Perché leggere libri molto lunghi in quest'era frenetica, in cui è in calo la capacità di restare concentrati a lungo su una singola attività? Perché (ad esempio), chi legge un libro "lungo" è un "globetrotter" della letteratura, un viaggiatore che incontra persone e visita luoghi che difficilmente dimenticherà. E non solo...

Tutti abbiamo sperimentato, almeno una volta nella vita, la complessità di leggere un romanzo di molte pagine; partiamo dall’assunto che è scomodo da tenere in mano: provate a leggere Il Signore degli Anelli di Tolkien viaggiando in piedi in tram per almeno 5 fermate, vi verranno dei bicipiti da culturista.

In secondo luogo, se il romanzo ha molti personaggi (Il Signore degli Anelli è ancora un ottimo esempio), è difficile ricordarseli tutti se non si completa la lettura in pochi giorni; si corre il rischio di intricare la trama, confondere i protagonisti, dimenticarsi degli eroi.

E, soprattutto, nella frenetica era dei social network e del multitasking, in cui la soglia di attenzione di tutti noi è in discesa, tenere la concentrazione su una singola attività a lungo mentre si è sommersi costantemente da nuovi stimoli, è un problema ormai generalizzato…

Ma perché, allora, vale la pena leggere libri lunghi?

1) Un libro di molte pagine è come un viaggio di molte tappe: si conoscono persone, si visitano luoghi diversi, ci si perde in situazioni degne di un esploratore. Chi legge libri lunghi è un globetrotter della letteratura;

2) E’ un esercizio di memoria: ricordarsi eventi, personaggi, nomi, luoghi, è utile per mantenere attive le sinapsi e rinverdire la memoria;

3) E’ una questione d’affetto: passare la giornata al lavoro sapendo di ritornare a casa a “riabbracciare” le pagine che ci faranno compagnia per giorni (o forse mesi) è un’ottima carica emotiva;

4) E’ fondamentale per la propria formazione culturale. Moltissimi testi significativi per la storia della letteratura mondiale sono di centinaia di pagine: perché rinunciare alla Divina Commedia  solo perché consta di 14.233 versi? Perché rischiare di abbandonare libri come l’Ulisse di James Joyce, Alla ricerca del tempo perduto di Proust, Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij, obbligandoli alla stessa sorte riservata a  Il cardellino di Donna Tarttcompletato solo da meno della metà dei lettori inglesi?

5) Serve ad apprezzare i libri brevi e ben scritti: leggere libri densi fa ammirare scrittori sintetici ed essenziali…

E voi, perché amate leggere libri lunghi?

 

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