Il basso indice di lettura costituisce il principale problema di crescita dell’editoria nazionale - Gli ultimi dati

Nel Rapporto dell’Associazione Italiana Editori presentato alla Fiera del Libro di Francoforte – in cui si evidenzia la mancata crescita del mercato librario – si pone l’accento anche sulla lettura, che resta “il problema centrale”.

Come si ricorda nella sintesi del Rapporto, i dati Istat dell’indagine quinquennale (che si fermano al 2016 e considerano anche i lettori “inconsapevoli” e per motivi professionali e scolastici) e i dati dell’Osservatorio Aie (che considerano persone che hanno letto, anche solo in parte, un libro un ebook o un audiolibro nei 12 mesi precedenti, di qualunque genere), indicano una sostanziale stabilità della lettura, sia dei soli libri (Istat: 59%; Osservatorio AIE: 61%) sia dei nuovi mix di formati e modi di leggere su dispositivi diversi.

L’Osservatorio Aie indica complessivamente in 29,8 milioni (65,4%) i lettori che hanno letto almeno un libro, un ebook o ascoltato un audiolibro. Ad essi, per la prima volta, vengono aggiunti i lettori in età prescolare fino a 13 anni che sono l’82% della popolazione (6,7 milioni).

Cambiano le proporzioni tra chi legge solo libri (59%), solo ebook (5%) e chi crea un mix personale tra carta e digitale (36%).

Il basso indice di lettura costituisce il principale problema di crescita dell’editoria nazionale, fa notare il Rapporto: significa avere un bacino di potenziali clienti più piccolo rispetto a quello delle altre editorie continentali con cui la nostra editoria si confronta. Gran parte dei deboli lettori sono a loro volta deboli acquirenti (sono 11,1 milioni di persone che generano circa 15,9 milioni di copie vendute).

Lo dimostrano anche i dati OCSE-PISA sulle competenze di comprensione dei testi e di lettura, che risultano essere i più bassi tra i Paesi avanzati. Tra i ceti dirigenti e professionali il 38,1% non legge alcun libro e tra gli stessi laureati il 32,3% non legge nessun libro nel tempo libero. Dietro questi numeri ci sono cambiamenti nell’uso del tempo (treni e mezzi pubblici sono un buon punto di osservazione sulla trasformazione dei comportamenti e delle abitudini), contrazioni del reddito, smarrimento e sfiducia rispetto a quelli che tradizionalmente erano ritenuti gli ascensori sociali: in primo luogo l’occupazione, ma anche l’istruzione, il titolo di studio, le abitudini di lettura, i consumi culturali, il possesso di una biblioteca domestica.

Inoltre, il libro non è più, da anni, l’unico supporto attraverso cui si accede alla lettura di un contenuto (narrativo, divulgativo, di informazione, per lo studio, per affrontare problemi pratici della quotidianità, ecc.). Il 62% degli italiani (14+) dichiara di leggere attraverso i libri, il 25% ha letto un e-book e l’8% ha letto «ascoltando» un audiolibro. Riguardo ai sistemi di modalità di lettura digitale, l’ereader rimane il principale dispositivo utilizzato per la lettura (33%), seguito da vicino da tablet (26%) e smartphone (26%). Distanziato, il computer (notebook e portatili, per lo più) con il 15% delle indicazioni. A sua volta l’ereader è usato in prevalenza dalle donne (37% vs 30% uomini), così come il tablet (30% vs 23%). Solo gli smartphone risultano essere maggiormente usati da un pubblico maschile (32% vs 19%). La multifunzionalità accompagnata dalla portabilità sta spostando in modo significativo le preferenze su quali dispositivi leggere, portando tablet e smartphone a diventare i dispositivi di riferimento per leggere ma anche per cercare e trovare informazioni, notizie, servizi, ordinare e acquistare libri e ebook.

 

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