Nel libro dell'attivista Carola Rackete, che nel giugno scorso ha sfidato i divieti delle autorità per portare in salvo i migranti presi a bordo della Sea-Watch 3, l'invito a combattere in difesa dell’ambiente, dei diritti umani, del futuro del pianeta

“La storia del nostro pianeta ha raggiunto un punto di svolta: gli ecosistemi vengono distrutti, il sistema climatico sta crollando, e se non proteggiamo i diritti di altri esseri umani, anche i nostri diritti saranno presto in pericolo”

Carola Rackete (nella foto di Till M. Egen, ndr), classe ’88, è la giovane donna che nel giugno scorso, dopo giorni di richieste di aiuto e attesa in acque internazionali, ha sfidato i divieti delle autorità per portare in salvo i migranti presi a bordo della Sea-Watch 3, diventando un simbolo globale di coraggio, giustizia e fedeltà ai propri ideali.

Ma Carola, membro del movimento ambientalista Extinction Rebellion, è molto più di quello che i media internazionali hanno raccontato in quei giorni concitati: è un’attivista con una chiara visione e una forte passione civile, un modello per tanti ragazzi e ragazze che scelgono di impegnarsi per un mondo migliore.

Ora Garzanti porta in libreria Il mondo che vogliamo, il suo libro-manifesto. Con questo appello appassionato l’autrice motiva le ragioni delle sue battaglie e ispira i lettori a combattere in difesa dell’ambiente, dei diritti umani, del futuro del pianeta, perché oggi agire non è più una scelta ma una urgente necessità. Prima che sia troppo tardi.

L’autrice ha studiato Scienze nautiche a Elsfleth, in Germania, e Scienze ambientali a Ormskirk, in Inghilterra. Impegnata nelle operazioni di salvataggio nel Mar Mediterraneo dal 2016, negli anni Rackete ha partecipato a spedizioni a bordo delle navi da ricerca Meteor e Polarstern, dell’Arctic Sunrise di Greenpeace e dell’organizzazione British Antarctic Survey.

I proventi di questo libro sono devoluti all’Associazione borderline-europe – Menschenrechte ohne Grenzen e.V. che si batte per i diritti dei profughi e che, con il suo lavoro, si oppone anche alla generale criminalizzazione di coloro che li aiutano.

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