È sempre più facile viaggiare ed è sempre più facile raccontarlo. Per questo, negli ultimi anni, sono aumentatati i libri di viaggio di chi ha deciso di mollare tutto e partire per il mondo con lo zaino in spalla e raccontare la propria esperienza sul web, attraverso i blog e i social network, e poi attraverso i libri, spesso autopubblicati. Viaggio - si fa per dire - tra alcuni casi italiani di successo. - L'approfondimento

Quella di Carlo Taglia, torinese classe ’85, è una storia che riesce a essere allo stesso tempo eccezionale e familiare. Taglia, a 26 anni, nell’ottobre del 2011, decide di mollare carriera e affetti e si incammina, zaino in spalla, per fare il giro del mondo (letteralmente: a piedi, senza aerei). Ha viaggiato per 528 giorni, per 24 nazioni, tra Nepal, Argentina, India, Francia, Germania, Ecuador. Appunto, è qualcosa di eccezionale, che fanno in pochi, ma allo stesso tempo di familiare: è una storia da film, o meglio ancora, da libri. Ha tutti gli elementi classici delle storie del genere: l’insoddisfazione verso una forma di vita occidentale (“la società dei consumi”), causa di un malessere esistenziale che l’autore sfogava in tendenze autodistruttive (le droghe, l’alcol), il senso di libertà e di scoperta, l’esotismo dei luoghi, il tao del viaggio come cura spirituale e dell’anima. Taglia ha raccontato la sua storia attraverso la rete (il suo blog e le sue seguite pagine sui social) e soprattutto in un libro, Vagamondo: Il giro del mondo senza aerei, autopubblicato e venduto su Amazon.

Si tratta di un piccolo caso editoriale: Vagamondo a un certo punto nel 2016 è stato tra i libri più popolari della classifica dei testi di viaggio di Amazon, nei pressi della quale gravita tuttora. L’autore non si è più fermato: dopo il suo giro del mondo, concluso nel 2013, ha continuato a viaggiare e a raccontare. Così ha scritto La fabbrica del viaggio, un manuale di consigli pratici basato sulla sua esperienza, Vagamondo 2.0, sui suoi tour in Sudamerica e la gestione di una Guest House in India, e Vagamondo 3.0, su un lungo viaggio con partenza da Capo di Buona Speranza e arrivo a Capo Nord. Ha sempre deciso di autopubblicarsi e ha dichiarato di aver rifiutato più di una proposta da diverse case editrici. Una scelta che raramente, a dire il vero, dà i suoi i frutti.

Il caso dei libri di viaggio, però, sembra particolare: da questo genere di esperienza spesso i lettori cercano il massimo dell’autenticità, il resoconto nudo delle esperienze vissute. Per questo, più che in altri casi, possono essere disposti a chiudere un occhio su alcune debolezze, se ripagati dall’effetto di realtà dell’immediatezza dell’esperienza. Anche se, a essere onesti, il lavoro editoriale – la correzione delle bozze, l’editing – fa la differenza sulla qualità dei libri.

Che siano un successo è comprensibile. Del resto, l’interesse per i resoconti di viaggio è una specie di costante antropologica. Parlano di esperienze concrete, potenzialmente replicabili, che traslano sul piano materiale quel bisogno di superare i limiti, della meraviglia di fronte a qualcosa di nuovo e diverso da se stessi. Qualsiasi cultura, infatti, ci si è confrontata: da quelle antiche (basti pensare all’Odissea) a quelle moderne. Nel Settecento, per esempio, i primi romanzi in prosa erano spesso venduti come esperienze straordinarie e avventurose vissute in prima persona ai loro protagonisti. L’esempio più famoso è forse quello de La vita e le strane e sorprendenti avventure di Robinson Crusoe, di York, Marinaio scritte nientemeno che da se stesso, che in realtà non erano affatto vere ed erano scritte da Daniel Defoe, da molti considerato il padre del romanzo moderno (e, di rimando, della civiltà del romanzo).

libri di viaggio

La nascita del web, che ha reso possibile per Taglia trovare il suo pubblico e cambiare la sua vita, ha delle conseguenze dirette sui racconti di viaggio. In primo luogo, ha dato uno spazio a tutti per raccontare le proprie storie. Sui social una delle pratiche più diffuse è la testimonianza di un viaggio: dalla la foto della vacanza, fino appunto ai blog tematici e ai libri autopubblicati, che proprio tramite il web trovano i loro lettori. Inoltre, per molti oggi è sempre più affascinante l’idea di non essere davvero obbligati a restare ancorati a un luogo, perché per parecchi lavori del terziario avanzato tutto quello che serve è un computer e una connessione a Internet. In questo caso, si parla di Nomadi digitali: chi fa del viaggio il proprio stile di vita, lascia a casa gli orari d’ufficio, mediando tra l’esigenza di un lavoro e la volontà di viaggiare grazie alla differenza tra il costo della vita dei paesi occidentali e il resto del mondo. Anche in Italia, le community che si scambiano consigli su internet, i blog e i manuali di self-help sul tema si moltiplicano, a riprova di una curiosità diffusa.

