L'autore di "Andare in bici. Le ragioni del pedalare" risponde alla provocazione de IlLIbraio.it: "Dipende. Se sono italiani, tendenzialmente sì". Ma, soprattutto... "esiste una fattispecie, se possibile, ancora più odiosa di quella del più maleducato degli automobilisti: Il Ciclista Che Pedala Per Salvare Il Mondo..."

di Ercole Giammarco *

 

Dipende. Se sono italiani, tendenzialmente sì. Non perché sono (siamo) ciclisti. Ma perché sono (siamo) italiani. Si tratta di una delle tante fattispecie che fanno del nostro Paese  la celeberrima  “Casa delle Libertà”. Non ci sono regole: tu sei la regola. Che non è il  claim di una marca di abbigliamento outdoor, ma il principio che solitamente informa i nostri comportamenti di italiani.

Se guidi l’auto, la velocità alla quale deve muoversi il mondo è la tua  e chi va più piano (il pedone, il ciclista, o addirittura l’automobilista  che rispetta i limiti di velocità) è un ospite poco gradito o addirittura un intruso.  Cosi, l’elegante signora bene educata si trasforma, dentro un  SUV, in una erinni. Ma non dipende dal Suv,  dipende dal DNA italiano della signora  che è notoriamente sprovvisto del Cromosoma SC (Senso Civico). E infatti, la medesima signora, quando decide di usare la bicicletta perché modella il fondoschiena, o perché fa risparmiare tempo o perché cycling is very cool, tende  a sfrecciare sulle strisce pedonali zigzagando fra i pedoni, o pedala sul marciapiede scampanellando allegramente per farsi strada.

Se non siamo capaci di rispettare le regole in generale, non riusciremo a rispettarle neanche quando siamo col fondoschiena su un sellino. Garantito. Ma esiste una fattispecie, se possibile, ancora più odiosa di quella del più maleducato degli automobilisti: Il Ciclista Che Pedala Per Salvare Il Mondo.

Lo riconosci in genere perché la sua bici non è bella (chi si fa carico del Dolore del Mondo non perde tempo a scegliersi una bella bici), le sue spalle sono leggermente incassate (dal peso dei Dolori del Mondo, di cui si è fatto carico insieme a pochi altri eletti), ed è sempre incazzato. Perché il Mondo non va come dovrebbe andare, perché l’Uomo non è buono come dovrebbe essere, cioè come lui, e perché la Storia gli nega la posizione che un’anima bella come lui dovrebbe avere.

Ecco: il CCPPSIM è il più intransigente fustigatore di costumi fra tutti gli altri utenti della strada, è il Verbo calato sull’asfalto. E chi osa chiedere al Verbo di rispettare le regole che pretende siano rispettate dagli altri?

Mentre sfreccia sulle strisce pedonali facendo inchiodare e spaventando a morte l’automobilista che vi si avvicina sembra dire (e sicuramente pensa): io sto salvando il Mondo, lasciatemi passare, o voi  che invece del futuro del Pianeta certamente  non vi state facendo carico (attraversare le strisce pedonali in bicicletta è vietato dalla legge, n.d.R.).

E mentre occupa teatralmente il centro di una strada pedalando lentissimo per costringere le auto alla sua velocità sembra dire: io rivendico il diritto di andare alla mia velocità di ciclista, cioè di chi pedala per salvare il Mondo. Gli automobilisti si adeguino, e anche se potrei salvare comunque il Mondo spostandomi un po’ più a destra non lo faccio perché non si può essere educati con gli automobilisti, che son diversi da me, quindi stanno distruggendo il Mondo, quindi non meritano rispetto.

E per la stessa, comprensibilissima ragione, impreca e riempie di improperi l’automobilista che lo sta investendo mentre attraversa un incrocio di notte senza una luce né un catarinfrangente.

Le regole vanno rispettate dagli altri. Noi siamo duri e puri come i membri di una setta, e arroganti come i membri di una casta.

Ma soprattutto lasciateci stare perchè noi, Anime Belle, stiamo salvando il Mondo.

Questi ciclisti non sono stronzi come gli altri utenti della strada maleducati. Sono stronzissimi.

*L’autore ha pubblicato con Garzanti “Andare in bici. Le ragioni del pedalare”. Cinquant’anni, cinque biciclette, è stato manager nel mondo della comunicazione e oggi è consulente, docente a contratto all’Università di Pavia e presidente dell’associazione non profit Cyclopride, che organizza manifestazioni in Italia per promuovere e celebrare l’uso della bicicletta come mezzo di locomozione

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