Dopo giorni si silenzio e dolore, Hillary Clinton ha ammesso: "Diverse volte, la settimana scorsa avrei voluto soltanto raggomitolarmi con un buon libro e i nostri cani, e non uscire più di casa...". Di certo, il suo rapporto con la lettura è ben diverso da quello del vincitore, Donald Trump

Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei. Sapere che tipo di letture affronta una persona chiarisce molto sulla sua personalità. È per questo che il pubblico è sempre molto attento ai gusti letterari dei personaggi influenti, in particolare se quei personaggi stringono tra le mani il controllo della nazione.

Come racconta Literary Hub, i due candidati alla presidenziali americane si sono espressi riguardo ai libri che amano tenere sul comodino. E, come si ci può aspettare, le differenze tra Hillary Clinton e Donald Trump sono profonde anche in fatto di libri, ma c’è un titolo che non manca mai nell’elenco di un presidente (o candidato) che si rispetti: la Bibbia. Se, come sostiene più di una voce critica, per Trump la presenza della Bibbia sarebbe una comoda convenzione, per Hillary il testo sacro costituirebbe una sorta di guida verso la crescita, che le fa compagnia dalla prima infanzia: “La trovo ancora una fonte di saggezza, conforto e di incoraggiamento”.

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Poco dopo la sconfitta alle elezioni, e dopo giorni difficili, di silenzio e sofferenza, la Clinton durante un discorso in occasione di una serata per una charity per i bambini in cui lavora da 40 anni, ha ammesso: “Venire qui stasera non è stato facile. Diverse volte la settimana scorsa avrei voluto soltanto raggomitolarmi con un buon libro e i nostri cani, e non uscire più di casa”. Una sensazione che ogni lettore conosce bene: il coforto che si trova nell’isolarsi dal mondo per qualche ora e immergersi anima e corpo in mondi lontanissimi da qualsiasi problema ci affligga.

Ci si può dunque immaginare l’ex candidata raccolta sul divano con Ayla Figlia della Terra di Jean M. Auel tra e mani. Spiega infatti Clinton che questo romanzo, il primo della Saga dei Figli della Terra, l’ha sempre interessata per il suo mix di fantasia e preistoria che ha solleticato in lei l’interesse per archeologia e antropologia. Ma non solo: “Si tratta anche di Ayla, una bambina divenuta orfana quando i suoi genitori restano uccisi in un terremoto. Forse perché sono una madre, ma sono rimasta profondamente commossa dalla storia della sua sopravvivenza e crescita”.

O, forse, a tenerle compagnia potrebbero essere stati I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij, un classico che lei stessa, in occasione di un discorso del 2009 tenuto all’Università statale di Mosca, ha detto di considerare una vera e propria lezione contro ogni schiavitù: “Credo che una delle più grandi responsabilità che abbiamo come uomini sia quella di essere consapevoli della possibilità di essere noi dalla parte del torto. Una delle più grandi minacce che abbiamo di fronte viene da quelle persone che credono di avere assolutamente, sicuramente ragione su tutto”. Quando si dice l’ironia del destino.

I consigli che vengono dall’interno della Casa Bianca sono invece assai diversi. Prima di tutto, c’è la considerazione del fatto che leggere non sia un’attività poi così fondamentale. Trump ha infatti ribadito in diverse occasioni che non ha tempo per la lettura e così si dedica a scorrere solo, di quando in quando, qualche passaggio o brano selezionato. Forse anche questo si annovera tra le (più varie e diversificate) motivazioni che hanno spinto diversi scrittori e intellettuali a schierarsi contro la candidatura di Trump prima e la sua nomina dopo le elezioni.

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In ogni caso, in bella vista sulla libreria nella Sala Ovale c’è certamente Trump: The Art of the Deal, “scritto” dal neo presidente insieme a Tony Schwartz, e rappresenta il suo “secondo libro preferito da sempre”. Se questa seconda posizione non stupisce, può invece sorprendere di trovare al terzo posto della sua classifica Niente di nuovo sul fronte occidentale, il romanzo autobiografico scritto da Erich Maria Remarque nel 1929. Considerando il taglio decisamente avverso alla guerra del libro, che ne evidenzia l’orrore quotidiano e la mancanza di significato, stupisce che sia stato scelto proprio da un candidato repubblicano che dice che “non gli dispiace la guerra, ovviamente quando si vince”.

Decisamente più nelle sue corde è invece la simpatia verso il bestseller motivazionale americano Il pensiero positivo oggi (Armenia Pan Geo) di Peale Norman Vincent, amico del padre di Trump, che insegna come credere in se stessi e raggiungere i propri obiettivi. “Sono un ottimista prudente, ma anche un convinto sostenitore del potere dell’essere positivo. Credo che aiuti molto” ha spiegato il presidente.

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