginato di arrivare.

Romano Montroni

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