Già dal titolo, "Il tuo nemico" di Michele Vaccari gioca su una forte dose di ambiguità. Un romanzo crudelissimo per la sua maniera di mettere in scena il rapporto tra generazioni diverse come un lungo match dove non esistono vincitori e vinti, solo fortunati e sfortunati...

Chi è davvero Gregorio Menclasi, l’ex adolescente che da una quantità apparentemente infinita di tempo se ne sta chiuso giorno e notte in una casa di Genova? È un campione di forza di volontà, dedito anima e corpo al progetto folle di non avere più a che fare con nessuno, salvo un padre e una madre sopportati a stento? Oppure è un disadattato come tanti, un ragazzo fragile tormentato dai bulli a cui è mancato lo scatto d’orgoglio necessario a fabbricarsi una vita migliore? Oppure, ancora, è la vittima di un disegno sinistro, manovrato non si sa bene come da poteri molto più grandi di lui?

Già dal titolo, Il tuo nemico (Frassinelli) di Michele Vaccari gioca su una forte dose di ambiguità. Sembra promettere risposte facili, poi va in tutt’altra direzione. Prende uno spunto che potrebbe benissimo uscire dalle pagine della cronaca locale italiana – la quotidianità di un appartenente alla famigerata categoria dei “neet”, quelli che non studiano, non lavorano, non sembrano cercare alternative o soluzioni al problema rappresentato dalla loro stessa esistenza – e invece ci porta in un contesto molto più vicino alla patologia che in Giappone ha un nome, hikikomori (“stare in disparte”, “isolarsi”), dove i campioni dell’auto-esilio sono in massima parte giovani uomini di classe media, che si seppelliscono nelle loro camere da letto tagliando i ponti con il resto del mondo.

frassinelli

L’astuzia di Vaccari, da romanziere, sta nel farci scoprire un po’ per volta il piccolo mondo domestico che al centro ha il suo Gregorio, la prima e la più ingombrante presenza una coppia di genitori legati da un disamore cronico, due personaggi speculari, a loro modo demoniaci entrambi. L’inventiva, però, lo scatto che dice tutto sulle ambizioni dell’autore, sta nel racconto del mondo che esiste e continua a esistere oltre la soglia di casa Menclasi.

Per ovvie ragioni non è possibile rivelare troppo: basti sapere che Vaccari riesce a costruire un presente italiano alternativo, dove un piccolo incidente provocato dall’hacker Gaia, ovviamente svilita da una madre-incubo che la definisce “ribelluccia”, ha innescato una catena di conseguenze macroscopiche per tutto il paese.

Buona parte del bello sta nei tempi e nei modi con cui arriviamo a scoprire in quale contesto ci stiamo muovendo. Grazie a una scaltrissima costruzione basata sullo svelamento per gradi e sull’alternarsi dei punti di vista, arriviamo a scoprire, di preciso, quanto è cambiato il mondo che crediamo di conoscere, e le stesse categorie che useremmo per parlare della storia – “ambientazione realistica”, “dramma da camera”, “conflitti tra genitori e figli”, “famiglie con un passato pieno zeppo di orribili segreti” … – perdono di significato, una ad una, per poi sfumare in un lungo sogno ininterrotto a tinte forti.

Ecco, se mai c’è una cosa si può dire, perché è molto deliberata da parte di chi Il tuo nemico l’ha scritto: è un romanzo crudelissimo per la sua maniera di mettere in scena il rapporto tra generazioni diverse come un lungo match dove non esistono vincitori e vinti, solo fortunati e sfortunati. E se la simpatia, quasi per forza di cose, finisce per ricadere sui personaggi che nel libro appartengono alla categoria dei ragazzini, questo non succede perché loro siano migliori o più intelligenti di chi li ha preceduti, ma perché gli adulti, quasi senza eccezione, sono corrotti, meschini, intestarditi a mandare avanti la vita – loro e altrui – nel peggiore dei modi. Ci vuole coraggio a prendere determinate premesse e portarle alle loro conseguenze estreme: Vaccari l’ha fatto. Questo, almeno, gli va riconosciuto.

L’AUTRICE – Scrittrice, traduttrice e giornalista, Violetta Bellocchio (nella foto di Valentina Vasi) è l’autrice del memoir Il corpo non dimentica (Mondadori, 2014). Ha fatto parte di L’età della febbre (minimum fax, 2015) e di un’altra antologia, Ma il mondo, non era di tutti? (Marcos y Marcos, 2016), curata da Paolo Nori. A sua volta ha curato l’antologia di nonfiction Quello che hai amato. (Utet, 2015). Il suo nuovo romanzo è Mi chiamo Sara, vuol dire principessa (Marsilio). Ha inoltre fondato la rivista online Abbiamo le prove nel 2013, e l’ha seguita personalmente fino al 2016. Qui i suoi articoli per ilLibraio.it.

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