"Le brave ragazze si ribellano" è un graphic novel "militante" che denuncia le disuguaglianze dei nostri tempi, con la speranza di "cambiare le cose". A partire dai soprusi nei confronti delle donne ("in Francia le amiamo, ma le adoriamo come oggetti: vogliamo che siano carine e tranquille") e delle persone di colore perché, come racconta a ilLibraio.it la sua autrice, Emma, "il cambiamento deve iniziare da noi", soprattutto attraverso l'educazione, sia dei grandi sia dei piccoli - L'intervista

Le brave ragazze si ribellano (Centauria) è il titolo del graphic novel della fumettista francese Emma. Una brava ragazza, lei, che a un certo punto si è ribellata alla società e alle sue convenzioni, prima con dei fumetti online e poi con una raccolta di illustrazioni “militanti”.

Un percorso di studi, e di vita, nella norma, un lavoro, un compagno e poi un figlio. Ma a un certo punto è avvenuta la rottura. Il velo di Maya è caduto e Emma ha preso atto della realtà sotto quella che per noi è la norma. Perché le donne devono essere belle e gentili?

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Perché a prendersi cura dei bambini è la madre? Perché parliamo di uguaglianza di diritti se poi nella quotidianità non è così? E nemmeno nei casi estremi, come il parto, quando alla volontà delle donne vengono imposti limiti e ostacoli che, in certi casi, possono essere causa di malessere per la puerpera?

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Per non parlare poi di chi nella nostra società si vede calpestare i diritti perché non ha la pelle bianca. Ne Le brave ragazze si ribellano, infatti, Emma non affronta solo la questione femminile, ma una vasta gamma di ingiustizie che prendono atto nella nostra società.

Emma, lei racconta storie di ingiustizie perpetrate nei confronti delle donne, ma anche di razzismo e xenofobia. Perché ha deciso di unire questi due aspetti negativi della società contemporanea?
“Scrivo di ogni genere di ingiustizia che non ha a che fare con la cattiva sorte. Non mi interesserebbe uno tsunami perché è una fatalità inevitabile, ma racconterei che gli effetti dello tsunami sarebbero più gravi per i poveri che per i ricchi. Perché quelle sono le cose che potremmo far cambiare. Le persone di colore, come le donne, sono dal lato sbagliato della barricata. In Francia hanno difficoltà a trovare lavoro, una casa e fin dall’infanzia sono soggette ai soprusi delle forze dell’ordine”.

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Chi è allora favorito dalla nostra società?
“Gli uomini bianchi e benestanti possono dedicarsi a migliorare la loro situazione finanziaria e sociale. Perché hanno donne che possono prendersi cura dei loro figli e persone di colore che puliscono le loro case e guidano le loro auto. Sono uomini di potere che non vogliono far cambiare questa situazione. Per questo il cambiamento deve nascere da noi”.

La società è ostile alle donne?
“Non parlerei di ostilità: in Francia amiamo le donne, sono ovunque, al cinema e nelle pubblicità. Ma le adoriamo come oggetti: vogliamo che siano carine e tranquille. Così tendiamo a valutare le donne per i loro attributi fisici, ma non le consideriamo come esseri umani soggetti a disuguaglianze e violenze. Le trattiamo come si fa con i bambini. E anche con i più piccoli sbagliamo”.

Cosa dovremmo cambiare per permettere la parità?
“Dobbiamo lavorare sull’educazione: abituare i bambini ma anche gli adulti a prescindere dal genere, insegnare che cosa significa il consenso sessuale, preparare i dottori a rispettare il corpo delle donne. Ma dobbiamo anche rivalutare il lavoro per permetterne una divisione equa”.

Chi sono gli autori che l’hanno ispirata mentre stava lavorando al fumetto?
“Il mio riferimento è la blogger e femminista francese Crepe Georgette perché rende accessibili a tutti concetti legati al femminismo. Amo molto anche Virginie Despentes, Silvia Federici e Angela Davis”.

 

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