"Ci sono incontri a cui sei destinato. L’ho capito nell’attimo esatto in cui ho incrociato i suoi occhi sorridenti e gli ho stretto la mano...". Francesca Barra svela su ilLibraio.it com'è nato il suo nuovo libro, che racconta la storia vera di un ragazzo egiziano, cristiano, fuggito da violenze a sfondo religioso. Un sopravvissuto al terribile viaggio di chi cerca fortuna sui barconi in arrivo ogni giorno dal nord Africa...

Ci sono incontri a cui sei destinato. L’ho capito nell’attimo esatto in cui ho incrociato i suoi occhi sorridenti e gli ho stretto la mano. Remon è uno studente del liceo Ruiz di Augusta. Me l’ha presentato la sua professoressa di italiano, alla fine del mio incontro. Non so perché io abbia cercato subito un contatto così sincero come stringergli le mani.

Per due ore avevo raccontato, infatti, ai suoi compagni, cosa mi avesse spinta a scrivere il precedente libro: Verrà il Vento e ti parlerà di me. Ho parlato di sogni, di sud, di zone che sembrano limitarti, contenerti, schiacciare le opportunità.

E sono stati proprio i sogni a condurlo da me. Mi ha consegnato i suoi diari tramite la sua prima insegnante, Cettina, e il suo desiderio più profondo: sentirsi come tutti i ragazzi della sua età. Si è fidato e affidato a me.

A quattordici anni, è fuggito dal suo Paese, l’Egitto, senza nemmeno dire addio ai suoi genitori e a suo fratello. Con follia e paura si è rivolto a scafisti senza scrupoli pur di raggiungere l’Italia e diventare un ragazzo libero di studiare. Libero di professare la sua fede: lui è cristiano copto.

È stato chiuso durante la trattativa economica con la sua famiglia in un appartamento alcuni giorni. Poi, disorientato, ha cambiato tre imbarcazioni. Pericolose, gelide. Senza mangiare se non riso cotto con l’acqua salata, bere se non benzina. Ustionato di giorno dai raggi del sole, congelato la notte.

Poi è arrivato in Sicilia, pensando che quell’isola fosse la famosa Milano. Quella città di cui tanti parenti gli parlavano in Egitto. Dove si lavora, si studia, si può pregare senza rischiare la vita.

Ma è diventato un numero, dopo lo sbarco. È entrato in un centro di accoglienza, poi un altro e ha capito cosa sia la paura. Ma anche quanto valga la libertà: più della solitudine. Più di qualsiasi timore.

Quando stava per smettere di avere speranza e di contare i giorni, ha incontrato Carmelo e Marilena. Una coppia generosa, senza figli, che l’ha accolto e gli ha permesso di salvarsi e studiare ad Augusta.

Tanti minori vengono reclutati da organizzazioni criminali e aiutati a fuggire. Altri ospitati in altri centri fino alla maggiore età. Ma non tutti riescono a specializzarsi per poter ottenere poi un mestiere, studiare, imparare l’italiano a tal punto da poter essere maggiorenni inseriti nella società e pronti per il mercato del lavoro.

Questo, forse, sarebbe accaduto a Remon, se non avesse incontrato la nuova famiglia.

Ed è questo che mi ha sorpresa più di tutto. Conoscere Marilena. Scoprire che esistono tante famiglie che accolgono migranti minorenni.

Lo fanno lontano dai riflettori, con sacrifici e sforzi inenarrabili. Con una fiducia dettata da un solo istinto: l’amore gratuito.

Ho scoperto che l’affido è la forma di amore più incondizionata e rischiosa.

Marilena, donna minuta, con lo sguardo buono e sincero, è spaventata. Ma diventa un gigante di fronte a una tale azione.

Remon oggi ha sedici anni. Fra due anni, quando sarà maggiorenne, cosa rappresenteranno per lui?

Nessuno può garantirle che continueranno a rappresentare per lui, famiglia.

