Chiara Passilongo, classe '81, laureata in odontoiatria, lavora come dentista, ed è al debutto letterario con "La parabola delle stelle cadenti". Nel suo racconto per ilLibraio.it cita Thomas Mann, "Via col vento" e "E le stelle stanno a guardare" del dottor Archibald Joseph Cronin...

– Oggi l’azienda mi ha messo in cassa integrazione, – oppure – Mio figlio non riesce a trovare lavoro, – o ancora – Sì, mi fanno un contratto di tre mesi in tre mesi, poi non so. – E ritenersi fortunati che un contratto, perlomeno, c’è.

Queste erano le frasi che mi accadeva di ascoltare spesso durante la mia attività lavorativa, mentre il paziente mi si sedeva accanto, in poltrona.

No, non sono una psicologa. Sono un’odontoiatra (il perché è una storia lunga, ci si potrebbe scrivere sopra un libro, ma mi sa che l’ho già fatto). Tuttavia non è raro che con la persona che ho davanti e che aspetta di farsi curare da me si crei un rapporto di fiducia e confidenza.

Osservando e vivendo questa realtà di giovani e meno giovani, mi era venuto il desiderio, qualche anno fa, di prendere in mano un classico, forse da qualcuno temuto, I Buddenbrook. La decadenza di una famiglia borghese della Lubecca del XIX secolo e l’impauperimento della classe media italiana nel mio immaginario si accostavano.

La mente era andata subito a Thomas Mann perché, quindicenne, rimasi affascinata dalla lettura del Tonio Kröger, e dall’efficacia con cui Mann descriveva nel personaggio la lotta e le contraddizioni tra lo spirito artistico e quello pragmatico, conflitto forse intrinseco anche alla mia persona, al punto da sentire risuonare tante volte la frase che ho portato poi come esergo del romanzo: “Alcuni non possono fare a meno di sbagliare strada, perché per essi non esiste una strada giusta.

Con qualcuno, in attesa che l’anestesia prenda e la tensione cali, si fanno quattro chiacchere sulla politica. Le solite cose: potrebbero fare questo e quello, troppi rubano, e la globalizzazione. Cosa volete, parole per stemperare un po’ l’apprensione.

E così ripescavo dai ricordi quel libro letto in adolescenza e poi ripreso in mano di recente E le stelle stanno a guardare del dottor Archibald Joseph Cronin. Ho sempre ammirato questo medico inglese votato alla scrittura, per il delizioso humor con cui riesce a esprimere questo potente romanzo di denuncia sociale rendendolo piacevole e a tratti spassoso, e per i suoi personaggi così reali da chiederti cosa staranno facendo ora. Emblematico uno dei protagonisti, David, che, figlio di una famiglia di minatori, riesce a studiare, diventa perfino parlamentare alla Camera dei comuni, rimanendo duro, puro e integerrimo, ma che poi, per i rovesci della vita, è costretto a tornare a lavorare in miniera. Una vera e propria parabola discendente, con le stelle che stanno ad assistere.

Sciacquo finale con collutorio, una conversazione più distesa ora e molti pazienti ti guardano con gratitudine. Almeno non hanno sentito dolore. Si finisce spesso con “Speriamo dai, che le cose vadano meglio!”

Una Pasquetta di quand’ero all’università, lo confesso solo ora, rinunciai a una grigliata all’aperto perché dissi che dovevo studiare per un esame parecchio impegnativo. L’intenzione era quella, ma alla fine passai l’intera giornata su un librone che mi aveva davvero rapita, Via col vento. Niente a che vedere col film, un pochino melenso e che  mette a dura prova anche le palpebre più sveglie.

Dopo tutte le peripezie che le accadono, Rossella O’Hara, altro personaggio così pieno di difetti da risultare alla fine simpatico, forse un po’ come il mio Achille Vicentini, sogna di tornare a Tara e pensa che “Domani è un altro giorno”. Ecco, mi dicevo, se un giorno scriverò un libro, vorrei che finisse così, con una nota di speranza per il futuro. Non c’è bisogno di altra sfiducia, in questo momento. È questo il messaggio che ho cercato di affidare ai giovani Francesco e Gloria, co-protagonisti insieme ai loro genitori.

Saluto il paziente, che passa davanti alla locandina de La parabola delle stelle cadenti appesa in sala d’aspetto. Qualcuno sa che ho scritto un libro, qualcun altro no.

Non so a quanti interesserebbe sapere che ho apprezzato molto le iperboli e il senso del grottesco de Le correzioni di Franzen, o le vivide colonne sonore così amarcord de Il fasciocomunista di Pennacchi.

Meglio così. Le persone che vengono a curarsi i denti mi aiutano a stare con i piedi per terra.

Ma… cos’è allora questo senso di vuoto che mi pare di avvertire sotto gli zoccoli blu traforati?

La parabola delle stelle cadenti

L’AUTRICE – Chiara Passilongo è nata nel 1981 e vive a Verona. Laureata in Odontoiatria, lavora come dentista. Ha frequentato la scuola di scrittura Palomar di Mattia Signorini a Rovigo. La parabola delle stelle cadenti (Mondadori) è il suo romanzo d’esordio.
La trama ci porta al 10 agosto 1981: Nora dà alla luce due gemelli, Francesco e Gloria. Achille Vicentini, il neo padre, sta tornando a casa dopo la notte in ospedale, a bordo della sua Giulietta, euforico. Attraversa il panorama di “case e aziende, case e aziende” che ben conosce: così è tutta la campagna veneta dove vive, popolosa e operosa. Lui stesso vi contribuisce da quando con suo padre ha trasformato il forno di famiglia, nel centro di Borgo San Bartolomeo, in una piccola azienda dolciaria. Alla ditta e ai figli Achille intende dedicare ogni suo giorno. È uno tutto d’un pezzo, un uomo di destra pervaso però da un senso di responsabilità di marca socialista nei confronti di chi lavora per lui: i dipendenti sono parte della famiglia. È con loro che Achille escogita il modo più bello di festeggiare la notte in cui i suoi figli sono nati: una nuova merendina a forma di stella cadente, la Tortina San Lorenzo, destinata ad avere grande successo. Achille già immagina Francesco e Gloria che crescono mangiando quei dolci genuini, che diventano bimbi paffuti, adolescenti sereni, studenti d’eccellenza pronti a prendere in mano le sorti della ditta. Dagli anni Ottanta a oggi le vite di Achille e Nora, di Gloria e Francesco e di tutta la comunità che li circonda vengono narrate come in un album di fotografie, pieno di luci, di sorrisi e di ombre. Nulla, o quasi, sarà come Achille lo aveva previsto. Che cosa potrà succedere quando Francesco mostrerà più interesse per l’imperatore Giustiniano che per la “San Lorenzo srl”? E quando Gloria, all’ultimo anno di liceo, si innamorerà di un affascinante ragazzo di sinistra? O quando l’azienda si troverà ad affrontare gli anni della crisi?

 

 

 

Commenti