Intervista a Ildefonso Falcones autore di La cattedrale del mare ISBN:9788830424296

In Spagna ha venduto oltre un milione di copie e già si parla del film che ne verrà tratto e di diritti di traduzione venduti in oltre 20 paesi del mondo. È stato paragonato ai Pilastri della terra di Follett e a Dumas. È arrivato anche in Italia in questi giorni il romanzo d’esordio di un avvocato spagnolo: La Cattedrale del mare di Ildefonso Falcones. Ambientato nella Barcellona cupa del XIV secolo, è un grande affresco storico che mescola intrighi e avventura, amori e persecuzioni religiose. Un fenomeno editoriale senza precedenti. Abbiamo intervistato l’autore in esclusiva per InfiniteStorie.

D. Ci racconta come un avvocato decide di esordire nella narrativa e che cosa ha provocato questo successo nella sua vita?

R. Faccio l’avvocato da 25 anni e sono un lettore vorace. Per interesse personale e per esigenze di studio legate alla mia professione ho approfondito il periodo storico del Medio Evo e la legislazione in Catalogna, regione a me più vicina. Ho poi seguito alla lettera le Cronache del re Pietro III il Cerimonioso. Da queste ricerche mi sono fatto un’idea di come viveva la gente a quell’epoca. Il passaggio alla scrittura è stato breve. Che cosa è cambiato nella mia vita? Anzitutto ho dovuto organizzarmi, dedicando alla scrittura un’ora al giorno al mattino (dalle 8 alle 9), e poi le sere, i week-end, compatibilmente con la famiglia (sono sposato e ho 4 figli, alcuni anche piccoli). Il successo mi ha piacevolmente sorpreso.

D. È stato facile pubblicare? È successo subito, al primo tentativo?

R. No. Per prima cosa, trovandomi alla fine di questo lavoro con oltre 600 pagine, avevo bisogno di capirne il senso, il valore. Mi sono rivolto a una scuola di scrittura e poi, rassicurato, l’ho proposto a varie case editrici. Ho raccolto qualche no e alla fine un contratto.

D. Se dovesse definirsi come lettore, che cosa direbbe di sé?

R. Sono un lettore vorace e ho letto di tutto. Nella mia formazione non sono mancate letture di classici. In genere cerco autori e libri che mi sappiamo intrattenere e far divertire, non una letteratura compiaciuta di sé.

D. Può dire altrettanto di sé?

R. Credo di sì. Non ho scritto un best seller, credo di aver scritto un libro che è diventato best seller perché il pubblico si è appassionato a una lettura, a un tipo di letteratura di evasione che non pretende altro se non una rigorosa fedeltà alla storia, alla realtà storica, una scrittura semplice, appunto di intrattenimento.

D. Il romanzo racconta la storia del protagonista Arnau, da bambino, poi portatore di pietre sino alla sua scalata sociale. Le sue avventure, disavventure, i suoi amori. Lungo un intero arco di vita che ci permette di capire quali erano allora le classi sociali e i fanatismi religiosi in una città, Barcellona, già allora di grande respiro europeo.

R. La costruzione di Santa Maria del Mar ha significato l’impegno di un intero popolo: la Chiesa fu edificata come omaggio alla fede, a riprova della devozione dei marinai alla Madonna protettrice. E la Chiesa stessa apparteneva interamente al popolo. La sua edificazione è avvenuta senza l’aiuto della gerarchia ecclesiastica. Barcellona era città di grandi flussi migratori, una città libera e moderna. Molti eventi colpiscono di quell’epoca: per esempio l’antisemitismo. A Barcellona vennero espulsi ebrei con cento anni di anticipo rispetto a quel che accadde nel resto della Spagna. Inoltre, contrariamente a quanto si è sempre pensato, il Tribunale dell’Inquisizione era nato in Catalogna, contro la congiura dei Catari, e non in Castiglia.

D. Lo sfondo storico è fedele e ricostruito con una ricchezza sorprendente di particolari. Su questi eventi lei ha innestato il lavoro della fantasia, dell’immaginazione.

R. I sentimenti delle persone sono universali: la violenza, l’amore, la persecuzione razziale. Studiando la casistica della legislazione catalana, per la gran parte basata su fatti reali, mi sono potuto fare un’idea di come vivesse la gente nel Medio Evo, quali problemi affrontasse nella lotta quotidiana per la sopravvivenza. Posso dire che in fondo, fatte le debite differenze, ci sono persino somiglianze con i nostri tempi, se per esempio paragoniamo l’emigrazione clandestina con i grandi flussi migratori dei servi della gleba verso, appunto, la città di Barcellona.

D. Ha già cominciato a pensare al prossimo libro?

R. Sì, certo. Sarà ancora un romanzo storico. Questo mi è stato chiesto dalla mia casa editrice e questo amo fare. Ma non posso dire di più.

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