Quando un lettore è invitato a cena in una casa in cui non è mai stato – che sia del compagno di corso all’università che finalmente è andato a vivere da solo o la cugina di secondo grado da poco convivente poco importa – si guarda a destra e a sinistra, quasi inconsciamente, in cerca della libreria...

Quando un lettore è invitato a cena in una casa in cui non è mai stato – che sia del compagno di corso all’università che finalmente è andato a vivere da solo o la cugina di secondo grado da poco convivente poco importa – si guarda a destra e a sinistra, quasi inconsciamente, in cerca della libreria.

Se lo dice da solo, “smettila di puntare ai libri, mi ha invitato, fai il giro della casa, un po’ di educazione”, ma i lettori sanno bene che delle piastrelle del bagno o del materasso in memory foam non ci interessa granché. Quello che vogliono è vedere subito la libreria, la disposizione dei titoli, i colori. Toccarli con la punta delle dita, nella speranza di segnarci qualche titolo accattivante. D’altro canto, sono tutti figli di De Amicis, quando diceva che “una casa senza libreria è una casa senza dignità, – ha qualcosa della locanda, – è come una città senza librai, – un villaggio senza scuole, – una lettera senza ortografia.”

E se per caso si trovano in una casa senza la libreria, non possono far altro che sorridere agli ospiti, e cercare di ignorare il Kurtz nascosto dentro di loro, che urla disperato “L’orrore!”.

 

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