Taglia, e il suo progetto radicale di vagare per il mondo a piedi, è tra i più noti, ma non è l’unico. Francesco Grandis, autore del blog Wandering Will, si definisce un ex-programmatore nomade, ha fatto scelte diverse. Lui ha deciso di partire per un giro del mondo di sei mesi nel 2009 e, come Taglia, ha inizialmente deciso di autopubblicarsi (addirittura, ha pubblicato anche una guida pratica a come farlo), ma dopo il successo lo ha intercettato Rizzoli, che ha ripubblicato il suo Sulla strada giusta. Ora, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura e ha in cantiere un romanzo di ambientazione futuristica.

libri di viaggio

È simile anche il caso di Claudio Pellizzeni, che ha deciso di mollare il suo posto in banca nel 2014 e, nonostante il diabete, è partito per un viaggio durato più di mille giorni, attraverso quasi 50 nazioni e 5 continenti e che ha documentato sul blog Trip Therapy. Pellizzeni non scriveva stringhe di codice, ma ha contribuito a sostenere le spese per i suoi viaggi anche grazie alla produzione di video per programmi televisivi. Anche lui ha inizialmente deciso di autopubblicarsi e avendo avuto un certo successo, ha attirato l’interesse di Sperling and Kupfer che pubblicato un’edizione ampliata del suo L’Orizzonte, ogni giorno, un po’ più un là, con foto e mappe.

libri di viaggio

Oltre a Tiziano Terzani e a Christopher McAndeless – diventato famoso con il film Into the Wild –,  che sono probabilmente gli esempi più celebri del genere, queste esperienze devono qualcosa anche a Vagabonding (Ponte alle Grazie) dello scrittore e giornalista Rolf Potts, che parla del viaggio come filosofia di vita. E, in Italia, non è passato dal web Simone Perotti, che con Adesso basta – Lasciare il lavoro e cambiare vita, longseller edito da Chiarelettere e testo di riferimento sul downshifting, ha elaborato in termini saggistici la sua scelta di lasciare la carriera da manager per scrivere e dedicarsi alla vela.

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Sono solo alcuni di esempi (se ne potrebbero fare molti altri, come Mattia Miraglio, Serenissimo Celestino o Mattia Pennacchi), ma è un panorama molto più vasto, che si allarga ancora se si considerano anche i blog collettivi, o chi predilige altri media, come nel caso di Luca Curti Gialdino (ventottenne romano) che oltre a tenere un blog gestisce un canale Youtube.

Particolare il caso delle donne, che sono meno rappresentate, forse perché scontano qualche pregiudizio legato all’idea del viaggio in solitaria. Ma non si può dire lo stesso dei loro libri. Come raccontato da Valentina Pigmei su Internazionale, racconti di viaggio al femminile sono stati veri e propri casi editoriali in Francia (Catherine Poulain, Le grand Marin) e in America (Cheril Strayed, Wild). Ma anche in Italia si muove qualcosa. Sono molto attive e in crescita le community online, come Viaggio da Sola perché, che offrono consigli e testimonianze. E, anche da noi, ha ottenuto un successo – ha conquistato la vetta della classifica di Amazon viaggi – Mondonauta, testo autopubblicato da Darinka Montico, autrice del blog The never ending road, sul suo viaggio dal Laos alla Finlandia.

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Difficile poter parlare di una famiglia di testi (variano tantissimo per esiti ed esperienze), o di una nicchia editoriale (i lettori naturalmente si affezionano ai viaggiatori leggendo i blog e le testimonianze giorno per giorno sulle pagine dei social, più che ai libri in sé), ma si tratta di una scena che di tanto in tanto ha i suoi successi. Al massimo proprio questi buoni risultati di vendita ci spingono a farci delle domande su di noi: sulle acrobazie mentali che, come società, facciamo nel desiderare un mondo senza confini, da esplorare e da vivere perennemente in una continua avventura e, contemporaneamente, il suo esatto contrario. In questo, al netto di un po’ di retorica, questi libri hanno tutti un insegnamento prezioso: che viaggiare apre davvero gli orizzonti. E a volte può essere anche una cura.

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