Alcuni non si fanno problemi ad ascoltare heavy metal durante una lettura impegnativa, altri ancora esigono assoluto silenzio. E dire che, se scelta bene, la musica può creare un sottofondo ideale per la concentrazione. Matteo Fumagalli consiglia su ilLibraio.it sette dischi in grado di creare la giusta atmosfera

Alcuni non si fanno problemi ad ascoltare heavy metal durante una lettura impegnativa, altri ancora esigono assoluto silenzio durante la lettura o lo studio. E dire che, se scelta bene, la musica può creare un sottofondo ideale per la concentrazione, capace anche di creare l’ambiente adatto e amplificare le suggestioni derivate da un buon romanzo.

L’idea di questo articolo nasce da qualche consiglio pratico per quei dischi in grado di creare la migliore atmosfera per il momento della giornata dedicato ai libri. Importante è avere bene in mente che sarà il libro il protagonista e che, pertanto, la musica dovrà essere solo un’ideale compagna. Non temete di scegliere generi musicali lontani dalla vostra sensibilità e cercate di evitare canzoni orecchiabili e/o cantate: il linguaggio musicale è più immediato e attirerà la vostra completa attenzione. Meglio se la selezione musicale si concentrerà su strumentali e musica d’ambiente:

Brian Eno – Apollo (1983)

Considerato il padre della musica ambient, Brian Eno è tuttora uno dei più geniali e noti compositori e produttori musicali. Apollo è un disco nato per accompagnare le immagini di un omonimo documentario della Nasa. Le atmosfere lunari dell’album, che musicalmente viaggiano tra influenze dark-ambient e rock acustico astratto, ben si legano a una lettura che richiede maggiore concentrazione. 

Symphonies of the Planets 1-5 (1993)

A proposito di spazio, una scelta musicale originale e curiosa può essere questo box di cinque dischi, prodotto dalla Nasa stessa. Trattasi di una collezione di registrazioni dal vero del movimento dei pianeti attorno al proprio asse. Ebbene sì, i pianeti compongono la loro musica. E il risultato è sconvolgente, affascinante e, allo stesso tempo, estremamente rilassante. Assurdo pensare che quelle che sembrano lunghe suite ambient uscite da un compositore d’avanguardia esistano già in natura e che si possano ascoltare nello spazio. 

Ryuichi Sakamoto + Alva Noto – Vrioon (2002)

Quando due geniali compositori come Ryuichi Sakamoto e Alva Noto si incontrano, il risultato finale non può che essere di grande livello. Vrioon è solo il primo disco che lancia la loro fortunata e duratura collaborazione: i ritmi asimmetrici e glitch di Noto ben si miscelano con le lente note di pianoforte del musicista giapponese. Un disco minimale, malinconico e allo stesso tempo raffinato.

Aphex Twin – Selected Ambient Works vol. II (1994)

Conosciuto per i suoi ritmi spezzati, le strutture elettroniche rischiose e, talvolta, anche per assalti sonori spiazzanti, Aphex Twin è anche un eccellente compositore di musica ambient. Uno dei suoi dischi più noti è, appunto, il doppio Selected Ambient Works vol. II, un’eterea raccolta di brani che rifiuta il ritmo, soffermandosi su affascinati tappeti sonori, amplificati da un uso ingegnoso dei sintetizzatori. 

William Basinski – The Disintegration Loops I (2002)

Primo di una serie di quattro album, The Disintegration Loops I è l’affascinante esperimento del musicista avant-garde Basinski, risultato di un loop ambient che, via via, si disintegra mentre i minuti di play scorrono, svelando un paesaggio sonoro d’ambiente da mozzare il fiato. Un disco ipnotico e di sicuro fascino, acclamato dalla critica.

Eliane Radigue – Transamorem Transmortem (2011)

Per i più temerari, gli esperimenti sonori della “madre dell’ambient” Eliane Radigue potranno fare al caso loro. Affascinata dalla musica da meditazione, Radigue si spinge nell’estremo minimalismo con l’annichilente Transamorem Transmortem, un unico fischio di basse frequenze della durata di un’ora. Le variazioni? Pochissime e quasi impercettibili. Eppure, quasi magicamente, è in grado di costruire un’atmosfera scura, soffocante, e allo stesso tempo in grado di spingere l’ascoltatore a un focus assoluto.

Grouper – Ruins (2014)

Da ultimo, per chi ha comunque necessità di melodia, Grouper è la musicista che può venire in aiuto. I suoi brani, in bilico tra ambient e sapore dream-folk, raggiungono un clima di preziosa bellezza in Ruins, album fortemente atmosferico, delicato e dal fascino antico. Su tutti i pezzi, spicca la delicatissima Holding, malinconica e intensa, in grado di far commuovere e, allo stesso tempo, accompagnare le pagine più intense del libro che fino a poco prima era rimasto sul comodino.

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