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Secondo l’ISTAT la lettura in Italia tiene. I lettori sono in lieve aumento, anche se non viene esplicitamente considerato l’ebook. Come al solito, e contrariamente a quello che pensano in molti, a leggere di più sono i giovani. Le lettrici più forti sono le donne (47%). Nel 2018 dei libri presentati dal Libraio il più venduto è stato quello di una scrittrice dedicato a una donna: La ragazza con la Leica di Helena Janeczek. In assoluto, il libro più venduto dell’anno è stato L’amica geniale di Elena Ferrante, che di due amiche narra. Recentemente tra le novità hanno fatto furore per la saggistica l’autobiografia di Michelle Obama, simbolo planetario della forza emergente delle donne e per la narrativa Il gioco del suggeritore di Donato Carrisi, protagonista l’indimenticabile Mila, una donna. L’esordio straniero più venduto è stato Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman, una donna su una donna, seguito da La treccia di Laetitia Colombani, dedicato a tre donne. L’esordio italiano di maggior successo è stato Fiori sopra l’Inferno di Ilaria Tuti: protagonista Teresa Battaglia, una donna d’acciaio dal forte senso materno. Sempre sotto Natale ha battuto ogni record di share la serie l’Allieva, tratta dai romanzi di Alessia Gazzola, protagonista Alice Allevi.

L’anno passato tutte le copertine del Libraio sono state dedicate a scrittrici. In questo numero, accanto a libri strepitosi come il nuovo romanzo di Andrea Vitali o l’agrodolce autobiografia di Trevor Noah, vi proponiamo il ritorno di Irvine Welsh, un’antologia per denunciare la violenza contro le donne a cura di Marco Vichi e l’appassionante esordio di Joe Mungo Reed in un romanzo che abita il ciclismo. Ma le donne fanno la parte del leone come scrittrici o come protagoniste.

Dalla spia russa che finisce per sposare il presidente degli USA in Codice Kingfisher, alla donna innamorata di Sette giorni perfetti, fino alla voce inconfondibile e incisiva di Malala, che ci ricorda la nostra condizione di profughi, o il toccante Filo di Auschwitz di Véronique Mougin e infine l’esordio di Mariafrancesca Venturo, Sperando che il mondo mi chiami, che ci espone all’insostenibile leggerezza di una vita liquida.

Sto leggendo un bellissimo romanzo scritto da un fisico, Jim Al-Khalili, in pubblicazione a fine maggio: ci apre gli occhi su come potrebbe essere il mondo tra vent’ anni. Gravi cambiamenti climatici, intelligenza artificiale, droni, mezzi di trasporto senza autista, ma soprattutto un mondo per la cui salvezza è imprescindibile l’intelligenza naturale delle donne, e ancor più la loro tenacia.

Se siamo stanchi degli occhiali del Novecento, inadeguati a leggere la realtà che ci circonda, allora dobbiamo guardare e ascoltare meglio quello che le scrittrici e le donne in generale hanno da dire. Facevo queste osservazioni con Emanuele Trevi. Come sempre mi ha spiazzato e ha meritato la copertina: «Io stesso vorrei essere ricordato come una scrittrice minore. Perché il senso più profondo della scrittura è trovare il proprio contrario». E, aggiungo, anche delle migliori letture, quelle che ci spiazzano. Alla faccia degli algoritmi che, invece, tendono a specchiarci.

illibraio

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