"'Libera uscita', diciamocelo, è il frutto di una testa calda. Solitamente nella vita sono una fifona, mai mi lancerei con un paracadute da un aereo, né legata per la caviglia giù da un ponte, strillo di paura quando vedo un ragnetto microscopico e la prima volta che ho tenuto in mano un fucile tremavo come un coniglio. Eppure la stessa persona ha mollato tutto ciò che aveva per arruolarsi nell’esercito, così, di punto in bianco...". Su ilLibraio.it la scrittrice Debora Omassi racconta il suo nuovo romanzo, "Libera uscita"

Libera uscita, LIBERA USCITA, due parole che ora mi fanno sorridere ma che soltanto pochi anni fa significavano moltissimo, tutto. L’obiettivo di una settimana di sacrifici: libertà, il fidanzato, mangiare in piatti di ceramica utilizzando posate vere, lavarsi in una doccia pulita senza mille occhi puntati addosso. Rilassarsi per qualche ora, finalmente. 

Libera uscita nasce sotto forma di articolo mai terminato, uno sproloquio pieno di invettive contro quel luogo che per mesi mi aveva trattenuta. “Fallocrazia” si chiamava. Se c’era qualcuno con cui dovevo arrabbiarmi, quella ero io, nessuno mi aveva “trattenuta”, semmai ospitata, nessun maresciallo nerboruto mi aveva obbligata ad arruolarmi a forza, c’ero andata io, con le mie gambe, la mia testa.
(In realtà in caserma mi ci aveva accompagnata mio padre di malumore dopo mesi di litigi, la sua bambina stava per arruolarsi: tragedia. “Se cambi idea faccio inversione, andiamo a prenderci un gelato sul lungolago e poi ti riporto a casa…” “Come no”.)

È ancora lì sul monitor, l’articolo, ogni tanto lo apro e mi faccio una risata, nel frattempo si è trasformato, ingigantito, è diventato una creatura a sé, la memoria ha sminuzzato tagliato rimosso inventato. Un giorno sono nati i personaggi e non mi hanno più abbandonata. Barbara, Luna, Cecilia, Claudio, Salvatore… Li ho incontrati per davvero, abbiamo condiviso tutto: marce, bestemmie, camerate, razioni k, risate, lacrime, ancora bestemmie. 

Eppure questo romanzo è nato molto prima. È fatto di tanti pezzetti di vita che nel tempo si sono accumulati, è fatto della ricerca di una cosa ben precisa che, speravo, in questo percorso avrei trovato. 

“Un giorno stavo leggendo un romanzo e, fermandomi a riflettere, ho capito che i personaggi con cui m’immedesimavo ogni volta erano quelli maschili“, racconta Barbara, la protagonista. “Mentre le donne… be’, loro erano qualcosa di secondario, relegate sullo sfondo, figure da far ballare, ridere, figure da arginare, criticare, odiare”. 

Femminilità è una parola che spaventa Barbara, e ha sempre spaventato anche me. Ma che entrambe abbiamo cercato e ricercato, invano. Non l’ho mai riconosciuta in me stessa, né ci riesco ora, dopo tante fatiche, sorrisi in camera e marce. Non è bastato il salto dalla moda alla caserma. Ciò che sei veramente non è una cosa che scovi con facilità, seguendo per bene gli indizi di una caccia al tesoro. Né si trova in un armadietto militare, frugando di nascosto per capire se le altre ragazze sono come te, oppure hanno qualcosa in più, qualcosa che tu non hai mai avuto e mai avrai. E poi, mettiamo, una volta che l’hai scoperto? 

debora omassi

Libera uscita, diciamocelo, è il frutto di una testa calda. Solitamente nella vita sono una fifona, mai mi lancerei con un paracadute da un aereo, né legata per la caviglia giù da un ponte, strillo di paura quando vedo un ragnetto microscopico e la prima volta che ho tenuto in mano un fucile tremavo come un coniglio. Eppure la stessa persona ha mollato tutto ciò che aveva per arruolarsi nell’esercito, così, di punto in bianco. Fidanzato, casa, amici, lavoro a tempo indeterminato. Un giorno mi è salita una gran febbre, una gran voglia di “cercare” e ho deciso che quella sarebbe stata la mia missione. Che guaio. Non chiedetemi se lo rifarei, a volte quel tipo di coraggio mica ritorna. 

Sono passati due anni da allora, due anni da quel concorso, due anni dall’ingresso in quel mondo che non faceva per me, né per Barbara, e no, non si tratta di spoiler, la protagonista ve lo dice a pagina due… Due anni insomma per Libera uscita, ma in realtà sono ventisei. E come sono passati questi anni, passerà questo romanzo, un giorno, magari, smetterò anche di fare incubi. Eppure, qualche volta, una lineetta di febbre me la sento ancora…

LIBERA USCITA

L’AUTRICE – Debora Omassi (nelle foto di Carlo Galbiati, ndr), nata a Brescia nel 1993, pubblica per Rizzoli Libera uscita, un romanzo ispirato a una storia vera, in cui racconta di una giovane donna alla ricerca di se stessa nell’esercito italiano. L’autrice vive a Milano, dove lavora come libraia. Ha esordito nel 2015 sulla rivista Nuovi Argomenti e ha pubblicato la raccolta di racconti Fuori si gela (2016).

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