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IL PANE SELVAGGIO

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Un viaggio nell’inferno dell’alimentazione, della fame, del corpo, della malattia nella società preindustriale: un museo degli orrori che ricostruisce sogni, allucinazioni, incubi di un’umanità miserabile e affamata.

«La fuga nei paradisi artificiali, nei mondi rovesciati, negli impossibili sogni di compensazione delle folle stracciate e affamate dei secoli moderni nasce dalla invivibilità del reale, dal basso dosaggio vitale, dalle carenze e (per contrapposto) dagli eccessi alimentari che inducono a una interpretazione sussultoria, incoerente, spasmodica della realtà»: così Piero Camporesi – con una consapevole allusione alla realtà contemporanea – introduceva all’inizio degli anni Ottanta Il pane selvaggio, tumultuoso affresco dove brulica una folla affamata, «unta», piagata, ossessionata da demoni, folletti e spettri, terrorizzata da vermi e altri sordidi «animalicula».
Dai fondamentali saggi di Piero Camporesi – attento sia all’aspetto letterario sia alla storia materiale – è emersa per la prima volta la ricostruzione di una società contadina, al limite della sopravvivenza, che viveva in uno stato di allucinazione pressoché continua. Un mondo traversato da oscuri e inquietanti segnali, dove anche il sangue e il grasso venivano universalmente accettati come rimedi dalla farmacopea di esorcisti e aromatari.
Le allucinazioni, le visioni, i deliri individuali e collettivi erano indotti dalla fame, la più diffusa delle droghe, e in generale da una alimentazione povera e sbilanciata, dove non mancavano erbe malefiche e allucinogene. Ma proprio queste ultime potevano provocare, invece delle demoniache allucinazioni, sogni non terrificanti, che domando la fame permettevano d’attingere a incontaminate riserve fantastiche: basti pensare all’oppio, regolarmente utilizzato nella panificazione e persino per tranquillizzare i lattanti. A colpire ancor oggi nell’opera di Piero Camporesi sono in primo luogo la straordinaria erudizione, l’abilità nell’interrogare fonti «minori», dimenticate o trascurate, l’attenzione alla realtà materiale. Ma ad affascinare il lettore è anche una prosa rigogliosa, palpitante, e insieme impeccabilmente precisa, che stabilisce un intenso rapporto con le citazioni utilizzate, in una sottile dialettica tra l’indagine scientifica e il suo oggetto, un passato che ritorna quasi magicamente a vivere.
Titolo
IL PANE SELVAGGIO
ISBN
9788811677116
Autore
Collana
Casa Editrice
GARZANTI
Dettagli
256 pagine, Brossura
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