Un piccolo appartamento sul lago, una bella ragazza senza inibizioni e un medico affascinante che sta per cacciarsi nei guai... - Su ilLibraio.it un capitolo da "Bello, elegante e con la fede al dito", il nuovo libro di Andrea Vitali, ambientato a Bellano a metà anni '60

Vista dal treno, la riva orientale del lago di Como è un vero spettacolo: tra una galleria e l’altra appaiono scorci di paesaggio da mozzare il fiato. Ne subisce il fascino Adalberto Casteggi, quarantenne, bello ed elegante oculista con studio a Milano. Si è innamorato del lago andando su e giù in ferrovia, per sostituire qualche volta un collega all’ospedale di Bellano. Su quelle sponde ha stabilito ora il suo buen retiro, deliziato anche dalla compagnia di una sua paziente del luogo. Si chiama Rosa Pescegalli. Ha trentasei anni e li porta benissimo. Gestisce una profumeria e ha fatto palpitare parecchi cuori. È bella davvero, ma con gli uomini ha preso un po’ le distanze, dopo una sofferta storia con un fascinoso calciatore del Lecco. Adesso li fa girare come e quando vuole lei, ma niente impegni.

Il dottore ne resta imbambolato e, stordito da tanta bellezza, dimentica che, come tutte le cose belle, anche questa ha un suo prezzo. Un prezzo che bisognerebbe valutare se è il caso di pagare tutto o meno, perché dietro l’oro luccicante del lago, delle montagne e soprattutto dello sguardo magnetico di Rosa (e della sua scollatura), si nascondono vecchi rancori e velenosi desideri di vendetta.

Con Bello, elegante e con la fede al dito (Garzanti), Andrea Vitali porta i suoi affezionati lettori alla metà anni Sessanta…

Su ilLibraio.it, per gentile concessione dell’editore, proponiamo un estratto dal romanzo:

Ai primi di dicembre Rosa Pescegalli, proprietaria della profumeria Da Rosa, tutto per la bellezza sita in Bellano, piazza Boldoni, si sottopose a visita per un fastidioso orzaiolo che non ne voleva sapere di guarire.

«Calazio», specificò il dottor Adalberto Casteggi dopo una rapida occhiata.

Poi sorrise subito, scusandosi per averla corretta.

Ma era un vezzo, un’abitudine dovuta alla professione.

«Ognuno ha i suoi», rispose la Pescegalli, sorridendo a sua volta.

Il Casteggi nel frattempo aveva raggiunto la scrivania, s’era seduto e s’era messo a giocherellare con la biro.

«Lei cosa fa di bello nella vita?» chiese.

Che la domanda fosse legata o meno all’orzaiolo o come diavolo l’avesse chiamato, Rosa non se lo stette nemmeno a chiedere.

«Sono una semplice negoziante.»

«E cosa commercia di bello?»

La donna si titillò la punta del naso.

«Profumi.»

Il Casteggi inclinò la testa di lato, come se approvasse.

Poi smise di giochicchiare con la biro e grattò la prescrizione.

«Le darò delle goccine da mettere nell’occhio, vedrà che guarirà», disse.

Due gocce, due volte al giorno.

«Però…»

A quell’uscita Rosa corrugò la fronte.

Prima di arrendersi a consultare un oculista le aveva tentate tutte per guarire da quella specie di foruncolo. Tra le tante che aveva sentito, e provato senza arrivare a niente, le suonavano ancora nelle orecchie le parole di una cliente che le aveva raccontato la disavventura di un’amica, la quale, a dire di quella, aveva dovuto essere operata a causa di un pernicioso orzaiolo, rischiando quasi di perdere l’occhio.

Ma il Casteggi aveva tutt’altro scopo.

Voleva solo rivederla, ricontrollare la situazione.

«Per la tranquillità di entrambi.»

Di lì a una settimana se lei era d’accordo.

«Le fisso addirittura un appuntamento?» chiese il Casteggi.

La Pescegalli si rischiarò.

«Come crede», rispose.

Poi si lasciò accompagnare fino alla porta dell’ambulatorio.

«A presto allora», salutò il Casteggi.

Lei rispose sbandierando la ricetta che teneva in mano.

Una volta fuori, nel corridoio dell’ospedale riservato agli ambulatori di specialistica, si sedette per cercare nella borsa gli occhiali scuri coi quali s’era sempre nascosta da quando l’orzaiolo era comparso impedendole di truccarsi.

«Com’è?» si sentì chiedere.

Due sedie in là, più vicina all’ambulatorio ortopedico che non a quello oculistico, era seduta una donna. Su e giù sessant’anni, mal portati. Grossa di fisico, un po’ gobba.

«Dice a me?» chiese Rosa.

«Sì.»

Voleva sapere com’era quell’oculista nuovo, dal quale andava per la prima volta.

«Sono anni che soffro di cateratte», spiegò.

L’aveva sempre curata l’altro, quello vecchio, che era andato in pensione.

Questo, quello nuovo, com’era?

Alto, bello, nero di capelli, avrebbe voluto rispondere la profumiera.

Quarant’anni circa.

Anche sposato, non le era sfuggita la fede al dito.

«Gentile», rispose.

Poi aveva inforcato gli occhiali ed era partita alla volta della profumeria.

(Continua in libreria…)

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