L'americano Gabriel Tallent ha solo trent'anni ed è l’autore di un esordio letterario meritatamente acclamato, "Mio assoluto amore". Ambientato nella California settentrionale, in mezzo a una natura selvaggia, il romanzo racconta la storia di un padre e di una figlia, e del loro rapporto totalizzante, tra violenze e abusi - L'approfondimento

Gabriel Tallent ha soltanto trent’anni ed è l’autore di uno degli esordi letterari americani più acclamati del 2017, Mio assoluto amore (titolo originale My Absolute Darling), pubblicato in Italia da Rizzoli e tradotto da Alberto Cristofori. Ambientato nella California settentrionale, il romanzo racconta la storia di un padre e di una figlia, e del loro rapporto totalizzante, assoluto e violento.

Turtle Alveston è una ragazzina di quattordici anni e vive insieme al padre, Martin, in uno squallido casolare immerso nella foresta, a Mendocino. La loro vita, in quel luogo lontano da tutto, è protetta da un mondo che Martin reputa ignorante e meschino.

“L’umanità si sta suicidando – lentamente, rovinosamente, collettivamente caga nell’acqua dove fa il bagno, caga sul mondo solo perché non riesce a convincersi che il mondo esiste”.

TallentMIOASSOLUTOAMORE

Turtle non è una ragazzina come le altre. Usa pistole e coltelli dall’età di sei anni ed è stata allevata come una selvaggia – capelli arruffati, uova crude a colazione e calli sui piedi. Non ha mai comprato un vestito, non parla con le compagne della sua età. La sua vita, tutta la sua vita, è Martin. E anche se Martin è crudele, anche se a volte fa delle cose davvero brutte, lei non riesce a liberarsene. Lo odia e ne ha bisogno contemporaneamente.

“Pensa: sei duro con me, ma mi vuoi bene, anche, e io ho bisogno di questa durezza. Ho bisogno che tu sia duro con me, perché da sola non ce la faccio e tu mi fai fare quello che voglio fare, ma che da sola non riesco a fare…”

Tallent indaga un rapporto morboso e ne esplora nel dettaglio le dinamiche, descrivendo in modo ravvicinato la relazione tra padre e figlia. Ma l’abuso non è solo fisico, le violenze raccontate non si riducono esclusivamente a stupri notturni e torture sadiche.

Turtle è manipolata emotivamente e psicologicamente, ed è proprio questo che fa la differenza. È questo che non le permette di scappare da un uomo che, in fondo, sente di amare, nonostante tutto. Turtle è vittima ma non viene mai rappresentata come una creatura debole e indifesa, tutt’altro. È un personaggio schivo, arrabbiato, a cui è difficile avvicinarsi. Si comporta esattamente come Martin, usa le sue stesse parole, la sua mente elabora gli stessi pensieri. Inoltre, come il padre, Turtle ha imparato a odiare le donne – in particolare il loro corpo, la loro sessualità –  e le allontana, le insulta, le disprezza.

Come dichiarato dall’autore in alcune interviste, come quella all’edizione italiana di Forbes, ma anche durante l’incontro che si è svolto presso la Scuola HoldenTurtle è prima di tutto una donna che lotta. Rappresenta la capacità di resistere e ribellarsi di fronte a un uomo che desidera sottometterla. Tallent, però, specifica di non aver voluto creare un personaggio femminista, ma di aver eleborato un progetto femminista. La differenza è sostanziale perché lo scrittore non costruisce un’icona da seguire, ma lascia emergere, attraverso la storia, il ritratto di una ragazza con una sua dignità e una sua innocenza.

Dall’altra parte, c’è Martin, il padre, il carnefice. Nonostante il suo ruolo e nonostante la descrizione di alcune scene violente e spietate, non è facile condannarlo – o meglio, giudicarlo. Nelle prime pagine del romanzo, subito dopo una descrizione brutale, il personaggio viene presentato come “un gigante fatto di affetto e di qualcosa di intimo”. Lontano dall’immagine stereotipata del pedofilo, Martin è un uomo di grande spessore intellettuale, è un ambientalista, legge Cartesio, Kant e Barnes, ma soprattutto ama sua figlia, di un amore malato e disperato.

“Quello che voglio dire, insomma, è che tu, crocchetta, sei molto importante per me. Io ti amo. Faccio degli errori, lo so, e ti ho delusa, e lo farò di nuovo, e il mondo in cui ti sto facendo crescere… non è il mondo che vorrei. Non è il mondo che avrei scelto per mia figlia. Non so cos’abbia in serbo il futuro, né per te né per me. Ma ho paura, questo posso dirlo. Qualunque cosa ti manchi, qualunque cosa non sia riuscito a darti, sei sempre stata amata, crocchetta, assolutamente”.

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Il lettore prova nei suoi confronti un sentimento ambivalente, proprio come Turtle. Dopottutto, anche Martin, s’intuisce, ha avuto un passato doloroso e violento. Ma la narrazione non si sofferma mai su quello che gli è successo, perché è un adulto e non può essere assolto per il suo comportamento.

Infine c’è un altro personaggio fondamentale nel romanzo, presente fin dall’inizio in tutte le pagine, persino nella copertina: la natura. L’elemento naturale diventa strumento narrativo e cassa di risonanza di quello che provano i personaggi. La natura è tanto più centrale perché, per contrasto, mette in risalto ciò che c’è di più innaturale: l’incesto e lo stupro. Ma non solo, la natura rappresenta la libertà che Turtle potrebbe avere, la possibilità di fuga. Infatti, in questa vita fatta di sospetto, paura e armi, è proprio nella foresta che Turtle incontrerà qualcosa in grado di cambiare per sempre la sua esistenza e quella di suo padre.

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