“Le figlie del mare”, romanzo d'esordio di Mary Lynn Bracht, racconta una delle peggiori vergogne della Seconda guerra mondiale: il genocidio delle comfort women

Le figlie del mare (Longanesi, traduzione di K. Bagnoli), che segna l’esordio di Mary Lynn Bracht, è un romanzo che affronta il genocidio delle comfort women, donne coreane rapite dall’esercito giapponese e costrette a prostituirsi nelle case di piacere riservate ai militari dell’esercito nipponico, durante la Seconda guerra mondiale.

La Storia s’intreccia con la vicenda personale della protagonista Hana, una giovane e coraggiosa pescatrice di perle coreana che, nel tentativo di proteggere la sorella minore Emiko da un soldato giapponese, viene catturata e deportata in Mancuria, dove è costretta a lavorare in un bordello.

Hana, però, non è una ragazza come tutte le altre, è una figlia del mare, e farà di tutto per riconquistare la sua libertà.

Sessantotto anni dopo Emiko è a Seul, di fronte all’ambasciata di Tokyo: prende parte alle manifestazioni che, ogni mercoledì, chiedono giustizia per tutte le violenze subite dalle comfort women. Ha trascorso la vita intera cercando di dimenticare il sacrificio di sua sorella e, anche se il suo Paese adesso è in pace, ha bisogno di scoprire la verità su quanto accaduto nel 1943.

L’autrice, di origini coreane, vive a Londra, dove ha frequentato un master in scrittura creativa. Cresce in America, a stretto contatto con una comunità di donne sudcoreane, e nel 2002 parte per conoscere il suo paese e visitare il villaggio d’infanzia della madre. È proprio durante questo viaggio che scopre il destino delle comfort women e trae ispirazione per il suo romanzo di debutto.

“Le donne non hanno mai avuto voce, soprattutto se si tratta di guerra. La storia parla sempre di uomini, di soldati, di politica, di sovrastrutture, di economia, ma mai di donne. Eppure, sono più della metà della popolazione e, dopo la guerra, sono state le donne che hanno contribuito a ricostruire il Paese. Ho scritto questo romanzo per far sentire la loro voce. Per ricordare la storia in modo diverso da come la ricorda il Giappone”, racconta l’autrice a ilLibraio.it.

Le figlie del mare racconta la vicenda di due sorelle separate dalla guerra, ma anche la storia di tutte le 300.000 donne che hanno vissuto un destino che per molti anni è stato uno dei più gravi motivi di attrito tra Corea e Giappone. L’esistenza delle comfort women, infatti, è stata ammessa dal governo giapponese nel 1993, e solo nel 2015 è stato riconosciuto ufficialmente come crimine di guerra, per cui lo stato ha chiesto scusa e ha istituito un fondo monetario per le sopravvissute.

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