Dagli Usa alla Germania, la polemica tra Amazon e gli editori tradizionali (con il coinvolgimento di centinaia di importanti scrittori) si estende. E in Italia prende posizione Stefano Mauri. Ecco il punto della situazione e l'intervista all'Ad del gruppo GeMS

Quella in corso verrà ricordata come l’estate della guerra sul prezzo degli e-book. In realtà, nello scontro tra il gigante Amazon e alcuni importanti editori tradizionali (con il coinvolgimento di centinaia di scrittori, tra cui diversi big), c’è in palio di più. Non a caso, come dimostra la recente discussa sospensione dei pre-ordini di dvd e blu ray della Disney (e la precedente disputa contrattuale tra Amazon e Warner Bros), si va oltre l’industria del libro.

Il colosso dell’e-commerce guidato da Jeff Bezos, che in alcuni paesi domina il mercato dei libri digitali, punta ad abbassare il prezzo di vendita degli e-book e, di conseguenza, la quota di guadagno dell’editore di turno. Per imporre le sue nuove “regole” sta usando le maniere forti. Ne sa qualcosa la casa editrice Hachette, che negli ultimi mesi ha subito il “boicottaggio” di Amazon, con tanto di ordinazioni dei libri (anche cartacei) impedite ai clienti, titoli cancellati dalle liste dei consigli e tempi di consegna allungati ingiustificatamente.

La reazione di Hachette non si è fatta attendere, con la presa di posizione del Ceo Michael Pietsch. E dopo gli editori, sono intervenuti, non a caso, anche molti grandi autori. Nei giorni scorsi si è infatti parlato della lettera aperta firmata da oltre 900 scrittori e ospitata il 10 agosto dal New York Times (in una pagina di pubblicità a pagamento). Douglas Preston, autore americano di thriller pubblicato da Hachette, ha convinto a schierarsi colleghi del calibro di John Grisham, Stephen King, Donna Tartt e Scott Turow.

“Come scrittori – la maggior parte di noi non pubblica da Hachette – siamo convinti che nessun libraio dovrebbe bloccare la vendita di libri, impedire o scoraggiare i propri clienti dall’ordinare e ricevere i libri che vogliono”, si legge nella lettera, in cui Amazon viene accusata di boicottare gli autori Hachette.

La risposta del sito di e-commerce al gruppo di autori riuniti intorno alla sigla Authors United (Authorsunited.net) non si è fatta attendere: nella lettera con cui Amazon ha replicato alle accuse è così arrivato l’invito ai lettori a scrivere al Ceo di Hachette (di cui è stato fornito l’indirizzo mail) per chiedere conto del prezzo degli e-book giudicato elevato. Va detto poi che non tutti gli scrittori si sono schierati contro Amazon: Hugh Howey (autore di Wool e “star” del self-publishing), ad esempio, ha difeso Amazon (che, meglio ricordarlo, pur offrendo alte percentuali di guadagno, a differenza degli editori tradizionali non paga anticipo all’autore auto-pubblicato di turno e non lo assiste nella fase di editing, come pure nel posizionamento dell’opera) sostenendo che prezzi più bassi per gli e-book favorirebbero le vendite e, conseguentemente, la promozione della lettura. E non è stato il solo self-published a dire la sua in favore del colosso di Seattle, tanto che è nato un altro gruppo di autori, certamente, però, molto meno noti al grande pubblico e alla critica (Readers United).

La polemica, tra l’altro, non solo non riguarda esclusivamente l’industria del libro, come detto all’inizio, ma non coinvolge neppure solo Hachette. Il gigante dell’e-commerce, infatti, è sotto accusa anche in Germania, dove Amazon è molto forte e dove il gruppo Bonnier, che ha subito un trattamento simile, ha deciso di rivolgersi direttamente al governo di Berlino. E’ intervenuta l’associazione degli editori tedeschi (la Börsenverein), che ha denunciato Amazon all’autorità antitrust del governo federale. E pure in questo caso è poi arrivata la lettera aperta firmata da circa 1.200 scrittori tedeschi, austriaci e svizzeri (tra cui il premio Nobel Elfriede Jelinek): “Amazon manipola le liste di raccomandazioni e usa gli scrittori e i loro libri come materiale di negoziazione al fine di ottenere ulteriori sconti”, si legge nell’intervento. E già si preparano proteste in vista della Buchmesse, in programma dall’8 al 12 ottobre.

 

Dalla Germania alla Francia, dove è tornato a intervenire il ministro della Cultura Aurélie Filippetti (già promotrice, lo scorso giugno, della “legge anti-Amazon” che vieta la spedizione gratuita
dei libri con l’intento di proteggere le librerie tradizionali, e a cui il portale ha risposto facendo pagare le spedizioni un centesimo di euro…), parlando di “attentato inaccettabile all’accesso ai libri e alla diversità letteraria ed editoriale“.

