Intervista ad Anne Rice autrice di Blood ISBN:9788830427556

Può un vampiro aspirare alla santità? Attorno a questo interrogativo Anne Rice ha costruito Blood, il romanzo che segna il ritorno di Lestat, uno dei vampiri più famosi della narrativa horror. Lestat si trova nella residenza di Blakwood Farm quando riceve la visita inaspettata di Mona Mayfair, fuggita dall’ospedale dove era rinchiusa da più di un anno. Le condizioni di Mona appaiono subito disperate. La sua unica speranza di salvezza risiede nel Battesimo di Sangue che le regalerebbe la vita eterna. Lestat è però tormentato dai dubbi: trasformare Mona in un vampiro significherebbe infatti abbandonare quei sogni di redenzione e purezza a cui la sua anima dannata anela. Abbiamo intervistato l’autrice.

D. Blood si apre con un’affermazione – “voglio essere un santo” – che suona strana sulle labbra di un vampiro. Che cosa è accaduto a Lestat?

R. Nel corso delle Cronache dei Vampiri, Lestat ha subìto una profonda trasformazione culminata con una grave crisi spirituale. Lestat ha sempre cercato di essere una brava persona, ma si è sempre confrontato con pressioni intollerabili e situazioni difficili. Questa lotta interiore, da cui deriva la tragicità della sua figura, è il vero tema delle Cronache. La svolta “santa” non era stata pianificata. I libri di Lestat sono una continua scoperta anche per me e conducono a rivelazioni che diventano poi materia per i romanzi successivi.

D. La scena iniziale è di grande effetto. Lestat sogna ad occhi aperti, immaginando il suo futuro da santo. Durante questa fantasticheria incontra Giovanni Paolo II, ormai ottantaduenne e visibilmente sofferente. Com’è nata l’idea di questo incontro? Non ha avuto timore di urtare la sensibilità di alcuni lettori?

R. Sì, ero preoccupata, ma pensavo di poter affrontare l’argomento con la necessaria delicatezza. Per scrivere quella scena sono stata guidata da un mio intimo convincimento. Penso che i grandi mezzi di comunicazione, gli internet cafè e l’alfabetizzazione informatica possano avere un ruolo decisivo nella risoluzione dei problemi che affliggono il mondo, favorendo la diffusione di una maggiore consapevolezza critica e morale. Lestat incarna la mia visione del mondo ai tempi di internet. Mi hanno sorpreso le accuse. Penso di non aver mancato di rispetto a nessuno. Desideravo semplicemente che il mio eroe entrasse in contatto con il mondo contemporaneo e i suoi protagonisti. Lestat è immortale, ha attraversato secoli di storia. Se non gli avessi dato la possibilità di occuparsi dei grandi conflitti e delle sfide del nostro tempo, non avrebbe avuto alcuna rilevanza.

D. Nel primo capitolo di Blood ci sono riferimenti polemici nei confronti dei detrattori della sua opera più discussa e controversa, Memnoch il diavolo. Si tratta di un gioco scherzoso con il lettore o desiderava rivendicare la bontà delle sue scelte narrative?

R. La mia allusione a Memnoch il diavolo è assolutamente seria. Lestat sono io. E noi – io e lui – abbiamo patito l’indifferenza e le critiche verso quel libro, il più ambizioso delle Cronache. Il viaggio di Lestat dal paradiso all’inferno rispecchia bene il mio punto di vista e gli interrogativi che più mi stanno a cuore in materia teologica. Quando il libro venne pubblicato, fu immediatamente subissato di critiche. Nel tempo il gradimento è cambiato. Tuttavia, quando iniziai a scrivere Blood, non sapevo che l’accoglienza riservata a Memnoch sarebbe cambiata drasticamente. Ogni mio romanzo tende a spaccare il pubblico e viene sempre confrontato con i libri precedenti. Il successo si misura nel tempo: tutto a un tratto la polemica si stempera e cominciano ad affluire mail e complimenti. C’è qualcosa di meraviglioso in questo processo. Ora la gente vuole un film di Memnoch. Un graphic novel di Memnoch. Sono felice di questo. Anche Lestat lo è.

D. Qual è la trama di Blood? Che cosa accade questa volta nella residenza di Blackwood Farm?

R. In Blood racconto i primi passi nel mondo di Quinn e Mona, due giovanissimi vampiri. Siccome Mona è una strega Mayfair, la sua vicenda s’intreccia con quella dei vampiri di Blackwood Farm, a cominciare da Lestat. In Blood vedrete Lestat perdere la testa per Rowan Mayfair, una delle donne più potenti che Lestat abbia mai incontrato. Ma il romanzo rispecchia soprattutto la crescita morale del mio eroe, interessato più a difendere le vite che non a strapparle.

D. Nel libro il motivo della redenzione è centrale. Quanto sono importanti i valori morali nelle sue opere?

R. Sono da sempre il cuore del mio lavoro. Nel romanzo d’esordio, Intervista col vampiro, il protagonista intraprende un viaggio morale per dare un senso alla sua vita. Non può accettare l’assenza di uno scopo, né la condizione di mostro soprannaturale privo di un destino morale. Com’è possibile condurre un’esistenza densa di significato? Come si conquista la salvezza in luogo della dannazione? Queste domande mi ossessionano da sempre. Gli elementi fantastici mi permettono di presentare questi temi in maniera avvincente, con una profondità che forse un’impostazione rigidamente realistica non mi avrebbe concesso.

D. I vampiri sono sempre popolarissimi. Come spiega il perdurare di questo mito?

R. La fortuna di questo mito va ricercata – credo – nell’essenza stessa del vampiro; una creatura che, per definizione, è umana e soprannaturale, un mostro immortale con un cuore umano e un’anima. Si tratta di una figura talmente ricca e affascinante, che gli scrittori avranno sempre buon gioco nel creare nuovi personaggi e situazioni. È entusiasmante l’idea di costruire una trama attorno a un mostro bellissimo, un autentico rubacuori che deve togliere la vita, pur amando la vita, che impara a muoversi attraverso l’eternità, senza poter mai condividere la gloria e i drammi della condizione umana. Continueremo a vedere film e a leggere libri sui vampiri per lungo tempo.

D. Lei è autrice di due grandi saghe: una dedicata ai vampiri e l’altra alle streghe. Ultimamente però – e Blood ne è un esempio – ha cominciato a fondere i due cicli. È stato difficile far convivere vampiri e streghe all’interno di uno stesso libro?

R. No, è accaduto tutto spontaneamente. Streghe e vampiri, in fondo, abitano nella stessa versione alternativa di New Orleans; inoltre i miei detective dell’occulto – l’organizzazione segreta del Talamasca – studiano entrambe le creature; no, non è stato difficile far interagire i due mondi. So peraltro che una parte dei miei lettori era contraria a questa contaminazione. Le critiche più feroci a Blood provengono da coloro che non hanno alcun interesse per i personaggi della saga di Mayfair. Oppure dai fan delle streghe che non amano i vampiri. Ero consapevole del rischio. Ma a me il rischio piace. E non potevo certo perdere l’occasione di trasformare Mona Mayfair in un vampiro, così come non potevo evitare che Lestat si innamorasse di Rowan.

Intervista a cura di Marco Marangon

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