Non è solo un dibattito da ombrellone o destinato a social e forum online. Della scomparsa del maschio, che ha dichiarato guerra ai peli e si rifugia dall’estetista, si occupano a suon di pamphlet antropologi, scrittori e filosofi...

Quando nel 1995 a Beato tra le donne una sensualissima Sabrina Salerno cantava Maschio dove sei? probabilmente non pensava di aver composto un manifesto antropologico che vent’anni dopo sarebbe diventato un grido d’aiuto, un drammatico SOS. Maschio dove sei, appunto? Dall’estetista, pare.

«Vogliono sentirsi tutti lisci come una femmina», spiega Claudia che tra i suoi clienti ormai annovera più maschi che femmine. Un sorpasso storico, epocale, un evento senza ritorno come la scoperta della penicillina, lo sbarco dell’uomo sulla Luna e la bomba su Hiroshima e Nagasaki. Claudia è stata dettagliata più di un report dell’Istat. I suoi clienti si depilano ovunque: il petto e le braccia, le gambe e le ascelle, persino il sedere e la pancia e anche quelle parti lì. «Neanche i peli sulle dita delle mani vogliono», dice la sacerdotessa della ceretta che tra uno strappo e l’altro raccoglie sfoghi e motivazioni dell’esercito che ha dichiarato guerra ai peli: «Senza», è il mantra che si sente ripetere, «mi sento più sicuro di me stesso». Si tirano le sopracciglia per fare diventare più sottili. Quelle ad “ali di gabbiano” sono le più gettonate perché, dicono, rendono lo sguardo più attraente. Ma i suoi clienti non disdegnano, tra una ceretta e l’altra, anche maschere di bellezza e manicure, pulizia del viso e pure lo scrub. E siccome le rivoluzioni, quelle vere, più che nelle piazze o nelle aule parlamentari, cominciano sempre in luoghi un po’ defilati, tipo i lettini dei centri estetici, ho cominciato seriamente  a preoccuparmi.

Certo, che l’uomo fosse una specie in via d’estinzione più del panda gigante, la tartaruga caretta caretta e l’airone cenerino l’avevo intuito parlando con le mie amiche. «Non trovo più uno normale con cui uscire», dicono sempre tra lo sconsolato e il rassegnato. E giù a sgranare il rosario delle lamentazioni: «Non ci sono più gli uomini di una volta». «Usciamo a cena e lui sta sempre su Facebook». «Mi sembra di fare l’amore con un morto. A letto è sempre svogliato e non mi dà neanche un bacio».

Le prime avvisaglie, a dire il vero, si erano avute qualche anno fa in una discussa puntata di Ciao Darwin quando Aldo Busi, cogliendo lo spirito del tempo, si gira verso un gruppo di uomini eterosessuali e commina la sentenza definitiva: «Ma non vi accorgete di quanto siede démodé?». La pietra tombale è stata messa da Brad Pitt che fa da testimonial a Chanel n. 5 sostituendo nell’immaginario collettivo Marilyn Monroe e da David Beckham che alle interviste del dopo partita si presentava con le unghie laccate.

Nell’era dei metrosexual, essere maschi è diventata una condizione marginale, una riserva indiana, uno status di lusso. È pericoloso anche solo parlarne secondo l’antropologo Franco La Cecla che in Modi bruschi (Elèuthera) lo scrive chiaro e tondo: «La nostra epoca non sa che farsene di una riflessione sul carattere maschile, non sa che farsene del carattere maschile. Il carattere maschile si dà oggi per contrazione (per ritirata, per rancore, per reazione rabbiosa), o per ironia, uno “scusatemi”, un “non se ne dovrebbe parlare”. Certamente è un malinteso».

Pure la mia amica Giulia quando ci troviamo a cena mi conferma con toni solo un tantino più perentori di quelli di Busi: «L’uomo? È scomparso, non esiste più. È come parlare dell’Australopithecus afarensis, di un reperto antico».

Ora, senza arrivare a estremi tipo petto villoso fuori dalla camicia o prendi-una-donna-trattala-male, non è certo un mistero che l’uomo medio abbia ormai «un carattere di passato», come avrebbe detto Hegel. Un altro indizio allarmante l’ho avuto quando Anna mi ha raccontato di aver mollato il suo ex dicendogli testuale: «Ho incontrato una persona» anziché dire: «Ho incontrato un uomo». Forse perché un uomo, un uomo vero, si dà per scontato che non possa più esistere.

Non è tempo più di certezze, insomma. Soprattutto nell’Occidente stanco e decrepito di oggi. Adesso sono i maschi ad andare e venire dal centro commerciale. Con la borsa piena di creme anti rughe e la scorta di elimina odori da spruzzare in camera da letto.

Gemma Gaetani, infuocata poetessa romana, non sopporta i damerini depilati e suggerisce di provare con preghiere e incenso: «Diventa un tradizionalista / inizia a credere in Dio / e chiedigli pregandolo il miracolo / di farti diventare un vero uomo / oppure ammazzati». Parafrasando Sylvia Plath ha scritto Ogni donna ama un fascista (Vallecchi) per dire urbi et orbi che ne ha abbastanza di certi signorini «zuccherosi come gattini /dimentichi del fatto che il gatto adulto quando possiede la gatta / la tiene per il collo con i denti». E che i suddetti sono invitati cortesemente a lasciare il campo a chi sa cambiare una ruota, è capace di difendere la fidanzata dai malintenzionati, pagarle la cena e regalarle un mazzo di fiori almeno una volta a settimana. A chi, insomma, sa proteggere, custodire e prendersi le sue responsabilità. Che è poi il compito (o vocazione?) dell’uomo.

Insomma, se nel Sessantotto torme di giovani capelluti strimpellavano sulle chitarre il ritornello di una loro cult-song, “Dio è morto”, oggi il motivetto andrebbe aggiornato così: l’uomo, il maschio è morto. A recitare il compianto funebre ci ha pensato lo scrittore Éric Zammour con un pamphlet politicamente scorretto, L’uomo maschio (Piemme), dove mette a nudo lo stato di prostrazione del maschio occidentale e va all’attacco: «Effeminandosi, gli uomini si sterilizzano, si proibiscono qualunque audacia, innovazione, trasgressione, si limitano a conservare».

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