Miriam Toews torna in libreria con la nuova edizione "Un complicato atto d'amore" (13 anni dopo ancora attuale), la storia di una giovane cresciuta in una comunità di mennoniti. Per l'occasione la scrittrice si racconta a ilLibraio.it, e parla della sua infanzia nella comunità, riflette sui problemi delle famiglie e sui sentimenti che dominano negli Usa dell'era Trump, racconta quali sono le sue letture (cita, tra gli altri, Elena Ferrante, Yoko Tawada e George Saunders) e... - L'intervista

Miriam Toews, autrice canadese cresciuta in una comunità mennonita – gruppo anabattista in cui si parla un dialetto tedesco, fondato in Olanda da Menno Simons e che è presente ancora oggi, soprattutto in Nord America e Paraguay  – torna in libreria con una nuova edizione del suo romanzo Un complicato atto d’amore (marcos y marcos).

Miriam Toews

L’opera, che prende spunto dall’esperienza dell’autrice stessa, racconta le vicende di una giovane, Nomi Nickel, che vive con dolore la sua appartenenza alla comunità e che tenta in ogni modo di lasciare i mennoniti, come in passato avevano già fatto la madre e la sorella maggiore.

Miriam Toews, oltre ad aver pubblicato romanzi tra cui In viaggio con la zia e Un tipo a posto, nel 2007 ha anche recitato nel film Silent Light del regista Carlos Reygadas, opera che racconta la vita in una comunità mennonita in Messico.

Miriam Toews
Miriam Toews sul set del film “Silent Light”

Miriam Toews, che presto sarà in Italia per incontrare i suoi lettori, ha raccontato in un’intervista a ilLibraio.it la sua posizione nei confronti della religione, le sue riflessioni sul crescente odio verso chi è “diverso” e il suo interesse a raccontare storie di giovani donne.

Nell’era Trump in tanti sembrano convinti che la segregazione e la xenofobia possano essere la risposta ai problemi odierni, perché?
“Mi sembra una domanda importante, a cui in tanti stanno cercando risposta con lo scopo di arginare l’onda di odio, nazionalismo e xenofobia. Tutto ciò è alimentato dalla paura nei confronti dell’altro, della perdita di sicurezza, della disoccupazione… paure che però vengono indirizzate contro il target sbagliato. Si incolpano gli immigrati, ad esempio, anziché il sistema, il modello economico disumano del capitalismo, le politiche dei nostri governi e dei nostri leader”.

Leggendo della sua esperienza in una comunità mennonita, sembra che anche lì vi fosse una certa chiusura verso l’altro. Oggi qual è la sua posizione nei confronti della religione?“Ho visto coi miei occhi la distruzione, il dolore, l’odio e l’intolleranza che le religioni possono originare, ma ho anche visto il conforto, la consolazione, la gioia, l’amore sincero e la compassione a cui possono dare vita. Ci sono aspetti positivi che mi mancano della mia comunità mennonita e altri che invece mi fanno arrabbiare ancora adesso. Si tratta di comunità patriarcali, sospettose del mondo esterno, oppressive nei confronti delle donne e delle ragazze. Il cambiamento lì arriva molto, molto lentamente”.

Passiamo ora al suo libro: cosa significa per lei vedere la nuova edizione di Un complicato atto d’amore, tredici anni dopo la prima?
“Ogni libro che ho scritto occupa un posto speciale nel mio cuore ed è sempre positivo vederli ritornare in libreria e acquisire nuovi lettori. E poi la nuova copertina mi piace molto”.

Perché il suo libro continua a essere attuale?
“Finché ci saranno al mondo famiglie e religioni oppressive e autoritarismi da un lato e dall’altro il desiderio di essere liberi e amati, il mio romanzo continuerà a esserlo”.

Nei suoi romanzi racconta quasi sempre il punto di vista di giovani donne, perché le interessa dare voce a questi personaggi?
“Ho iniziato a scrivere da giovane, quindi aveva senso che scegliessi di raccontare le storie di mie coetanee. Non potevo essere credibile nei panni di una donna anziana, perché non avevo esperienze a riguardo. Ora, però, i miei personaggi stanno invecchiando con me. Anche se credo che continuerò a scrivere anche di giovani, perché la gioventù è un campo minato, pieno zeppo di emozioni ed esperienze”.

Tolstoj scrisse che “tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Secondo lei, questa citazione potrebbe rappresentare anche le famiglie di cui ha scritto nei suoi romanzi?
“Sì e no: anche l’infelicità può essere simile. Povertà, malattia, divorzio, solitudine, isolamento, dipendenza… sono macrocategorie di infelicità e miseria. Però credo anche che ogni famiglia ci metta del proprio: i dettagli cambiano, così come le reazioni e le risposte. Anche se le cause dell’infelicità sono sempre le stesse”.

Quali sono i libri e gli autori che ama leggere?
“Oh, ce ne sono così tanti: ho amato i libri della Ferrante, spero davvero che ne scriva altri. Più recentemente ho apprezzato le opere di Valeria Luiselli, un’autrice messicana. Mi piace anche Deborah Levy. E George Saunders. Ora sto per iniziare Memoirs of a Polar Bear di Yoko Tawada. Infine, amo leggere le biografie di scrittori e poeti”.

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