 

Resta il punto fondamentale: qual è il giusto prezzo per un e-book? E’ vero: i libri digitali, a differenza di quelli cartacei, non hanno costi di stampa, non hanno magazzino, non hanno resa, non hanno trasporto… Ma come dimostra questo breve video  realizzato dal gruppo GeMS per spiegare come si stabilisce il prezzo di un e-book,
quasi tutti i costi di un libro tradizionale si trasferiscono a un libro
digitale, che non può dunque avere un prezzo irrisorio.

 

Amazon, che questi costi dovrebbe conoscerli bene in quanto gruppo dotato di un ramo editoriale, indica (nel caso di Hachette) nel 35% la quota che dovrebbe essere sufficiente all’editore, pagato l’autore, che a sua volta dovrebbe tenere per sé il 35%, mentre il restante 30% andrebbe ad Amazon. “Grazie Jeff, mi va benissimo. Il 35% all’autore, il 35% a me, il 30% ad Amazon. E chi paga l’editor, la correzione delle bozze, il redattore, il responsabile marketing, l’illustratore, il grafico, l’ufficio legale, l’ufficio stampa, la promozione, la direzione commerciale, l’ufficio e-book (dato che lo facciamo noi), il fiscalista, l’amministrazione?”, ci risponde con una battuta il presidente e Ad del gruppo GeMS Stefano Mauri. Per l’azienda di Bezos gli e-book (tranne alcune eccezioni) non dovrebbero costare più di 9,99 dollari. “Certo – prosegue Mauri –  può permettersi di chiedere un prezzo più basso in quanto può contare su una percentuale molto elevata in cambio di nessun costo variabile. Quando il portale vende un e-book che non ha contribuito a produrre, tutto il suo margine è gross margin. E aggiunge: “Il compito di Amazon non è più complesso delle carte di credito che devono incassare per suo conto e alle quali probabilmente non va più del 2%. Ma le piattaforme vogliono il 30%…”.

 

Per lo stesso Stefano Mauri, inoltre, il caso Disney “è emblematico”, perché vede protagonista “un’azienda che ha sempre investito centinaia di milioni di dollari in prodotti di elevata qualità, e che non starebbe in piedi con i prezzi di Bezos”. Si chiede l’editore: “Perché mai i suoi dvd dovrebbero costare come quelli di film di qualità mediocre? È un marchio al quale la gente riconosce la qualità ed è disposta a pagare qualche dollaro in più. Perché, quindi, Disney non dovrebbe chiedere al mercato di riconoscere questa superiorità con il prezzo?”.

 

Sempre a proposito di qualità, fa riflettere il fatto che prima grandi scrittori americani e ora anche europei scendano in campo per criticare il metodo-Amazon. L’industria editoriale tradizionale ha il merito di valorizzare il talento degli autori che, in un regime di concorrenza, possono scegliere con quale marchio pubblicare.

 

Venendo al caso italiano, dove finora non ci sono state sollevazioni contro Amazon, lo stesso presidente e Ad di GeMS, intervistato dal Corriere della Sera, ha argomentato che da noi “Amazon non ha una posizione così forte come altrove, è ancora in una fase embrionale. Negli Stati Uniti domina il mercato editoriale, quindi ha la forza di impegnarsi in lunghe trattative, usando anche metodi estremi (…). I suoi rappresentanti in Italia sono giovani brillanti, preparati, che finora hanno tenuto un comportamento collaborativo, almeno per la mia esperienza. Ci sono piattaforme peggiori, anche italiane, che ti pongono più brutalmente davanti le loro condizioni”. In ogni caso, per Mauri Amazon è “un’impresa commerciale che vuole spremere il mercato“. Inoltre, sempre per l’editore italiano, “Bezos come editore ha fallito. Infatti all’appello dei novecento scrittori americani, molti dei quali autori di bestseller, contrappone quella degli auto-pubblicati, nessuno dei quali memorabile…”.

 

Mentre è in corso questo logorante braccio di ferro internazionale, e mentre Amazon nelle scorse settimane ha lanciato (ma non ancora in Italia), Kindle Unlimited (lo “Spotify dei libri”), un abbonamento mensile a 9,99 dollari che permette di leggere scegliendo da un catalogo di più di 600mila titoli digitali sulla piattaforma Kindle,
Jeff Bezos deve fare i conti con una perdita pari a 126 milioni di dollari nel secondo trimestre del 2014 (la maggiore registrata da Amazon dal terzo trimestre del 2012). Il colosso di Seattle, si sa, investe molto (ultimamente anche nei video e nel cibo consegnato a domicilio), ma la strategia convince sempre meno gli analisti

 

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