Può sembrare strano, quasi difficile a credersi, ma la lettura silenziosa è relativamente una "novità". Si è sempre letto ad alta voce, con e per un pubblico, persino nelle funzioni religiose. E, a conti fatti, dall'introduzione e la diffusione della lettura "per sé" non sono passati che due secoli. Proust leggeva nella sua camera, a letto; i critici del Settecento ritenevano fosse un'attività peccaminosa. Come si è passati, dunque, dalla lettura ad alta voce a quella silenziosa?

Cos’è e da quando si parla di lettura endofasica o, per dirla più semplicemente, lettura silenziosa?

Quartz ripercorre il dibattito aperto sull’origine della lettura in silenzio. Sappiamo che gli antichi greci leggevano i loro testi ad alta voce, così come i monaci benedettini, e nel basso medioevo la lettura ad alta voce era l’unico modo per far fruire i testi a chi non era in grado di leggere.

“Tra gli studiosi vi è un dibattito molto acceso, a tratti feroce, su quando la società europea passò dalla lettura ad alta voce a quella in silenzio”, spiega Quartz. “Alcuni dicono che la lettura silenziosa era già praticata in Grecia, altri lo negano e la fanno risalire a molto prima. O a molto dopo”.

Tuttavia è anche vero che alcune delle iscrizioni più antiche testimoniano che, durante le orazioni, era richiesta la lettura silenziosa. Parliamo ad esempio dell’iscrizione della catacomba di Commodilla, targata VI o VII secolo, in cui il sacerdote dice ai propri seguaci di ‘non dire le orazioni ad alta voce’.

iscrizione catacomba commodilla lettura silenziosa

La vera svolta è avvenuta con la stampa, con la concezione del libro come oggetto massificato e massificabile, e ovviamente con la diffusione dei libri, che cominciavano a essere scritti non solo in latino, ma anche nelle lingue nazionali. È utile ricordare, infatti, che la stragrande maggioranza delle opere dell’antichità erano scritte in latino, anche quando la lingua volgare si era sviluppata: la Commedia di Dante in volgare? Un’oscenità, secondo i critici del tempo.

Poco alla volta, con l’aumento dell’alfabetizzazione e la più semplice reperibilità dei volumi, si è sentito il bisogno di incrementare la lettura endofasica, che permette ai nostri processi cognitivi di capire, interpretare e riflettere su quanto letto, ma in silenzio.

E ‘l’invenzione del romanzo‘ ha contribuito alla diffusione di questo tipo di lettura. Proust racconta di un mondo in cui la lettura si consuma in silenzio, nella propria camera, magari a letto. Il romanzo permetteva di entrare a stretto contatto con la propria intimità, e di certo molte impressioni, sensazioni, sentimenti non si volevano condividere con altri.

Questo fenomeno, però, è anche stato visto con occhio critico: nel Settecento e nell’Ottocento c’era chi pensava che la lettura silenziosa fosse per i pigri, o per persone che, senza l’aiuto della giusta guida religiosa, sarebbero certamente incappate nel peccato. Figurarsi leggere a letto…

Quel che è certo, però, è che la lettura endofasica ha permesso di risparmiare gran tempo al lettore – ci vuole molto più a pronunciare una parola, che a leggerla nella mente. In conclusione, che sia in silenzio, ad alta voce, a letto o su un palcoscenico, quello che importa è che si legga.

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