"Capoversi su Kafka" di Franco Fortini presenta l'autore delle Metamorfosi come "angelo della Storia"...

Kafka è morto nel 1924. Potrebb’esser morto l’anno passato, a Auschwitz, o a Belsen, questo ebreo di Praga. Egli ha saputo quello che noi abbiamo soltanto vissuto: delle città che crollano sotto i «colpi successivi di un pugno gigante», degli uomini degradati fino ad essere gettati via nelle spazzature, delle macchine per le torture, delle condanne senz’appello, eseguite di nottetempo.

fortini kafka

Scrive Giuseppe Lupo, scrittore e saggista, presentando Capoversi su Kafka (Hacca, note bibliografiche a cura di Elisabetta Nencini) di Franco Fortini: “Potrebbero addirittura commuovere le parole che Franco Fortini rivolge a Kafka in un testo uscito sulla Lettura del 17 gennaio del 1946, forse perché pensate da un giovane che all’epoca non aveva ancora compiuto trent’anni e sentiva il peso della Storia attaccata come fango alle suole delle scarpe. […] Posticipare di vent’anni la sua morte (nient’altro che un’ipotesi suggestiva, una chiave di lettura a posteriori) è dunque un espediente attraverso cui Fortini intende fissare una propria categoria interpretativa, l’unica a suo giudizio in grado di dare credibilità all’idea di un Kafka che travalica le porte del tempo per farsi ‘angelo della Storia’, secondo la definizione di Walter Benjamin, per avvalorare in altre parole l’immagine di un Kafka trattato alla maniera di un profeta o di un legislatore i cui passi provengono dal passato e si rivolgono all’infinito. ‘Egli ha saputo quello che noi abbiamo soltanto vissuto’: è sempre Fortini che scrive così. Sapere è qualcosa che precede l’azione del vivere, è la lucida epifania di chi ha già visto l’apocalisse e la vuole raccontare a un’umanità incredula”.

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