Come la digital disruption ha trasformato le industrie creative (editoria libraria - di varia e scolastica -, musica, tv e cinema, quotidiani)? - L'incontro a Tempo di Libri

Come la digital disruption ha trasformato le industrie creative (editoria libraria – di varia e scolastica -, musica, tv e cinema, quotidiani)? Quali sono stati i cambiamenti nei modelli di fruizione da parte dei consumatori? E quali i nuovi business model? A Tempo di Libri si parla dell’impatto del digitale sulle industrie creative, in un incontro organizzato da ilLibraio.it, in cui viene approfondita la sfida dei giganti tecnologici: Amazon, Apple, Facebook, Google, Netflix, Spotify…

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A parlare di questi temi, Ferruccio de Bortoli, grande nome del giornalismo, ex direttore del Corriere della Sera e attuale presidente della casa editrice Longanesi; Irene Enriques, direttore della casa editrice Zanichelli; Gino Roncaglia, saggista e docente d’informatica all’Università della Tuscia; Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, casa produttrice di serie tv di successo (Gomorra e Suburra, solo per fare due esempi); Enzo Mazza, direttore della FIMI, Federazione Industria Musicale Italiana. A moderare l’incontro il Chief Digital Officer di GeMS, Alessandro Magno.

Magno mostra, attraverso la sua presentazione, come i consumi musicali pro capite crescano negli ultimi 15 anni, e come, però, i ricavi calino esponenzialmente. A commentare il fenomeno, Enzo Mazza.

slide alessandro magno digitale tempo di libri 2018

Mazza parla dell’evoluzione dell’industria musicale: “In questi anni si consuma molta più musica rispetto a vent’anni fa. Si è passati dalla pirateria allo streaming, passando per iTunes e Youtube. Interessantissimo è anche il fatto che ora la musica è diventata una questione social, con la possibilità di condividere ‘live’ i propri brani preferiti, creando delle vere e proprie community”.

Prima della rivoluzione dello streaming, un artista poteva quantificare le vendite attraverso il numero delle copie dei dischi venduti. Oggi, con l’avvento del digitale, il discorso è più complesso: il prestigio non viene più misurato concretamente e numericamente, ma entrano in gioco altri fattori, come le visualizzazioni: “Una delle difficoltà maggiori che in casa discografica si riscontra è proprio spiegare a un giovane cantante che fare un miliardo di visualizzazioni non è proprio come vendere un miliardo di copie”, scherza Mazza. E l’era dello streaming ha prodotto anche un dato positivo: la pirateria è quasi debellata: “Oggi i dischi escono nello stesso istante in tutto il mondo, rendendo i ricavi e la disponibilità del prodotto globali. Abbiamo creato consumatori continuativi e fidelizzati”.

La pirateria invece è, a oggi, il principale problema che affligge l’industria del cinema. Lo sottolinea Tozzi: “La distruption si è manifestata proprio nell’industria cinematografica. La gente ha meno tempo per andare al cinema, piuttosto preferisce l’on demand, o meglio ancora la pirateria. Mai visti tanti film pagati così poco“.

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La situazione cambia drasticamente – e positivamente – se si parla di serie tv. Il mondo dell’audiovisivo sta vedendo risorgere un concetto che, ricorda Tozzi, abbiamo inventato in Italia negli anni ’50: la script television (o, per dirla alla nostra maniera, lo sceneggiato). Racconta Mazza: “Negli ultimi anni si sono moltiplicati i players e i media – Netflix in primis – ma, soprattutto, i ‘non-media’ si trasformano in media (da Amazon a Telecom Italia, con Timvision). L’Italia si colloca molto bene: (siamo passati dai duecento ai trecentosessanta milioni di incassi), e a oggi abbiamo il 20% di richiesta di sceneggiati italiani”. La parola d’ordine, in questo nuovo contesto, è originalità. Tozzi azzarda una definizione particolare per le serie tv: sono il ‘romanzo del terzo millennio’, che ha abbattuto le barriere linguistiche con l’aiuto dei sottotitoli.

