L'artista neo-avanguardista Fabio Mauri (1926-2009) è in mostra a Napoli, al Museo Madre, in un'esposizione dal titolo "Retrospettiva a luce solida". Le sue opere e azioni indagano la storia europea del “secolo breve” nei suoi conflitti e nelle sue contraddizioni, tramite l'analisi dell'ideologia e del rapporto fra dimensione storica e dimensione etica... - Immagini e particolari

Retrospettiva a luce solida è il titolo della mostra ospitata dal Museo MADRE di Napoli dedicata a Fabio Mauri (Roma, 1926-2009), esponente delle neo-avanguardie della seconda metà del XX secolo – in esposizione fino al 6 marzo 2017.

Ricostruzione della memoria a percezione spenta 1988
Ricostruzione della memoria a percezione spenta, 1988

Le sue opere e azioni – che comprendono pittura, disegno, scultura, installazione, performance – indagano la storia europea del “secolo breve” nei suoi conflitti e nelle sue contraddizioni, tramite l’analisi dell’ideologia e del rapporto fra dimensione storica e dimensione etica.

Quella perseguita da Mauri è una ricerca unica e personale, che coincide con il tentativo di dare rappresentazione al pensiero, di svelare i meccanismi di funzionamento della percezione (come delle strategie di manipolazione o dei meccanismi di induzione propri della “società dello spettacolo”) e di far affiorare i percorsi potenziali della memoria o della sua sistematica rimozione e rimodulazione.

L'isola_1960
L’isola, 1960

Organizzata in stretta collaborazione con lo Studio Fabio Mauri, la mostra al MADRE è la più completa mai dedicata all’artista negli ultimi due decenni, e comprende più di cento fra opere, azioni e documenti.

La mostra incorpora e trasmette il concetto di “luce solida”: Mauri conferiva consistenza fisica al raggio che congiunge il proiettore e lo schermo cinematografico, traducendo così l’idea che tutte le componenti dell’esistenza hanno una “realtà”, ovvero cause e conseguenze reali, quindi anche il pensiero, l’immaginario, l’ideologia.

Perch+® un pensiero intossica una stanza_1972
Perch+® un pensiero intossica una stanza, 1972

Questa riflessione, successivamente affidata agli Schermi, alle Proiezioni e alle azioni performative, diviene metafora del rapporto tra mente e mondo, tra realtà e memoria, fra Storia e storie.

In occasione della mostra il Museo stesso viene trasformato in proiezione e messa in scena, e il concetto
di retrospettiva in una proiezione architettonica che avvolge lo spettatore rendendolo parte attiva, soggetto/oggetto di questa narrazione, scandita in opere, azioni e documenti.

Ideologia e natura_1973
Ideologia e natura, 1973

Il percorso della mostra parte al piano terra del museo trasformato in un vero e proprio Theatrum Unicum Artium (“teatro unico delle arti”), all’interno del quale sono esposte opere, installazioni e documentazioni (in cui anche la fotografia assume il rilievo e l’autorità pittorico-scultorea di una traccia essenziale) che ricostruiscono la matrice performativa e teatrale della ricerca dell’artista, con una selezione delle più importanti azioni di Mauri.

Intellettuale_1975
Intellettuale, 1975

Segue una seconda sezione complementare in cui si articolano i gruppi di opere che destrutturano e restituiscono i linguaggi delle narrazioni mediatiche, a partire da quella cinematografica. Trasformando il terzo piano in un vero e proprio loop architettonico, il percorso procede cronologicamente e per gruppi di opere, fino a tornare al suo punto di partenza, in cui sono esposte le opere con cui, dalla seconda metà degli anni Cinquanta, l’artista inizia ad esplorare la dimensione della comunicazione di massa.

Intellettuale_1975
Intellettuale, 1975

È il 1964 quando Mauri abbandona definitivamente l’analisi dell’immaginario collettivo legato alle merci e alle icone di massa, per dedicarsi a un tema che caratterizzerà definitivamente il suo percorso di ricerca: quello dell’ideologia e dei modi di funzionamento della coscienza, ponendo in relazione la sfera personale e quella collettiva, e rinvenendo nel concetto di ‘schermo’ e di ‘proiezione’ i suoi momenti di sintesi. Integrandosi a una serie di altre opere e materiali connessi ai significati e alle dinamiche della proiezione, sono presentati i principali lavori scultorei e installativi che indagano, rendendole concrete e tangibili, le dinamiche dell’identificazione fra spettatore e affabulazione cinematografica.

Senza arte_1975
Senza arte, 1975

Segue una selezione della serie degli Schermi, nelle loro varie declinazioni, procedendo fino ai primi “zerbini”, fra le ultime serie realizzate dall’artista. Il percorso al terzo piano si conclude con le più recenti proiezioni su supporto digitale e di impianto ambientale, in cui lo spazio-tempo dell’architettura si fonde con quello del cinema e il nostro immaginario si fa acquisizione di consapevolezza: non più spettatori, ma soggetto/oggetto integrante e giudicante della narrazione a cui abbiamo assistito, in cui ci è stata progressivamente svelata la realtà tangibile (a “luce solida”) di quella straordinaria finzione che è – come ogni ideologia o narrazione storica, o come la mente umana – il cinema, e l’arte stessa.

Senza Titolo_1992
Senza Titolo, 1992

All’esterno del museo, sul tetto-terrazzo, è infine presentata l’opera La resa (2002): una bandiera bianca issata su un palo, definizione dello stato d’impotenza del giudizio di fronte alla complessità del mondo, ma anche estremo tentativo o atto di comunicazione.

Il Muro Occidentale o del Pianto_1993
Il Muro Occidentale o del Pianto, 1993

La sezione finale della mostra, presentata in Sala delle Colonne, è dedicata all’integrale corpus delle maquette architettoniche che ricostruiscono le principali mostre di Mauri, presentate per la prima volta insieme in una mostra personale dell’artista.

Pittura e Rebibbia
Pittura e Rebibbia

In contemporanea alla mostra al MADRE, fino al 15 gennaio 2017, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita una differente retrospettiva dedicata all’artista che, insieme alla mostra di Napoli e a complemento della stessa,

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