Silvana Gandolfi, premiata autrice per ragazzi, debutta a 75 anni con un affascinante romanzo per adulti, "I più deserti luoghi". E ci spiega questo "passaggio"...

“Non esiste altro paesaggio se non quello che siamo”
Fernando Pessoa

I più deserti luoghi, il nuovo libro di Silvana Gandolfi, il suo primo per adulti, è un oggetto letterario che non sai dove ti condurrà. Si potrebbe trattare di una fiaba nera raccontata dal punto di vista degli orchi (forse), ma anche di un romanzo psicologico profondo sul legame fortissimo e irrisolto fra una donna sola e il suo fratello disabile, a cui la donna è completamente dedita. Al contempo è un mistery, fatto di sparizioni, rapimenti e perdizioni. Ed è anche un racconto metaforico e sognante, sul potere immaginifico della lettura, rifugio e prigione, momento creativo fertile eppure esperienza vicaria, sintomo di una mancanza. Nella forma di un diario doloroso di una donna fragile e ferita, si tratta di un percorso psicanalitico raccontato come una parabola immaginifica, di un viaggio che, per salvare, passa necessariamente per l’inferno. Le definizioni per questo romanzo sono moltissime, tutte vere ma nessuna sufficiente per descrivere I più deserti luoghi.

Tutto è raccontato attraverso il diario di Olga, donna che vive isolata dal resto del mondo con il fratello Leandro, ridotto ai minimi termini da una malattia infantile che lo ha tenuto in coma per tutta l’infanzia. Quando si è risvegliato, alle soglie della pubertà, è quasi cieco, parla in modo incomprensibile, si muove appena. La relazione tra i due è morbosa ed esclusiva: vivono senza alcun contatto con l’esterno in un grande appartamento, dove l’unico svago è dato dallo straordinario potere di Leandro di evocare, all’interno di una stanza segreta (dove lui è venuto alla luce), paesaggi che non ha mai visto ma di cui ha sentito la descrizione nei libri che la sorella gli leggeva ad alta voce nei lunghi pomeriggi del suo coma e nei momenti di noia. ‘Il Gioco’, come loro chiamano queste magiche evocazioni, sarà lo scenario sul quale prenderanno vita i loro fantasmi interiori, perché solo attraverso la potenza dell’immaginazione e della letteratura è possibile raggiungere i luoghi più oscuri e deserti di noi stessi.

Ma quali sono “i più deserti luoghi” che una scrittrice può visitare, e qual è la chiave d’accesso che la sua scrittura ci dona?

Ecco la risposta nelle parole di Silvana Gandolfi, che si è affacciata nel mondo della letteratura per bambini nel 1992 con La scimmia nella biglia, pubblicato da Salani, come tutti gli altri suoi libri per piccoli lettori, e che ora debutta nella letteratura per adulti:

Un giorno, molto tempo fa, durante una conversazione mi sentii definire da un caro amico come una “estroversa mancata”. L’etichetta mi stava a pennello, ma era soprattutto in quel “mancata” che mi riconoscevo. D’improvviso vedevo solo tutto quel che non avevo fatto e che non ero stata. Questo ritratto in negativo era così insopportabile che mi sentii obbligata a svilupparlo in forza positiva. Come? Interpretando la Realtà (per me molto ostica) attraverso l’Immaginario. Protetta da questo scudo formidabile sono arrivata pian piano a colmare la mia esistenza con la scrittura di libri per bambini, coi viaggi solitari in paesi lontani, con la psicoanalisi junghiana, insomma con tutti i fascinosi richiami dei miei personali altrove. Trasmettere pensieri emozioni e fantasie attraverso i romanzi ha significato per me essere a contatto con gli altri, far parte del mondo. Forse questo è uno dei motivi che mi ha portato a scrivere un libro per adulti: confidare anche a loro qualcosa di me, una parte nascosta nel profondo, quel nucleo quasi sconosciuto che tutti noi ci portiamo dentro e che è il nostro codice segreto d’identità.

GandolfiIl nuovo romanzo

 

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