Matteo Marchesini, già finalista al Premio Strega 2013 con "Atti mancati", torna con "False coscienze" e racconta i ventenni del Duemila: le loro aspirazioni culturali, il loro modo di stare in famiglia e di vivere le relazioni di coppia

False coscienze (Bompiani) di Matteo Marchesini, poeta, narratore e saggista bolognese, si compone di tre microromanzi dedicati ai ventenni del Duemila.

Marchesini, dopo Atti mancati, torna ancora una volta a raccontare la sua Bologna; questa volta mette al centro le aspirazioni culturali, il modo di stare in famiglia e quello di vivere le relazioni di coppia, dei giovani degli anni zero.

matteo marchesini false coscienze

L’apparente inaugurazione di una casa, tra vecchi amici e intellettuali velleitari, mette alla prova un amore al capolinea che si sbriciola davanti a una piccola tragedia stradale, protagonisti due anziani inquilini, una macchina e un cane. L’inspiegabile ascesa di Lojacono, stolido e verboso studente trasformato di colpo in autore di bestseller, rivela ai suoi compagni le ambiguità del loro cenacolo letterario e del loro mentore Astolfo Bordiga. Il ritorno di Pietro dalla madre malata sfocia in un’ultima, fatale replica del consueto corpo a corpo astioso e ricattatorio. Sullo sfondo una Bologna sporca e scura, che non perdona alla giovinezza di svanire, e in primo piano i rapporti di coppia, False coscienze racconta le ambizioni culturali e le relazioni famigliari di chi è diventato adulto a cavallo tra i due secoli.

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Marchesini, con la sua opera precedente, Atti mancati, è stato fra i finalisti del Premio Strega 2013. L’opera, ambientata a Bologna, racconta la storia di Marco, intellettuale trentenne diviso tra le incombenze giornalistiche e il tentativo di finire un romanzo, che vive in una solitudine cocciuta e il più possibile asettica, fino a quando ricompare Lucia, la ragazza che lo ha lasciato qualche anno prima. Ora Lucia cerca Marco, lo assedia e lo porta in giro per paesi e campagne, a visitare i loro luoghi di un tempo, a ritrovare gli amici vivi e gli amici morti. Tra Bassa e Appennini, tra cliniche e osterie, Lucia – come una fragile ma tenace erinni – costringe Marco a rianalizzare le zone più oscure del loro passato. “Atti mancati” è una parabola sul tempo trascorso ostinatamente a occhi chiusi e su quello vissuto a occhi spalancati; è il referto di una malattia, steso con furore analitico e in presa diretta.

mario desiati

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