Per quanto riguarda l’industria dei quotidiani, invece, abbiamo visto uno scenario drammatico, ma in US e altri Paesi alcuni quotidiani di qualità (NYT, WP) stanno finalmente guadagnando dal digitale, attraverso gli abbonamenti più che con la pubblicità online. “C’è un paradosso grandissimo nel mondo della stampa”, spiega de Bortoli, “le vendite declinano, in tutto il mondo, ma i quotidiani non sono mai così letti in altre forme come in questo momento. Il problema è che non sono pagati. Certo, gli adv si sono dimezzati e i ricavi di Google sono aumentati a dismisura: ma la credibilità dipende da ciò che si scrive, non dal mezzo”.

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Alla domanda di Alessandro Magno “e allora dove sono i segnali positivi?”, de Bortoli è certo: “Innanzitutto un ottimo segnale arriva dagli abbonamenti digitali: The Washington Post ha raggiunto cifre importantissime annue in sottoscrizioni digitali; oltre a questo, il proprietario (Jeff Bezos, proprietario anche di Amazon, ndr) ha investito massicciamente sulle competenze giornalistiche. Di certo il governo Trump, in questo senso, è stato provvidenziale”. E in Italia? “La chiave è certamente l’incontro delle varie forme: sceneggiature, audiovisivo, la collaborazione di questi mezzi porta a una maggiore credibilità, che è ciò che il pubblico vuole”. E il consiglio finale: “Il guadagno derivato dalla diffusione e dalla pubblicità scende, il prezzo degli abbonamenti è aumentato troppo. Bisognerebbe trovare forme di pagamento separate per pubblici distinti, quasi personalizzandolo”.

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Se il digitale si sta prepotentemente affiancando – o sostituendo – ai supporti fisici (per la musica è scomparso, per i quotidiani la strada sembra quella), diversamente accade nell’industria libraria. Partendo dalla scolastica, la parola va a Irene Enriques: “In Italia la scolastica non sta subendo la disruption digitale. Esistono certamente due canali separati che provocano perdite all’industria, ovvero il mercato dell’usato per quanto riguarda la scolastica e l’autoproduzione dell’universitaria. Mi riferisco alle dispense, ai libri fotocopiati. Certo, rispetto ad altre industrie il loro ruolo è marginale”. Per quanto riguarda, invece, la coesistenza di digitale e cartaceo, Zanichelli ha proposto una serie di libri misti, all’interno dei quali c’è la possibilità di utilizzare alcuni codici che permettono di aprire intere sezioni sul supporto digitale. Inoltre, l’idea è di operare sulla formazione degli insegnanti, che non possono assolutamente esentarsi dall’imparare a convivere con il digitale, e di inserire la fibra nelle scuole italiane, possibilmente entro il 2020. E gli smartphone? “Ormai bisogna capire che gli studenti hanno in mano dei veri e propri pc, su cui passano quasi la totalità del tempo. Vero è, però, che lo schermo distrae: credo che la carta rimarrà, finché si tratterà di capire un testo”.

E questo è proprio l’argomento principe di Gino Roncaglia. Come si accennava sopra, il digitale non può sostituire – o almeno, non ancora – il cartaceo, per un motivo semplicissimo: “ I libri elettronici non possono fare le cose che fai sulla carta. Non parlo solo della sottolineatura: quando leggi sulla carta, stai seguendo le righe, ma intanto hai un occhio globale all’intera pagina, come se questa fosse una mappa. Tu, lettore, ricordi una parola che magari era in una certa posizione, e questo permette una cosa meravigliosa come le associazioni di pensieri. La pagina diventa un oggetto concreto, quasi disegnato”. E per quanto riguarda gli ebook, Roncaglia ha le idee chiare: “Ci sono pochi lettori puri, che utilizzano solo l’ebook insomma. Molti hanno provato, molti leggono qualcosa in ebook e il resto cartaceo. Ma la carta, come diceva Enriques, rimane salda laddove bisogna riflettere”.

Roncaglia, tra l’altro, è autore de L’età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale (Laterza), in uscita la prossima settimana, un’occasione per approfondire i temi trattati.

Ma su una questione i relatori concordano: in un’era in cui il digitale prorompe, distrugge ciò che c’era come un’onda anomala incontrollata, rimane salda una questione: fino a quando la qualità, l’originalità del prodotto, il lavoro umano e la forza di volontà verranno incentivati, la cultura può solo fare passi avanti.

In qualunque forma venga trasmessa.

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