"È passato appena un mese dalla chiusura dei cancelli della scuola e già non ne posso più...". In questi giorni, come racconta Giada Sundas, tante mamme sono alle prese con le conseguenze pratiche della fine delle lezioni per i loro bambini...

È passato appena un mese dalla chiusura dei cancelli della scuola e già non ne posso più. L’ultimo giorno, quando sono andata a prendere mia figlia, la maestra mi ha guardata dritta negli occhi e, con un solo sguardo, mi ha detto tutto quello che c’era da sapere: adesso sono cacchi tuoi, bella. Lo so perché io le rivolgo lo stesso sguardo tutte le mattine.

Prima delle innumerevoli voci dell’elenco dei problemi – e anche la più importante – è: dove accidenti ti lascio per andare a lavorare? “Amore di mamma, oggi starai mezz’ora con questa nonna che poi ti consegnerà alla zia, starai con lei fino a pranzo, poi ti prenderà papà e ti porterà dall’altra nonna che ti terrà per un paio d’ore e poi ti porterà dalla vicina di casa. Se tutto va bene, stasera la mamma viene a prenderti in Austria. Domani, invece, ti lasciamo dal senzatetto della stazione. Tranquilla, l’importante è che, se ti offre caramelle, tu non le accetti. Piuttosto mettile in tasca e portale alla mamma. Andrà alla grande, vedrai, sarà un’esperienza educativa”.

Non parliamo, poi, del tempo da impegnare in qualche modo. Bambini che ciondolano a destra e a manca trafitti dalla noia, lamentosi e irrequieti, incapaci di dare un senso alle loro giornate. E sì che tu ci provi pure a inventarti qualche attività ludica, a cercare su Pinterest idee interessanti e ricreative, ma tanto si finisce sempre con la faccia sui cartoni animati o al parco giochi esposto al sole quattordici ore con lo scivolo incandescente e le altalene di plastica nera che se ti ci siedi sopra in pantaloncini la superficie della seduta e l’epidermide si fondono insieme. Nel nostro parco c’è un tizio di quarantadue anni rimasto incollato quando ne aveva sei. Vive lì.

E il pranzo? Molto meglio quello della scuola. Anche una banale pasta al pomodoro ti viene rimandata indietro con lamentele. Ma chi cavolo ci lavora nelle mense scolastiche? Ma neanche il bistrot di Cannavacciuolo, ma neanche il servizio catering di Gualtiero Marchesi. Porto mia figlia alla fraschetta del pesce fresco sulla costa azzurra e quella dice che a scuola lo fanno meglio. Praticamente io pago quattro euro di buono pasto al giorno per essere umiliata. Grazie mensa scolastica.

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Proviamo con la piscina? Come entrare in una tinozza di salamoia. Guardiamo un film? Ti fa guardare lo stesso in loop per tre mesi. Usciamo a fare una passeggiata? “Mamma sono stanca prendimi in braccio”. Picnic? Devastati dalle zanzare. Dai, facciamo un bel disegno! Fatto, e adesso?

Aiuto, ma quando inizia la scuola?

L’AUTRICE – Giada Sundas è una giovane madre molto seguita in rete. Sui social racconta la sua esperienza di “madre imperfetta ma imperterrita” con freschezza e ironia. Il suo romanzo d’esordio, edito da Garzanti, si intitola Le mamme ribelli non hanno paura, e racconta la storia di Giada dal giorno in cui la piccola vita di Mya, sua figlia, ha cominciato a crescere dentro di lei.
A maggio è in uscita il suo secondo, atteso libro, Mamme coraggiose per figli ribelli , in cui l’autrice torna a parlare del mestiere più difficile del mondo: fare la madre. Con la sua inconfondibile vena ironica…

Qui tutti gli articoli di Giada Sundas per ilLibraio.it.

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