Anche Carmelo lo percepisce. Eppure vanno avanti. Come fosse una missione, la loro piccola, enorme missione di vita.

Remon li chiama mamma e papà, ma vive in conflitto fra i ricordi della sua famiglia biologica e la gratitudine .

Il cibo egiziano e quello siciliano. Le abitudini, la spontaneità. La lingua. Esistono i confronti. E malgrado gli sforzi di Marilena, nella sua bella casa calda e accogliente, ti rendi conto che possono ferire. Che sono inevitabili e dolorosi.

Ecco.

La storia di Remon ci racconta che la forza dell’amore, la fede, il sogno più onesto, vincono su tutto.

Che l’accoglienza della sua famiglia, della sua scuola, gratta via tanti pregiudizi e ragionamenti banali.

La verità è che la sua è la buona scuola. La buona famiglia. E che nessun ragazzo, oggi, dovrebbe scappare dalla propria Terra, che ama, che difende, per poter studiare.

Ci insegna che non tutti i migranti sono musulmani. Che non tutti i migranti sono terroristi.

Che il viaggio in mare è pericoloso. E nessuno lo affronterebbe se dietro non avesse una guerra (combattuta con le armi, con la carestia o per religione) peggiore della possibilità di morire.

Remon mi ha raccontato la sua storia, che oggi è diventata un libro e non è stato sempre facile. Perché l’ho riportato in quelle acque, nella sua casa egiziana, nei luoghi del suo cuore ad Augusta.

E lui mi ha condotta dal suo frate, che è la sua guida spirituale. Mi ha fatto ascoltare i canti religiosi, mi ha parlato di Dio, del potere della preghiera. Del valore dei ricordi.

Io gli ho fatto ascoltare le canzoni degli U2, dei Beatles. Abbiamo passeggiato, guardato le stelle. E all’improvviso, sotto quel cielo, siamo stati come dovrebbero essere e sentirsi tutti: umani.

Barra-Il mare nasconde le stelle

IL LIBRO – Il mare sembra una distesa infinita. Remon ha quattordici anni e da giorni è su una barca, infreddolito ed affamato. Il rumore della paura è assordante in quel silenzio. Ma Remon non si sente solo. Guarda il cielo e affida alle stelle la cosa più importante per lui: il suo sogno di libertà. Non sa dove è diretto. Sa bene da cosa sta fuggendo. Dal suo paese, l’Egitto. Dall’odio e dalla intolleranza che hanno cambiato la sua vita all’improvviso. Perché Remon è cristiano e non è più libero di giocare per le strade, di andare a scuola, di pregare Dio. È stato costretto a scappare senza dire addio alla sua famiglia. Nei suoi occhi, troppo piccoli per aver visto già tanto dolore, rivede i momenti felici con loro: gli abbracci di sua madre, le chiacchiere con suo padre, le risa con suo fratello. Tutto ora appare così lontano. Ora che il suo viaggio è finito e una terra sconosciuta lo accoglie: l’Italia. Remon non si aspetta più nulla dal futuro. Eppure i miracoli possono accadere. Perché basta poco per sentirsi di nuovo a casa. Basta l’affetto di amici inaspettati. Basta l’appoggio di insegnanti che credono in te. Basta l’impegno e la passione per lo studio. Remon giorno dopo giorno ritrova la speranza e il coraggio di sorridere ancora. Senza dimenticare il passato. Senza dimenticare da dove viene. Ma forte di una nuova scoperta: a volte anche dal mare si può volare.

Francesca Barra

Dopo Verrà il vento e ti parlerà di me, Francesca Barra torna in libreria con la storia vera di un ragazzo scappato dalla violenza del suo paese con una valigia piena di sogni. La storia di una comunità che fa della tolleranza la sua bandiera. Una storia che insegna a non dare nulla per scontato. A lasciare aperto il cuore a chi ci sembra diverso da noi. Perché non c’è ricchezza più grande. Perché questo è l’unico modo per sconfiggere la paura ed essere davvero liberi.

 

Commenti